Annie Proulx.
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Pelle di corteccia.
Parte 1.
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Titolo originale: Barkskins.
Traduzione di: Silvia Pareschi.
2018. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ci vorranno migliaia di anni perch tornino le grandi foreste antiche. Nessuno di noi vedr maturare i frutti del nostro lavoro, ma dobbiamo provarci.  estremamente importante che tutti noi esseri umani aiutiamo la terra a recuperare la diversit di copertura forestale. E le foreste ci aiuteranno. Hanno un'antica esperienza nel rigenerare se stesse.
Alla fine del diciassettesimo secolo due giovani francesi, Ren Sel e Charles Duquet, fuggono da una vita di stenti e sbarcano in Canada, allora chiamato Nuova Francia. Dopo avere firmato un contratto con un signore feudale, che li costringe a lavorare tre anni per lui prima di concedere loro un pezzo di terra, i due intraprendono la dura vita dei "pelle di corteccia", come venivano chiamati allora i taglialegna.
Ren  costretto a sposare una donna indiana, e da quel giorno i loro discendenti vivranno intrappolati fra due culture, senza mai riuscire a elevarsi dalla condizione svantaggiata dei mezzosangue.
Duquet invece riesce a scappare e diventa un cacciatore di pelli, ma ben presto si accorge dell'enorme potenziale economico delle foreste nordamericane e decide che lo scopo della sua vita sar trovare il modo di sfruttarlo.
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Annie Proulx segue i discendenti di Sel e Duquet nel corso di tre secoli, accompagnandoli nei loro spostamenti dal Nord America all'Europa, dalla Cina alla Nuova Zelanda, in una lunga e avvincente storia di vendette, amori, incidenti, pestilenze e conflitti, in cui alla distruzione delle foreste si accompagna quella dei popoli che le abitano.
Annie Proulx, dopo Avviso ai naviganti, con il quale ha vinto il premio Pulitzer, e 7 segreti di Brokeback Mountain, da cui  stato tratto l'omonimo film, ci consegna il suo capolavoro, il romanzo a cui ha lavorato per una vita intera.
Pelle di corteccia  senza dubbio il coronamento dell'illustre carriera dell'autrice, ma forse anche il pi grande romanzo ambientalista mai scritto finora.
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L'AUTRICE.
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Annie Proulx  una scrittrice americana di origini canadesi. Ha pubblicato nove romanzi, tra cui Avviso ai naviganti e I segreti di Brokeback Mountain, e la raccolta di racconti Ho sempre amato questo posto. Storie del Wyoming (Mondadori, 2009). Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari tra cui il National Book Award, il premio Pulitzer e il PEN/Faulkner Award.
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Pelle di corteccia.
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INDICE di questa parte.
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Dedica.
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PARTE PRIMA. FORT, HACHE, FAMILLE, 1693 1716.
1. Trpagny.
2. Radure.
3. Renardette.
4. Ospiti dal Nord.
5. Il matrimonio.
6. Donna indiana.
7. Bcheron.
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PARTE SECONDA. IMPOTENTI GUARDANO LE SUE IMPRONTE. 1693-1727).
8. Forgeron.
9. Les Quatrains de Pibrac.
10. Tutti vogliono andare in Cina.
11. Capitano di mare olandese.
12. Steenarend.
13. Giardino della Deliziosa Confusione.
14. Rischio.
15. Capelli.
16. "Un perfido messaggero, caduto nel male..."
17. "Al cavallo si addice la frusta".
18. Rimpatriata.
19. "Exitus in dubio est".
20. Atto di violenza.
21. Trasformazione.
22. Scomparsa.
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Fine Indice.
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Dedica.
In ricordo della mia insegnante delle superiori Elizabeth Ring, storica del Maine, studiosa e educatrice, che mi ha trasmesso
un duraturo interesse per i cambiamenti storici e mutevoli punti di vista su passato e presente.
In ricordo di mia sorella Joyce Proulx Kostyn, di mio cognato John Roberts, degli scrittori Ivan Doig, Dermot Healy e Aidan
Higgins, e del biologo della fauna selvatica Ronald Lockzvood.
E a tutte le pelli di corteccia: taglialegna, ecologisti, segantini, scultori, celebrit, piantatori, studenti, scienziati, mangiatori di foglie, fotografi, praticanti di shinrin-yoku, interpreti di Landsat, climatologi, falegnami dilettanti, amanti dei picnic, guardaboschi, contatori di anelli e tutti noi altri.
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Perch le cose non dovrebbero essere perlopi assurde, futili e transitorie? Le cose sono cos, e noi siamo cos, e
stiamo molto bene insieme.
GEORGE SANTAYANA.
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Nell'antichit ogni albero, ogni sorgente, ogni corso d'acqua, ogni collina aveva il suo genius loci, il suo spirito guardiano. Questi spiriti erano accessibili agli uomini ma molto diversi da loro, come dimostrano centauri, fauni e sirene. Prima di tagliare un albero, estrarre minerali da una montagna o costruire una diga su un torrente, era importante placare lo spirito preposto a quel particolare luogo. Distruggendo l'animismo pagano, il Cristianesimo ha reso possibile lo sfruttamento della natura con totale indifferenza verso i sentimenti degli oggetti naturali.
LYNN WHITE, Jr.
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PARTE PRIMA.
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FORT, HACHE, FAMILLE. 1693 1716.
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Capitolo 1. TRPAGNY.
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Al crepuscolo oltrepassarono l'insanguinata Tadoussac, Kbec e Trois-Rivires, e verso l'alba attraccarono nei pressi di un remoto insediamento in riva al fiume. Ren Sel, ispidi capelli neri, occhi a mandorla, yeux brids, nei tempi antichi gli invasori unni avevano attaccato la sua gente, sent qualcuno dire "Wobik". Avevano le mani e il collo coperti di zanzare,
fitte come una pelliccia. Un uomo dalle sopracciglia gialle indic una casa scurita dalla pioggia. Fango, pioggia, punture di insetti e odore di salici crearono la loro prima impressione della Nuova Francia. La seconda fu quella di un'enorme foresta buia, un territorio selvaggio e ostile.
I nuovi arrivati, fermi sotto la pioggia in attesa di venire chiamati a mettere la firma su un grosso libro mastro, videro un
gruppo di contadini al riparo di un peccio. I contadini li fissavano e si scambiavano commenti.
Quando tocc a lui, Ren tracci non solo una X ma anche la lettera R, deturpata da uno schizzo d'inchiostro caduto dal calamo, l'iniziale del suo nome che aveva imparato da un  vecchio prete quando era bambino. Ma il prete era morto di fame durante l'inverno, prima di potergli insegnare le lettere successive.
Sopracciglia Gialle osserv la R. Un tipo istruito, eh? disse. Poi url: Monsieur Claude Trpagny!, e il nuovo padrone di Ren, un uomo dinoccolato e muscoloso, gli fece cenno di avvicinarsi.
Aveva un bastone pesante come un randello. Un berretto di lana che catturava le gocce di pioggia. Sopracciglia folte che non riuscivano a oscurare il lampo dello sguardo, il bianco degli occhi cos bianco e luminoso da far erroneamente pensare a un carattere vivace. Dobbiamo aspettare un po' disse a Ren.
Il cielo umido s'incurvava verso il basso. Aspettarono. Sopracciglia Gialle, il delegato che il nuovo padrone chiamava Monsieur Bouchard, url ancora: Monsieur Trpagny!, stavolta verso una faccia nota: Charles Duquet, un ossuto engag che era sulla nave, uno smidollato dei bassifondi di Parigi che durante il viaggio per la maggior parte del tempo stava ripiegato in un angolo come un bastone spezzato. Cos, pens Ren, Monsieur Trpagny aveva preso due servitori. Forse era ricco, anche se il suo fradicio mantello di droguet era tutto sbrindellato.
Monsieur Trpagny si avvi con passo pesante lungo il sentiero fangoso, verso una linea di foschia nera. Pi che camminare si lanciava in avanti sulle gambe disuguali, una agile, l'altra rigida. Disse: Allons-y. Si immersero in quel territorio cupo,
una fitta foresta di latifoglie interrotta da boschetti di pini.
Ren non osava chiedere quali sarebbero state le sue mansioni. Dopo anni di lavoro virile come taglialegna sull'altopiano del Morvan, non voleva diventare un domestico.
Qualche ora dopo, il pacciame fradicio lasci il posto a un tappeto di aghi di pino in decomposizione. L'aria aveva un aroma intenso. Gli aghi caduti attutivano il rumore dei passi, i rami intrecciati assorbivano i respiri affannosi. L crescevano alberi di dimensioni immani che nel vecchio mondo non si vedevano da centinaia di anni, sempreverdi pi alti di una  cattedrale, pecci e tsughe che foravano le nuvole. Le mostruose caducifoglie sorgevano lontane l'una dall'altra, ma in alto i loro rami soffocati dal fogliame si univano a creare un falso cielo, scuro e selvaggio. Achille, il fratello maggiore di Ren, sarebbe rimasto a bocca aperta davanti agli alberi della Nuova Francia.
Pi tardi passarono accanto a un pendo pieno di tronchi di un bianco lucente. Quelli, disse Monsieur Trpagny, erano bouleaux blancs, e i sauvages ne usavano la corteccia per costruire case e imbarcazioni. Ren non gli credette.
I grandi alberi gli fecero ritornare in mente suo fratello Achille, un flotteur che aveva trascorso la sua breve vita a tuffarsi dentro e fuori dal freddo Yonne, guidando i tronchi lungo il fiume.
Era un ragazzo vigoroso, insensibile all'acqua gelida, e aveva
lavorato finch un tronco con un ramo spezzato, appuntito e levigato
come una lancia dall'attrito della corrente, non gli aveva
trapassato la vescica, portandoselo via come un pezzo di carne
sullo spiedo. Ora Ren indossava la biancheria, i calzoni di
lana e la giacchetta del fratello. E i suoi sabots, anche se una vita
a piedi scalzi gli aveva procurato dei calli duri come zoccoli
di mucca, temprati dal freddo francese. In quel nuovo mondo,
lo avrebbe scoperto presto, il freddo era ben altra cosa.
Gli engags, storditi dall'effetto narcotico della foresta profonda,
inciampavano sulle estese radici dei pecci. Erano assaliti dalle
bbites, minuscoli moscerini che parevano aghi roventi, simulidi
con un morso indolore che inoculava lente tossine, sciami
di zanzare cos giganteschi che il loro gemito stridulo diventava
il rumore della foresta. Nei pressi di una palude Monsieur
Trpagny li esort a spalmarsi del fango sulla pelle esposta, soprattutto
dietro le orecchie e in cima alla testa. Gli insetti strisciavano
fra i capelli e trafiggevano il cuoio capelluto. Per questo,
disse Monsieur Trpagny, lui portava un berretto di lana in
quel maledetto paese. Ren pens che sarebbe stato meglio un
elmetto di ferro. Monsieur Trpagny disse che i sauvages preparavano
un unguento protettivo con olio di aghi di peccio e
grasso animale, ma lui non ne aveva. Si sarebbero arrangiati
col fango. Proseguirono attraverso la foresta cupa, arrampicandosi
su collinette muscose, passando sotto rami pendenti come scure
ghirlande funebri. Crampi da fatica tormentavano le gambe
degli engags, indebolite dalla lunga traversata oceanica.
Quanto  grande questa foresta? domand Duquet con la
sua voce acuta e piagnucolosa. Era poco pi alto di un bambino.
 la foresta del mondo.  infinita. Si attorciglia su se stessa
come un serpente che si ingoia la coda, e non ha n inizio n
fine. Nessuno ha mai visto i confini pi lontani.
Monsieur Trpagny si ferm. Con il bastone ruppe dei ramoscelli
secchi ai piedi di un peccio. Da sotto il mantello estrasse
un'esca per il fuoco e accese una fiammella. Vi si accovacciarono
intorno, allungando le mani violacee. Monsieur Trpagny srotol
un fagotto, tir fuori un pezzo di carne di alce e ne tagli
una fetta per ciascuno. Ren, che moriva di fame ma aveva sperato
solo in un po' di pane, affond i denti nella carne. Le zanzare
grigie gli ronzavano intorno alle orecchie. Duquet guard la
carne con gli occhi gonfi e, incapace di masticare, la succhi. Avvertivano
il disprezzo sotto la generosit di Monsieur Trpagny.
Proseguirono in un caos di tronchi abbattuti, vittime di qualche
grossa tempesta, con Monsieur Trpagny che non seguiva
alcun sentiero visibile ma guardava spesso in alto. Ren si
accorse che seguiva le incisioni praticate su certi alberi, a dieci
piedi da terra. Pi tardi scopr che quei segni risalivano all'inverno,
quando qualcuno aveva graffiato i tronchi avanzando
con le racchette da neve molto al di sopra del terreno, come
una specie di mago senza peso.
La foresta aveva i bordi frastagliati, come il merletto di una
pala d'altare. La sua malinconica oscurit si attenuava negli spazi
aperti. Lo sguardo era attratto da piante sconosciute e fiori
strani, dal peccio funereo e dalla tsuga, dai nuovi ciuffi chiari
sulla punta dei rami di pino, dall'argentea chioma irrequieta
del salice, dal verde menta della betulla giovane: un luogo
dove anche la luce del sole era verde. Mentre si avvicinavano a
una radura sentirono un ticchettio irregolare, come di bastoncini:
ossa grigie legate a un albero, agitate dal vento. Monsieur
Trpagny disse che spesso i sauvages appendevano le ossa di un
animale ucciso dopo averne ringraziato lo spirito. Li condusse
intorno agli stagni dei castori, protetti da boschetti di ontani
quasi impenetrabili, avvertendoli che i passaggi pi stretti erano
le piste degli alci. Attraversarono le terre umide. Gli avvallamenti
erano colmi di acqua piovana color t. Lo sfagno tremolante,
costellato di piante carnivore, li risucchiava a ogni passo.
I due giovani non avevano mai immaginato un territorio cos
selvaggio e bagnato, cosparso di boschi cos fitti. Quando un
ramo di ontano gli strapp la giacca, Duquet imprec a bassa
voce. Monsieur Trpagny lo sent e disse che non doveva mai
maledire un albero, soprattutto l'ontano, che aveva propriet
medicinali. Bevvero dai torrenti e attraversarono basse rapide,
curve come lame di scimitarra damascate. Oh, quanto manca,
mormorava Duquet, con una mano sulla guancia.
Entrarono di nuovo nella foresta aperta, dove era facile avanzare
sotto gli alberi. I sauvages bruciavano il sottobosco, disse il
loro nuovo padrone in tono sprezzante. Nel tardo pomeriggio
Monsieur Trpagny grid porc-pic!, e d'un tratto lanci il bastone,
che rote e colp l'istrice sul naso. L'animale croll a terra
come una stella cadente, lasciando una scia di gocce di sangue.
Monsieur Trpagny accese un grande fuoco, e quando le
fiamme si ridussero a cilindretti viola sospese l'animale sventrato
sopra le braci. Gli aculei bruciati puzzavano, ma quando
la carcassa venne tolta dal fuoco, sotto la crosta annerita la carne
era buona. Dalle sue tasche senza fondo Monsieur Trpagny
tir fuori un sacchetto di sale e ne distribu un pizzico per ciascuno.
La carne avanzata l'avvolse in un pezzo di stoffa unta.
Il padrone attizz di nuovo il fuoco, si avvolse nel mantello, si
sdrai sotto un albero, chiuse gli occhi ardenti e si addorment.
Ren aveva i crampi alle gambe. Il freddo, il sussurro dei pini
nel vento, le moine delle zanzare e i richiami dei gufi lo tenevano
sveglio. Parl sottovoce a Charles Duquet, che non rispose,
poi tacque. Nella notte qualcosa lo svegli per un istante.
Il mattino cominci con il fuoco. Malgrado fosse primavera
inoltrata, faceva pi freddo che nella fredda Francia. La luce
strisciava fra le tenebre. Monsieur Trpagny, masticando la carne
avanzata, diede un calcio a Duquet e sbrait: Levez-vous!.
Ren si alz prima che tirasse un calcio anche a lui. Guard la
carne. Monsieur Trpagny ne strapp un pezzo e glielo lanci,
ne strapp un altro e lo lanci a Duquet come si lanciano gli
avanzi a un cane, poi part con il suo instancabile passo barcollante,
seguendo i graffi sulla corteccia degli alberi. I nuovi
servi vedevano solo oscurit, tranne alle loro spalle, dove il
fuoco abbandonato ammiccava seducente.
La giornata era fredda ma asciutta. Monsieur Trpagny procedeva
spedito lungo un sentiero poco visibile, ma a mezzogiorno
torn la pioggia. Erano intorpiditi dalla stanchezza
quando raggiunsero l'acqua rombante, un fiume nero eppure
trasparente come selce scura. Sulla sponda opposta videro una
radura piena di cataste di legna, accerchiata dall'onnipresente
foresta. Da un camino invisibile saliva del fumo. Non riuscivano
a scorgere la casa, solo montagne di legna e alcuni capanni.
Monsieur Trpagny grid. Una donna che indossava una
tunica di pelle d'alce decorata con motivi a spirale spunt da
dietro la catasta pi vicina, lanci un richiamo - Kwe! - e si
allontan. Ren Sel e Charles Duquet si scambiarono un'occhiata.
Un'indiana. Une sauvage!
Seguirono Monsieur Trpagny nel fiume gelido. Ren scivol
su una pietra arrotondata e per poco non cadde, pensando ad
Achille, allo Yonne ghiacciato. I pesci li schivavano e sfrecciavano
via, cos numerosi che il fiume sembrava fatto di muscoli.
Sulla riva fangosa oltrepassarono un orto recintato, pieno di erbacce.
Monsieur Trpagny cominci a cantare: Mari, Mari, dame
jolie.... Gli engags rimasero in silenzio. Duquet, gli occhi gonfi
quasi chiusi, teneva la bocca serrata come se l'aria bruciasse.
Oltre le cataste di legna videro la casa di Monsieur Trpagny,
il loro primo incontro con una costruzione di tronchi
pice-sur-pice, con il tetto a padiglione ripido e le falde a doppia
inclinazione come si vedevano in Francia. Ma era tutta di
legno, eccetto tre piccole finestre di costoso vetro francese. A
ridosso degli alberi videro un wikuom rivestito di corteccia,
dove, come avrebbero scoperto l'indomani, la donna sauvage si ritirava di notte con i suoi figli.
Monsieur Trpagny li condusse nel deposito. L'interno puzzava
di patate marce, fieno di palude e merda di vacca. In fondo
c'era un tramezzo, dietro il quale sentirono il respiro di una
bestia. Videro un braciere nero, una fucina. Monsieur Trpagny,
innamorato della propria voce, continu a cantare mentre accendeva
il fuoco nel braciere, poi usc. Fuori la sua voce si allontan:
Ah! Bonjour donc, frane cavalier.... Ricominci a piovere. Ren
e Duquet rimasero seduti nell'oscurit, rischiarata solo dal fuoco
morente. Non c'erano finestre, e quando Duquet apr la porta
per far entrare la luce vennero assaliti da nugoli di zanzare e
moscerini furiosi. Rimasero seduti nella penombra. Duquet parl.
Disse che soffriva di mal aux dents - mal di denti - e alla prima
occasione sarebbe scappato per tornare in Francia. Ren tacque.
Dopo un po' si apr la porta. Entr la donna sauvage insieme
a due bambini, con le braccia cariche di roba. La donna disse
bien, bien e diede a ciascuno una coperta di pelle di castoro.
Indic se stessa e disse Mali, perch come la maggior parte
dei mi'kmaq aveva difficolt a pronunciare la erre. Ren le
disse il suo nome e lei lo ripet: Len. Il bambino pi grande
pos a terra una ciotola di legno piena di polenta calda. Poi
scomparvero. Ren e Duquet mangiarono, tirando su la poltiglia
con le dita. Si avvolsero nelle coperte e si addormentarono.
Non era ancora giorno quando Monsieur Trpagny spalanc la
porta e grid con voce dura: Allons-y!. Da dietro il tramezzo
arriv il rumore degli spruzzi di latte contro il fondo di un secchio
di legno. Monsieur Trpagny lanci ai due uomini dei pezzi
di storione affumicato, stacc dalla parete la sua scure dalla
lama d'acciaio e ne diede una con il manico corto e la lama
smussata a ciascuno di loro. Quella di Ren aveva il filo scheggiato.
Nell'alba gocciolante Trpagny li condusse fino a una piccola
radura oltre un campo di mais. Disegn un arco con il braccio
e chiam ironicamente quello spazio angusto la sua grande
radura - le grand dfrichement -, poi cominci ad abbattere un
albero con colpi ben assestati. Ordin loro di imitarlo. Disse che
quel giorno avrebbero tagliato i tronchi per costruire i loro alloggi,
un ampliamento della sua domus, cos avrebbero potuto
sgomberare in fretta il deposito. Ren vibr un colpo con il suo
attrezzo, sussult per la resistenza dell'albero e ne vibr un altro,
cominciando cos il lavoro della sua vita, il disboscamento
della Nuova Francia. Duquet, con gli occhi gonfi che spurgavano
un liquido giallo, scalf un tronco con l'accetta. Sramarono
gli alberi abbattuti, poi li spinsero e li trascinarono fino al
margine della radura. I rami vennero messi da parte; pi tardi
li avrebbero spaccati per ricavarne legna da ardere.
Ren aveva una pessima scure. Nel tempo che lui impieg
ad abbattere un alberello, il padrone ne tir gi tre pi grossi e
si mise al lavoro sul quarto. Ci dev'essere un modo per affilare
una lama scheggiata, pens Ren. Per farlo scelse dubbioso
un ciottolo di fiume, poi cominci ad arrotare la lama con movimenti
circolari. Non vedendo nessun miglioramento, poco
dopo si rimise al lavoro. Monsieur Trpagny raccolse l'inutile
ciottolo e lo lanci nella foresta, tolse la scure di mano a Ren
e la brand. Per affilare disse usiamo l'arenaria, grs. Imit
il gesto di affilare la lama. Ren voleva chiedergli dove teneva
le coti, ma la sua espressione furiosa lo indusse a tacere.
Monsieur Trpagny storse la bocca davanti ai segni leggeri
lasciati dalla scure di Duquet. Osserv la sua faccia sbilenca.
Apri la bocca disse, poi picchiett il dente marcio con la
lama del coltello e borbott che glielo avrebbe tolto a fine giornata.
Duquet emise un verso di rifiuto.
Quando il sole fu alto nel cielo, la donna sauvage port una
pentola di polenta fumante. Di rado Ren mangiava a mezzogiorno.
Monsieur Trpagny tir su un po' di polenta con una
scheggia di legno. Al centro si scioglieva una sostanza cremosa.
Ren ne prese un po' e venne sopraffatto dall'intensit del
sapore. Ah! esclam, e ne prese ancora. Monsieur Trpagny
lo inform in tono brusco che si trattava di cacamos, midollo di
alce. Duquet fece fatica a mangiare anche quello, e si appoggi a un albero respirando rumorosamente.
Al crepuscolo abbandonarono la radura. Monsieur Trpagny
rovist sferragliando fra i suoi attrezzi da fabbro finch
non trov delle pinze. Duquet si sedette a bocca aperta su un
ceppo, e Monsieur Trpagny afferr il dente con l'attrezzo e
tir. Lasci cadere a terra il moncone giallo. Duquet, il labbro
inferiore spaccato dal peso delle pinze, sput sangue e pus.
Allons-y disse Monsieur Trpagny, avviandosi verso casa.
Ren lo vide raccogliere il dente di Duquet e metterselo in tasca.
Gli uomini entrarono nell'unica stanza, dove il loro puzzo virile
si mescol con il fetore umano dei boschi settentrionali. La
donna butterata, Mari, not che Ren dilatava le narici per l'odore
e butt sul fuoco un fragrante ramo di ginepro. In mezzo
al chiasso dei bambini colsero qualche nome - Elphge, Theotiste,
Jean-Baptiste -, ma quei discoli sembravano tutti uguali,
e tutti cos somiglianti alla madre che Ren se li dimentic
subito. Mari parlava un patois di mi'kmaq e francese smozzicato,
mescolato ad alcune frasi in portoghese che creavano un
ritmo curioso. I bambini avevano nomi francesi.
La donna port in tavola una pentola di stufato d'oca insipido,
cucinato con cipolle ed erbe selvatiche. La carne si staccava
dall'osso, ma Duquet riusc solo a sorbire un po' di brodo.
Trpagny prese un pizzico di sale grezzo dal piattino che aveva davanti.
Mari non usa sel in cucina, i mi'kmaq dicono che rovina
il cibo. Portati sempre il tuo sel, Ren Sel, a meno che tu non
possa infilare il pollice nelle vettovaglie e insaporirle con il
tuo nome, ah-ah. Poi venne un piatto di frittelle di mais calde.
Monsieur Trpagny ci vers sopra uno sciroppo ambrato,
e Ren lo imit. Lo sciroppo aveva un sapore dolce e affumicato,
migliore del miele, e lui non riusciva a credere che venisse
da un albero come diceva il padrone. Duquet, spossato dalla
sofferenza, chin la testa. Mari and alla credenza, rimest
qualcosa e glielo port. Monsieur Trpagny disse che poteva
trattarsi di una pozione preparata con gli amenti verdi dell'ontano,
quello stesso ontano che Duquet aveva maledetto, e in
quel caso la medicina non lo avrebbe aiutato. Mari disse: Foglia
di salice, corteccia di salice buona medicina Mali fa.
Duquet la bevve, e quella notte dorm.
Continuarono a tagliare giorno dopo giorno, e le loro mani si
gonfiarono, si coprirono di vesciche, si indurirono, mentre il
ritmo li afferrava malgrado le asce smussate. Monsieur Trpagny guard lavorare Ren.
Tu hai gi tenuto in mano una scure; hai la destrezza di un
taglialegna. Ren gli raccont della foresta del Morvan, dove
aveva abbattuto alberi insieme ad Achille. Ma quella vita aveva
ormai mollato gli ormeggi e stava scivolando fuori dalla memoria.
Ah esclam Monsieur Trpagny. Il mattino dopo prese le
loro asce scadenti e se ne and, lasciandoli soli.
Allora disse Ren a Duquet, secondo te  ricco o no?
Duquet fece una risata aspra. Credevo che tu e Monsieur
Trpagny vi eravate spartiti tutta la sapienza del mondo. Non
lo sai che lui  il seigneur e noi siamo i censitaires? Alcuni dicono
gli habitants. Lui  un seigneur, ma in questo nuovo paese
vuole essere un nobile. Ci d un pezzo di terra, e noi per tre
anni gliela paghiamo con il nostro lavoro e con prodotti come
ravanelli o rape, che prendiamo dalla terra che ci fa usare.
Quale terra?
Bella domanda. Finora abbiamo lavorato ma non si  mai discusso
della terra. Monsieur Trpagny  pieno di furbizia maligna.
Se lo sa il re, gli toglie la seigneurie. Ma non hai capito quello che hai firmato? In Francia l'hanno spiegato chiaramente.
Credevo che riguardava solo un periodo di servit. Non
avevo capito la questione della terra. Vuol dire che diventeremo agricoltori? Proprietari terrieri?
Ouais, contadini e coloni, non proprietari ma lavoratori della
terra, quelli che spianano la foresta, che coltivano le rape. Se
i francesi credevano di poter mettere le mani sulla terra, correvano
qui a migliaia. Io non lo voglio fare il contadino. Non so
perch sei venuto qui, ma io sono venuto per fare qualcosa. I
soldi si fanno con il commercio di pellicce.
Io non sono un agricoltore. Sono un taglialegna. Per vorrei tanto avere un pezzo di terra.
E io vorrei sapere perch ha preso il mio dente. L'ho visto.
L'ho visto anch'io.
Qui c' qualcosa di malvagio. Quell'uomo ha una vena scura nel cuore.
Monsieur Trpagny torn qualche ora dopo con due asce di
ferro, due comuni "La Tene" dal manico dritto come quelle che
Ren conosceva da sempre. Erano nuove, con la lama d'acciaio
affilata. Aveva portato anche delle buone coti. Ren sent la potenza
della scure, la sua avida brama di mordere tutto quel che
trovava sulla sua strada, facendo sgorgare la linfa, schizzando
schegge bianche come frammenti di porcellana. Con una pietra
appuntita incise sul manico la sua iniziale, R. A ogni colpo
il mondo diventava meno selvatico, la vasta rete di filamenti
invisibili che collegavano la vita umana agli animali, gli alberi
alla carne e le ossa all'erba tremava, mentre gli alberi cadevano
e i fili della rete si spezzavano a uno a uno.
Dopo settimane passate ad abbattere, sramare e scortecciare,
a trascinare i tronchi fino alla radura di Monsieur Trpagny con
i suoi due buoi, a tagliarli, intaccarli e mortasarli secondo gli ordini
del padrone, a metterli uno sopra l'altro e riempire le fessure
con fango di fiume, il nuovo edificio era quasi terminato.
Dovremmo costruire le nostre case sulle terre che ci ha dato,
non costruire un alloggio comune vicino al suo mnage disse
Duquet, battendo le palpebre sugli occhi infiammati.
Eppure continuavano a tagliare alberi, accatastandoli per
farli asciugare e dando fuoco alle cataste pi vecchie. L'aria
sapeva sempre di fumo, l'odore della Nuova Francia. Le ceppaie
erano scavate dagli zoccoli dei buoi, come se una masnada
di diavoli avesse ballato nel fango: gli alberi cadevano, le
loro ombre venivano sostituite dalla luce rovente, le felci e il muschio sottostanti appassivano.
Perch chiese Ren non vendete questi bei tronchi alla Francia come alberi per le navi?
Monsieur Trpagny fece una risata sgradevole. Non sopportava
le domande stupide di Ren. Perch quegli idioti preferiscono
il legno del Baltico. Non hanno idea di cosa c' qui.
Sono irremovibili. Trascurano le ricchezze della Nuova Francia,
a parte le pellicce. Si diede una pacca sulla gamba. Gi
cento anni fa de Champlain, lo scopritore della Nuova Francia,
li implor di sfruttare l'ottimo legname, i pesci e le pellicce
pregiate, il cuoio e centinaia di altre cose di valore. Lo hanno
ascoltato? No. Niente affatto. Lasciano che queste preziose
risorse vadano sprecate, tutte tranne le pellicce. E anche altri
avevano buone idee, ma i gentiluomini di Francia non erano
interessati. E alcuni di quegli uomini portarono le loro idee in
Inghilterra, e i semi che hanno piantato laggi daranno frutti
sanguinosi. Gli inglesi mandano migliaia di persone nelle loro
colonie, ma la Francia non ci pensa nemmeno.
Con l'avanzare della primavera, umida e infestata da insetti,
mentre da ogni albero scaturiva un fresco zampillo di
ossigeno, la faccia di Duquet si gonfi per un altro ascesso.
Monsieur Trpagny estrasse quel nuovo oltraggio dentale e
disse in tono imperioso che ora glieli avrebbe tolti tutti, cos
Duquet non avrebbe pi sprecato tempo con il mal di denti.
Si protese con le pinze da fabbro, ma Duquet lo schiv, scosse
violentemente la testa sputando sangue e disse qualcosa
a bassa voce. Monsieur Trpagny, mettendosi in tasca quel
nuovo dente, si gir e disse in tono mellifluo, da gentiluomo:
Avr il tuo teschio. Duquet si sporse un po' in avanti ma non parl.
Qualche giorno dopo Duquet, senza lasciare la scure, entr
nella foresta con la scusa di andare di corpo. Mentre l'altro
non poteva sentirlo, Ren chiese a Monsieur Trpagny se lui era il loro seigneur.
E anche se lo fossi?
Allora, signore, noi... io e Duquet... avremo della terra da lavorare? Duquet vuole saperlo.
Succeder a suo tempo, ma non prima che siano passati tre
anni, che la domus sia finita e che siano arrivati i miei fratelli,
e certo non prima che sia pronto il terreno per un nuovo campo
di mais. Che in questo momento  il nostro obiettivo, perci
datti da fare. La terra verr alla fine del vostro servizio. E conficc la scure nel peccio.
Passavano le ore e Duquet non tornava. Monsieur Trpagny
si mise a ridere. Disse che doveva essere andato a cercare
le sue terre. Con piacere vendicativo raccont storie orribili
di uomini smarriti nella foresta, annegati nel fiume gelido, divorati
dai lupi, calpestati dagli alci o spezzati in due da creature
dai denti fumanti. Nomin i furiosi spiriti mi'kmaq della
foresta: il chepichcaam, il peloso kookwes, il gigante del gelo
chenoo e le creature invisibili che abbattevano gli alberi con le
mandibole. Ren, i capelli ritti per la paura, pens che Monsieur
Trpagny si era addentrato troppo nel regno dei selvaggi.
Il giorno dopo sentirono una voce tremolante fra gli alberi
lontani. Monsieur Trpagny, che stava sramando un albero,
si drizz di scatto, si mise in ascolto e disse che non era uno
spirito mi'kmaq, bens il loup-garou, che aveva seguito i coloni
dalla Francia e ora infestava le foreste. Ren, che aveva sempre
sentito parlare di quel diavolo in forma di lupo ma non lo
aveva mai visto, pens che fosse Duquet che li stava implorando.
Quando fece per rispondere al richiamo, Monsieur Trpagny
gli ordin di tacere, se non voleva attirare il loup-garou.
Lo sentirono gemere e gridare una parola che sembrava maman".
Monsieur Trpagny disse che chiamare la madre come
un bambino smarrito era un famoso trucco del loup-garou, e
che quel giorno non avrebbero pi lavorato, per evitare che il
rumore delle asce conducesse la bestia fino a loro.
Vite! grid Monsieur Trpagny. Tornarono a casa di corsa.
...
.
...
Capitolo 2. RADURE.
...
.
...
Adesso che Duquet non c'era pi - divorato dal loup-garou
disse Monsieur Trpagny schioccando le labbra - il seigneur divenne
loquace, ma raccont diverse versioni della sua storia
mentre abbatteva gli alberi, e la maggior parte delle sue parole
si perdette sotto i colpi della scure. Con il suo occhio allenato
riusciva a scorgere dove c'erano degli alberelli pi o meno
in fila, e prima intaccava quelli poi abbatteva il grande albero
in fondo che, servizievole, li tirava gi tutti quanti. Disse che
la sua gente veniva dai Pirenei, ma un'altra volta la colloc al
Nord, a Lille, e non omise neppure Parigi fra i suoi luoghi d'origine.
Descrisse il suo odio per i villaggi e per i loro abitanti
bugiardi, spioni e bigotti. Disprezzava i gesuiti. Disse che
lui, i suoi fratelli e suo zio Jean erano venuti in Nuova Francia
per entrare nel commercio delle pellicce, anche se lui aveva ragioni migliori.
In Francia la nostra gente  sempre stata maltrattata. La diabolica
chiesa papista ci chiamava eretici e ci torturava. Credevano
di averci sconfitti. Si sbagliavano. Per secoli abbiamo conservato
segretamente la nostra fede nelle mani, nella testa, nel
cuore e nel corpo, e qui nella Nuova Francia torneremo a essere
forti. Esaltava la nuova terra, dicendo che avrebbe superato
la Vecchia Francia in ricchezza e potere. Un nuovo mondo
che diventer pi grande della vecchia e spietata Francia con
le sue idee fossilizzate. Un giorno la Nuova Francia si estender
fino alla Florida, fino al grande fiume dell'Ovest. Frontenac lo ha previsto.
Ren ci pens e concord con lui: la Nuova Francia aveva
un valore, se l'Inghilterra rimaneva alla larga. Ma lui non pensava
spesso a quelle cose. Si vedeva come un granello di polvere
nel vento della vita, che andava dove lo portavano le correnti di quella grande forza.
Qual  la cosa pi importante? chiese Monsieur Trpagny, Dopo Dio, naturalmente.
Ren voleva dire la terra, voleva dire i semi, voleva dire i denti rubati. Non disse niente.
Il sangue! esclam Monsieur Trpagny. La tua famiglia. I tuoi consanguinei.
Sono tutti morti disse Ren, ma Monsieur Trpagny lo
ignor e prosegu con la sua storia. Lui e i suoi fratelli, disse,
avevano dapprima risalito il misterioso fiume Saguenay
per barattare le pellicce con gli uroni e poi con gli odaawa,
costruendo un rapporto di fiducia, ma evitavamo gli irochesi,
che amano gli inglesi e che fin dall'infanzia si mettono alla
prova con orribili torture. Godono nell'infliggere dolore agli
altri. La vita dei voyageurs va bene per i miei fratelli, che ancora
solcano i fiumi. Per me  molto sgradevole.
Oggi prosegu, gli irochesi sono meno terribili che in passato.
Ma tutti gli indiani impazzivano per i pentoloni di rame,
pi erano grandi e meglio era, cos grandi che erano difficili da
spostare, e quegli oggetti cambiarono le loro usanze nomadi.
Una volta ottenuto un pentolone di rame o di ferro, gli indiani
smettevano di vagare per foreste e fiumi. Intorno ai pentoloni
crebbero i villaggi. Tutto molto bello, ma qualcuno doveva
consegnare loro quei mostruosi recipienti, qualcuno doveva
sgobbare per trascinarli nei pericolosi tratti via terra. Si punt
silenziosamente il dito contro il petto. Un lavoro al di sotto
della mia condizione sociale. E vibr un fendente all'albero.
Il commercio di pellicce si spost a nord e a ovest disse
rivolto all'albero, come per comunicargli la propria disillusione.
I trasporti via terra. Sei, otto miglia su per le rocce
con due pacchi di pelli pesanti come una mucca, poi si tornava
alla canoa per prendere altri pacchi o uno di quei maledetti
pentoloni. Infine, la canoa. Sapessi che carichi enormi portavano,
alcuni di quegli uomini. Dicono che uno riuscisse a
portare cinquecento libbre per viaggio, dall'alba fino a notte.
Mentre trasportava uno di quegli odiati pentoloni, disse Trpagny,
il suo ginocchio destro aveva ceduto. Le conseguenze
di quell'incidente lo tormentavano ancora.
Comunque! La compagnia delle pelli, grazie ai diritti assegnati
dal re, mi ha nominato seigneur e mi ha incaricato di raccogliere
habitants per popolare la Nuova Francia. Questo  l'inizio
di una nuova grande citt nelle terre selvagge.
Ren gli rivolse una domanda che lo assillava dal loro primo viaggio attraverso i boschi.
Perch tagliamo la foresta, quando ci sono tante belle radure?
Perch un uomo non pu costruirsi la casa in una radura,
in uno di quei prati che abbiamo visto venendo qui? Non sarebbe pi facile?
Ma Monsieur Trpagny si scandalizz. Pi facile? S, pi
facile, ma noi siamo qui per abbattere la foresta, per soggiogare
questa perfida natura selvaggia. Tacque un minuto per
riflettere, poi riprese. Inoltre, qui nella Nuova Francia c' un
modo speciale per distribuire le tenute. Strisce di terra che
vanno dal fiume alla foresta forniscono a ogni colono suolo fertile, terreno rialzato al riparo dalle inondazioni, e alberi
per ricavare legname, combustibile e... funghi!  un sistema
equo che non sarebbe possibile occupando delle radure a caso, bon gr mal gr.
Ren sperava che la lezione fosse terminata, invece l'altro
prosegu. Dobbiamo cambiare questa terra, se vogliamo vivere
qui. In passato gli uomini vivevano come bestie. Nei tempi
antichi avevano artigli e lunghi denti, e invece di parlare
ringhiavano. Fece un verso per mostrare come ringhiavano.
Ren, quando abbatteva un albero, non pensava al motivo
per cui lo faceva, ma si concentrava sul puro movimento, sulla
scure sollevata, sulla tensione crescente nelle braccia e nelle
spalle, nelle natiche e nelle cosce, sui fianchi che ruotavano,
sulle ginocchia morbide e flesse, e poi sul movimento rotatorio
verso il basso, astratto come l'ombra di una pietra, una specie
di danza della foresta. Aveva legato un sasso alla testa della
scure con del babiche, per controbilanciare la lama pesante.
Migliorava la precisione di ogni colpo.
Monsieur Trpagny si lanci in un noioso sermone sulla necessit,
sul dovere di eliminare gli alberi, di sgomberare la terra
non solo per se stessi ma per i posteri, per ci che quel luogo
sarebbe diventato. Un giorno disse, puntando il dito verso
il bosco cupo, un giorno qui si coltiveranno cavoli. Essere un
uomo significa disboscare la foresta. Io non vedo alberi, vedo cavoli. Vedo vigneti.
Poi disse che suo zio Jean Trpagny, dit Chamailleur - abbreviato
in Chama - per la sua natura polemica, avrebbe preso il
posto di Duquet. Era vecchio ma forte, pi forte di Duquet. Sarebbe
arrivato presto. E sarebbero venuti anche i suoi fratelli.
Prima o poi. Infine disse che la stagione del taglio era finita. Le
bibites erano pi moleste che mai, il caldo umido era pericoloso,
gli alberi erano troppo pieni di linfa. In effetti gli infernali
sciami di insetti pungenti li accompagnavano giorno e notte.
L'inverno. L'inverno  il periodo giusto per tagliare la foresta.
Ora  il momento di sradicare i ceppi e bruciarli. Era anche
il momento, aggiunse, che Ren cominciasse ad assolvere i suoi altri doveri.
Tre giorni alla settimana lavorerai per me. Come parte delle
tue mansioni dovrai rifornire la mia tavola di pesce. Il compito
pi immediato era la preparazione degli orti per Mari. I
buoi, Roi e Reine, tiravano pigramente il vecchio aratro di Monsieur
Trpagny. Feroci mosche dalla testa verde si ingozzavano
del loro sangue. Monsieur Trpagny li cospargeva di argilla
di fiume, che si induriva in grumi polverosi ma nulla poteva
contro i nugoli di insetti. Invece Mari, l'indiana, macerava corteccia
di tamarack in acqua di sorgente e lavava i loro occhi infiammati
due volte al giorno. Nei lunghi pomeriggi, con molti
sospiri, coltivava il disprezzato orto. Un giorno, quell'estate,
mand i due giovani figli in un posto di nome Odanak, dove erano fuggiti i superstiti del suo popolo.
Loro impara prendere oca. Impara molte trappole. Uomini
buoni cacciare l. Qui impara solo orto, tagliare alberi.
Monsieur Trpagny disse acido che avrebbero imparato una
cosa sola: a ribellarsi ai coloni e a fare la guerra.
Ren, per adempiere ai suoi doveri di pescatore, and al fiume.
Monsieur Trpagny gli aveva dato un coltello, degli ami
da pesca, una lenza di lino cerato e una grande cesta. Nel fiume
i pesci erano grossi e arrabbiati, e la lenza si ruppe diverse
volte, facendogli perdere un amo prezioso. Mari lo guard
sprezzante. Pesci piccoli disse. Len no bravo pescatore.
Mia gente fa pescaie, prende tanti tanti. Molto tanti.
Per distrarla dalla sua irritazione, Ren indic un'ortica
nell'orto. Quelle le abbiamo anche in Francia disse.
S. Pianta cattiva cresce dove cammina uomo bianco, lui che dice "Chi va l". Wenuj.
Mari gli disse di lasciare i pesci intatti: li avrebbe puliti lei.
Seppell le interiora nell'orto, e quando Ren le domand se
fosse un'usanza indiana, lei lo guard di traverso e disse che
era una consuetudine degli sciocchi che coltivavano orti anzich raccogliere le ricchezze della terra.
Anguille! disse. Prendi anguille. Anguille piace noi. Noi gente di fiume.
Intrecci tre trappole per anguille e gli diede dei pezzi di pesce
come esca, poi and con lui al fiume e gli mostr i posti pi
promettenti dove piazzarle. Da allora, quasi ogni giorno Ren
le port qualche grassa anguilla. Mari disse che i mi'kmaq conoscevano
molti metodi per catturare le anguille, e che le trappole
erano quello migliore per lui. Al ritorno dal villaggio abenaki
di Odanak, i suoi figli gliene avrebbero insegnati altri.
All'inizio di luglio i pini liberarono nuvole di polline, pennacchi
gialli come fumo citrino che fluttuavano nella foresta, mescolandosi
al fumo degli alberi bruciati. Una mattina un vecchio,
la schiena curva sotto un fagotto, lo sguardo torvo che
si spostava di qua e di l, usc barcollando dalle nubi di polline
sulla pista occidentale che conduceva, per quel che ne sapeva
Ren, alla fine del mondo. Aveva una piccola bocca sopra
la quale si allungavano due baffetti grigi, come un bioccolo
di lana di pecora impigliato in un ramoscello. Gli occhi erano
quelli di Monsieur Trpagny, neri e bianchi e roteanti.
Chamailleur guard Ren, che si stava preparando per andare a pesca, e subito lo aggred.
Salaud! Bastardo! Perch non lavori?
Sto lavorando. Rifornire la tavola di pesce fa parte delle mie mansioni.
Cosa! Con un amo e un pezzo di spago? Devi usare una
rete. Di' alla donna di farti una rete. O una nassa. Oppure devi
usare una fiocina. Sono i metodi migliori.
Per me sono meglio lenza e amo.
Stupido e ostinato! Oui, stupide et obstin! Lo so io cosa 
meglio, non tu. Meno male che sono venuto. Vedo che devi essere
corretto. Mio nipote  troppo buono.
Ren prosegu testardamente con i suoi ami e la sua lenza
di lino intrecciato. Per pensava alle reti. Una rete poteva funzionare
meglio, perch c'erano cos tanti pesci nel fiume che
avrebbe potuto catturare molti grossi esemplari tutti insieme.
Quanto agli insopportabili sproloqui di Mari sui diversi tipi di
pescaie costruite dai mi'kmaq, sulla loro caccia notturna all'esturgeon
con torce e fiocine, Ren li ignorava completamente.
Tuttavia usava la trappola per anguille costruita da lei, con la scusa che le anguille non erano pesci.
Mentre cercava un terreno da rivendicare al termine della
sua servit, Ren scopr il segreto di Monsieur Trpagny. Quel
giorno aveva camminato per un bel pezzo, risalendo il fiume
che, gonfiato dalle recenti piogge, rimbalzava rombando sopra
migliaia di pietre. Ren pensava che fosse meglio scegliere
un terreno non troppo vicino al fiume, magari un posto con
una sorgente o un piccolo corso d'acqua. Attravers una zona
piena di vecchi alberi caduti, dove fra i tronchi crescevano milioni
di arboscelli, vicini l'uno all'altro come le setole di una
scopa. Due volte sent un forte schianto e intravide una pelliccia
nera scomparire nel sottobosco. Nel primo pomeriggio
raggiunse una pista larga ma poco visibile che andava da est
a ovest, e si chiese se percorrendola verso est sarebbe arrivato
alla radura di Monsieur Trpagny. Invece, con tutto il pomeriggio
davanti, si diresse a ovest. Vide tracce di vecchi solchi
che poteva aver lasciato solo un carro. Non era una pista indiana. Adesso era curioso.
A met pomeriggio la pista si divise. Ren segu i solchi del
carro. Ora la via era completamente diversa dai soliti sentieri
nella foresta: gli alberi erano stati accuratamente abbattuti per
creare l'effetto di un'alle, il terreno era cosparso di migliaia di
frammenti di conchiglie bianche. L'alle procedeva diritta, una
buia galleria di alberi con un cono di luce appuntito alla fine.
Ren aveva visto quei viottoli in Francia, dove conducevano alle
maestose residenze dei nobili, ma non li aveva mai percorsi. E
l, nelle foreste della Nuova Francia, c'era l'alle pi nera e sinistra
del mondo, alberi come crudeli spazzole di ferro, conchiglie
bianche rotte dagli zoccoli dei cervi. La fine dell'alle sembrava
piena di luce, un vuoto ai margini della terra inclinata.
Un'enorme cosa chiara si stagli all'improvviso, una casa
di pietra imbiancata, quasi uno chteau, portato dalla Francia
e depositato l dai venti di mare. Ren cap che era la domus di
Monsieur Trpagny, il centro del suo mondo segreto. C'erano
tre enormi camini. Le finestre erano di vetro, il tetto di elegante
ardesia blu, e un vialetto di ardesia descriveva una curva intorno
all'edificio, terminando davanti a un terreno recintato.
La recinzione era alta, formata da sbarre di metallo riccamente
ornate. Tutto tranne la pietra veniva dalla Francia, Ren lo sapeva.
Doveva essere costato una fortuna, due fortune, un occhio
della testa. Era la prova della follia del seigneur, che aveva
la mente intasata da vecchie idee eretiche di clan e domus, che si sentiva il re di un mondo immaginario.
Ren, turbato, tagli il sentiero principale e lo segu verso
est. Stava gi calando il crepuscolo. La notte arrivava in fretta
nella foresta, anche nelle giornate lunghe. Come aveva immaginato,
il sentiero terminava nella radura di Monsieur Trpagny.
And dritto alla capanna che ora divideva con Chama, e
lo trov che russava e borbottava avvolto nella vecchia pelle di castoro di Duquet.
I mesi estivi procedevano. Chama, tirannico e imprecante, decideva
dove tagliare. Abbattevano gli alberi e mettevano in fila
i ceppi per formare un'irta staccionata di radici. Ren portava
in tavola il pesce, ascoltava Mari che raccontava a Jean-Baptiste
le storie mi'kmaq sulla zuppa di ossa di castoro, sui vestiti
di arcobaleno e sui minuscoli wigguladumooch, e mentre
assorbiva quel folklore osservava Monsieur Trpagny e pensava
alla sua dimora segreta, che, come avrebbe scoperto in
seguito, il seigneur aveva battezzato Le Triomphe. Aveva acquisito
l'ambita particule e poteva farsi chiamare Claude Trpagny du Triomphe.
Il caldo dell'estate spar di colpo. Da un giorno all'altro un
cuneo di aria fredda port un nuovo aroma: l'odore del ghiaccio,
del pelo degli animali, della foresta in fiamme e del sangue delle prede.
...
.
...
Capitolo 3. RENARDETTE.
...
.
...
Gli aceri divamparono con violenza contro i pecci neri. Il cielo
si riemp di fiumi di uccelli nel loro grande viaggio autunnale:
pittime dell'Hudson, intere nazioni di falchi, innumerevoli
parule capinere - paruline raye - simili a omini con il berretto
nero, la faccia pallida e i baffi scuri, e poi gru, zigoli, quattrocchi,
strolaghe, passeri, acchiappamosche, silvidi, oche. La prima
tempesta di ghiaccio arriv in una notte di ottobre. Poi il
mondo si appiatt, e mentre la neve sibilava fra gli aghi dei pecci,
il sole venne offuscato da una patina di grisaglia. La foresta
si chiuse su se stessa come per fare un respiro.
I figli di Mari, Elphge e Theotiste, tornarono da Odanak
con trappole e lacci, zufoli e richiami per la selvaggina. Mari
era molto interessata a quegli oggetti, ma Monsieur Trpagny
li defin spazzatura e butt nel camino la trappola a imbuto per
castori di Theotiste. Ren vide la faccia del ragazzo indurirsi,
lo vide tenere gli occhi bassi per non guardare Monsieur Trpagny.
Per un momento scorse nel ragazzo l'indiano crudele.
Dicembre port giornate mute come pietre, anche se dal cielo pesante veniva un odore fresco, il profumo della fredda purezza
che era l'essenza della foresta boreale. Cos termin il primo anno di Ren nel Nuovo Mondo.
La neve si ammassava attorno agli alberi in cumuli cos alti e
compatti che quando si levava il vento creavano valanghe. Ren
scopr che nella sua vita non aveva mai conosciuto il freddo
estremo, n visto il vero colore delle tenebre. Quando una feroce
esplosione di gelo scese a spirale dal ghiaccio circumpolare,
Ren si svegli nel buio al rumore degli alberi che esplodevano,
apr la porta contro un muro di freddo palpabile, e il
suo primo respiro lo pieg in uno spasmo di tosse. Muovendo
a scatti le membra irrigidite riusc ad accendere la candela
e, mentre si inginocchiava per far ripartire il fuoco, vide il suo
fiato trasformarsi in minuscoli cristalli di neve.
A colazione Monsieur Trpagny disse che faceva troppo freddo
per tagliare gli alberi. In giornate cos la lama della scure
si congela e si spacca. Ti si bruciano i polmoni, e poco dopo
cominci a tossire sangue. Poi muori. Tra pochi giorni la temperatura si alzer.
Quando Ren gli accenn di aver sentito esplodere gli alberi,
il seigneur rispose che neppure le pietre sopportavano un freddo
cos intenso e scoppiavano in mille pezzi. Mettendo del midollo
di alce gelido sopra un pezzo di pane disse: Un inverno,
dopo un attacco di freddo come questo, sono andato nella foresta
e ho trovato quattro cervi che si erano congelati in piedi.
Ah, ah esclam Chama, una volta al Nord il tempo  rimasto
bello e tiepido per dieci giorni, ma poi, da un momento
all'altro, un vento freddissimo  piombato gi come una scure,
e di colpo le onde del fiume si sono trasformate in coni di
ghiaccio. Abbiamo pregato che non succedesse anche a noi.
Durante quel periodo di gelo il figlio minore di Mari,
Jean-Baptiste, che fin da piccolo soffriva di una fossetta costante,
si ammal gravemente, finch la tosse si incup in un
rombo di basso che lo lasciava esausto e ansimante.
La luna era uno spicchio di rafano bianco, l'ombra di un'oscurit
incomparabile. Le sagome degli alberi si stagliavano nitide
sulla neve, di un nero cos profondo che sembravano squarci
aperti sull'oltretomba. Le giornate erano brevi, e il sole al tramonto
restava intrappolato fra brandelli di nuvole temporalesche.
La neve si arrossava, rotolando via come schizzi di sangue.
L'oscuro oceano di conifere inghiottiva gli ultimi bagliori. Ren
aveva paura di quel gelo, cos intenso da non venire neppure
scalfito dal pallido sole, e dei rantoli sibilanti di Jean-Baptiste
sdraiato accanto al fuoco, delle sue invocazioni sempre pi deboli
a Mari, e infine del suo silenzio eterno. Monsieur Trpagny
disse freddamente: Tutti devono pagare il debito alla natura.
Quell'immersione nelle temperature artiche dur una settimana,
poi si mitig in un'immobilit luminosa. Mari port il
corpicino alla missione di Wobik, perch lo custodissero fino
alla sepoltura primaverile. Gli uomini tornarono nella foresta,
attraversando il fiume ghiacciato. Ren impar a entrare nel
mondo glaciale con le racchette da neve. Abbattere gli alberi
era pi facile, e l'infinita provvista di legna permetteva di tenere
un fuoco sempre acceso durante il lavoro. Elphge, che a
Odanak era cresciuto e poteva aiutare a trascinare i rami, lavorava al suo fianco.
Allora disse Ren, hai imparato molte tecniche di caccia in quel posto?
Oui. Molti modi per catturare gli animali. Diversi per ogni
stagione. Vedi laggi? Elphge indic un punto a ovest, fra
gli alberi che non avevano ancora cominciato a tagliare. Quel mucchio di neve?
S disse Ren.
Cosa noti?
Ah. Noto un mucchio di neve.
Se ti avvicini vedrai di pi.
Andarono insieme verso il cumulo. Elphge indic un piccolo
buco accanto alla cima, contornato da una brina leggera.
Vedi? Il respiro congelato di un orso. Spieg dettagliatamente
i diversi modi per uccidere l'orso ed estrarlo dalla tana.
Descrisse come si potevano attirare le oche dentro una buca
profonda in modo che non riuscissero pi ad aprire le ali e volare
via, spieg come determinare l'et delle impronte di alce
e come leggerle per scoprire il sesso, la taglia e persino le condizioni
dell'animale. Ren rimase stupito dalle conoscenze del
ragazzo. Era un cacciatore indiano, ed era, come aveva previsto Trpagny, esperto di inganni e sotterfugi.
Le giornate libere passate a esplorare la foresta erano un piacere
per Ren. A volte tornava nella zona degli alberi caduti
vicino alla pista diretta a ovest, dove la neve si ammassava in
cumuli giganteschi. Non si avvicinava mai all'elaborata dimora di Monsieur Trpagny.
Qualche giorno dopo il ritorno di Mari dalla missione, Monsieur
Bouchard, che oltre a svolgere le mansioni di delegato
del governo era anche capitano della milizia, arriv dal fiume, muovendosi con agio sulle racchette.
Cosa vi porta qui, capitano Bouchard? La strada  lunga
disse Monsieur Trpagny. C' una corve o un'adunata della
milizia? Gli irochesi stanno avanzando?
Sulla nave, una lettera per voi dalla Francia. Sembrava
molto urgente, sigilli di cera rossa, uno stemma. Cos ve l'ho portata.
Si avviarono verso la casa. Risalendo il fiume si impiega la
met del tempo che attraversando la foresta disse Monsieur
Bouchard mentre risalivano il pendio. Mi chiedo perch non usiate la canoa quando c' bel tempo.
Lottare contro la corrente  pi faticoso che camminare.
Monsieur Trpagny esamin la lettera; poi, con il colorito
olivastro divenuto improvvisamente paonazzo, la pos ancora
chiusa sulla mensola accanto alla porta. Gli uomini si sedettero
a tavola a bere acqua calda con l'aggiunta di un po' di whiskey.
Abbiamo una storia triste a Wobik disse Monsieur Bouchard.
Franois Poignet... lo conoscete?
Solo di vista. Alto e un po' strabico? Un agricoltore.
Proprio lui. Un brav'uomo. Di recente, quando c' stato
quel freddo,  andato nel suo terreno per continuare a disboscare.
Sua moglie  morta di parto l'estate scorsa, e la loro unica
figlia ancora viva  una bambina di dieci anni, Lonardette.
La scure di quello sfortunato padre  rimbalzata contro l'albero
congelato, duro come un blocco di granito, e gli ha tagliato la gamba sinistra fino all'osso.
Zut fece Monsieur Trpagny.
Ha cercato di tornare a casa.  rimasta una scia di sangue
a dimostrarlo. Forse ha chiamato aiuto, ma nessuno l'ha sentito.
Si  dissanguato ed  morto assiderato. Quando lo abbiamo
trovato era sdraiato in una bara di sangue congelato, pi freddo della sua scure.
 un paese difficile disse Monsieur Trpagny.
Oltre che per portarvi la lettera, sono venuto a chiedervi se
volete prendere in casa la bambina:  giovane ma forte. Le ragazze
sono preziose in questa terra senza donne, voi lo sapete disse ammiccando Monsieur Bouchard.
Ah fece Monsieur Trpagny. Ora capisco perch avete affrontato
un viaggio cos lungo. Perch non se la prende qualcuno
di Wobik? Perch non Pre Perreault? Perch io? Cosa c' che non va in quella bambina?
Monsieur Bouchard alz gli occhi al soffitto sporco di fumo e ruot un po' la testa.
 vero che non  in perfetta forma. Ci fu un lungo silenzio.
In che senso non  in perfetta forma?
Be', la sua forma  abbastanza perfetta, per ha una voglia - tache de vin - sul collo.
E cosa rivela quella tache de vin, per disgustare tanto i cittadini
di Wobik e il santo prete?
, in effetti, oh... ah Monsieur Bouchard sudava per il calore
del fuoco e l'imbarazzo del suo incarico,  una perfetta
immagine di un piccolo demone... con le corna. Ho pensato
che, viste le vostre credenze religiose... E la sua voce si spense.
Guard la porta con struggimento.
Le mie credenze religiose? Pensate che sarei felice di accogliere una bambina con il marchio del Maligno sul collo?
Si dice... si dice che avete un... rispetto... non per Dio ma per il diavolo.
Non  vero. Signore, io aborro il demonio. Siete male informato.
Io credo che il vostro "Dio" cattolico sia il Diavolo,
il Demiurgo. Basta leggere l'Antico Testamento per vedere la
sua crudelt. Per me  quello, il Demonio. Siete voi che adorate
il diavolo. I suoi occhi socchiusi catturavano la luce come schegge di ghiaccio.
Forse sono stato male informato, ma  mio dovere affidare
la bambina a qualcuno. La gente del villaggio... Fare appello
all'opinione pubblica era la sua ultima carta.
No, non parlatemi della gente dei villaggi.
Va bene, come volete, per la gente del villaggio ha visto
certe cose. Per esempio, dicono di avere sentito le vostre risate
crudeli mentre solcavate le nuvole sulla canoa volante insieme
al diavolo e ai suoi empi barcaioli disse tutto d'un fiato Monsieur Bouchard.
Che idiozie! rispose Monsieur Trpagny, facendoglisi sotto.
Chi  la persona dall'occhio acuto - una strega, direi - che vede questi falsi prodigi?
Non sono autorizzato a fare nomi rispose il delegato, con il tono spavaldo di chi protegge un innocente.
State attento, Monsieur Bouchard.
L'altro alz il mento. State attento voi, Monsieur Claude
Trpagny du Triomphe. A me non interessano le canoe volanti
e i patti col diavolo. E non mi interessate neppure voi. Voglio
solo trovare un posto per la bambina. Poi aggiunse, sornione:
Sa fare un'ottima birra. Ha imparato bene da sua madre.
Mari port in tavola dell'altra acqua calda e disse piano, con
gli occhi bassi: La bambina io prende. Io non piace fare birra.
Ecco fatto! grid Monsieur Bouchard. Ve la mando subito.
 gi in riva al fiume. Due passi ed era gi fuori della porta,
col lungo mantello che ondeggiava dietro di lui.
Capitan Bouchard! Aspettate! sbrait Trpagny verso la
porta che si chiudeva. Si gir e colp Mari facendola cadere in
ginocchio, poi usc come una furia con la scure in mano.
La bambina, magra e triste, sal lentamente dal fiume lungo
la collina innevata. Era esile, con i capelli dritti, due cerchi scuri
sotto i piccoli occhi castani e l'aria un po' impaurita, come
se schivasse i colpi prima che le venissero inferti. Aveva le dita
sottili e agili. Mari, muovendosi adagio, le diede due colpetti
sulle spalle, le mise in mano un cucchiaio di legno e la mand
a mescolare la polenta. Monsieur Trpagny entr e la trascin
sulla soglia per esaminare la macchia demoniaca. Sulla
nuca c'era un triangolo rosso delle dimensioni di un'unghia,
con sopra due triangolini grandi come zanzare.
Haha! esclam. Macch demone. Quegli stupidi paesani
hanno visto solo quello che volevano vedere. Che idioti. 
una volpe. Ti chiameremo Renardette.
Malgrado l'atteggiamento spaurito, la bambina era una brava
birraia. Cominci pulendo la sala di cottura e i recipienti
di pietra per la fermentazione. Chiese dei semi di luppolo e
li piant in mezzo ai ceppi; quando le piante crebbero, le raccolse
e prepar un'ottima birra. Nessuno ne beveva pi di lei.
Ren preferiva ancora il vin rouge, che per doveva essere importato
e costava troppo. Ma se i meli dei coloni avessero cominciato
a dare frutti, avrebbero potuto bere cidre. Quello s che sarebbe stato un piacere.
...
.
...
Capitolo 4. OSPITI DAL NORD.
...
.
...
Durante il terzo inverno di Ren, Monsieur Trpagny cominci
a comportarsi in maniera imprevedibile. Si allontanava per
settimane di seguito, e quando tornava era brusco e autoritario, persino con Chama.
All'inizio di maggio, quando la neve non si era ancora sciolta,
annunci che sarebbe rimasto via per un anno o forse due,
perch aveva affari urgenti in Kbec e Francia. Disse a Ren
che Chama avrebbe diretto il lavoro quotidiano. Indic una
zona enorme da disboscare, pi di cinque arpenti (quasi cinque
acri inglesi). In Francia, pens Ren, le foreste erano controllate
da leggi e consuetudini; l, invece, per la foresta non
c'erano leggi al di l dei desideri del seigneur. Il fatto che
Trpagny avesse il diritto di ordinare il disboscamento lo sconcertava, gli sembrava un'ingiustizia.
Trpagny si batt i guanti sulla coscia e mont a cavallo. Impart
un ultimo ordine: Mari, non trascurare l'orto. Mari non
rispose, ma contrasse le dita. Ren sapeva che detestava il giardinaggio,
lo considerava una stupidaggine francese. Nell'orto
si sentiva in trappola. Lo trascurava appena poteva, andando
a raccogliere piante medicinali con Renardette. Conosceva
le virt terapeutiche di molte cortecce. Aveva una scatola con
dentro delle sostanze ammuffite da avvolgere intorno alle ferite
infette. Preparava unguenti a base di funghi.
Ma certo aveva sogghignato Monsieur Trpagny, come
per descrivere un terribile difetto, tutti gli indiani sono medici
e farmacisti. Sono i soli a conoscere le virt segrete di molte
piante. Non hai sentito che hanno curato l'equipaggio di de
Champlain, che stava morendo di scorbut, con un brodo di aghi
di tsuga? Aspetta, lo sentirai mille volte.
Dopo la partenza di Trpagny, Chama divent baldanzoso
come un gallo. E, come un gallo, pos il suo occhio umido sulle
uniche galline in vista. Durante la notte Ren lo sent sgusciare
fuori dalla pelle di castoro e uscire furtivo dalla porta,
avanzando con passi scricchiolanti sulla neve dura. Pochi minuti
dopo lo sent correre e sbattere la porta, e cap che era tornato indietro.
Passarono pi di due anni prima che Monsieur Trpagny tornasse,
in groppa a un bello stallone sauro. Salt gi con un gesto
svolazzante come la firma di un ministro di stato. Era addobbato
con un farsetto verde pisello dalle maniche tagliate e
brache di seta di un verde pi scuro, guarnite di nastri annodati.
La pesante cintura sfoggiava tre fibbie d'argento, e gli stivali
avevano i tacchi color cremisi. Il pezzo forte era un cappello dal cocuzzolo basso, con sei piume di struzzo tinte di rosso
avvolte intorno alla tesa. Aveva un profumo nauseante, che indusse
Elphge a starnutirgli un grumo di moccio sul polsino
smerlato del farsetto. Monsieur Trpagny lo spinse a terra e lo
prese a calci. Mari si butt sul ragazzo, e Monsieur Trpagny
diede un gran calcio nelle costole anche a lei, poi rimont sul
sauro e si allontan verso ovest, di certo per andare a godersi la sua dimora segreta, pens Ren.
La sera dopo, Mari serv per cena stufato di anguilla e un
denso sformato di pesce a base di salmone secco. Monsieur
Trpagny esplose. L'anguilla era un cibo da selvaggi, disse, e
lui si aspettava qualcosa di pi adatto a un seigneur. Stavano
assistendo alla trasformazione di Monsieur Trpagny in un
gentiluomo, evidenziata dai suoi nuovi indumenti e dall'avversione
per l'anguilla, che in passato gli era sempre piaciuta.
Disprezzava sempre di pi gli indiani, che chiam barbari, pigri
e ignoranti. Butt una moneta sul tavolo davanti a Mari e
le ordin di fare i bagagli e partire l'indomani insieme ai suoi
figli: lui avrebbe sposato una signora francese di l a due settimane.
Con quella moneta Mari doveva pagarsi il viaggio di
ritorno a est, dalla sua gente, dove avrebbe potuto mangiare
tutte le anguille del mondo. Mari rimase seduta tranquilla,
senza dire niente, un atteggiamento che Ren consider indifferente e sottomesso.
Partirono a met mattina, Mari con i suoi pochi averi in uno
zaino di vimini, i ragazzi con un fagotto per ciascuno. Renardette
le disse sottovoce che non voleva andare a Wobik, dove
la gente l'aveva trattata male. Mari lanci un'occhiata a Chama,
intento ad affilare coltelli ma con le orecchie tese.
Qui male per te. Tu viene. Missione sicura.
Il gruppetto scese i gradini verso il cortile dove Monsieur
Trpagny era fermo a osservarli, le gambe divaricate come un
colosso. D'un tratto si rivolse a Ren.
Cosa guardi? Va' con loro! E a Wobik prendi accordi con
Philippe Bosse perch porti qui i miei bauli con il carro. Ormai
saranno arrivati a casa del delegato. Torna entro cinque giorni.
Ren trasport Theotiste oltre il fiume, mentre Elphge lo
seguiva incespicando. Mari, che stringeva la mano riluttante
di Renardette, fu la prima ad attraversare, muovendosi come
se sott'acqua ci fosse un solido sentiero, poi procedette a grandi
passi verso est, lungo la pista quasi invisibile che portava a Wobik.
La tua gente  a Wobik? le chiese Ren, anche se aveva sempre sentito dire il contrario.
No. No Wobik rispose Mari a bassa voce.
E allora... dove?
Lei rimase a lungo in silenzio. A mezzogiorno, quando si fermarono
per preparare il t, gli disse: Sipekne'katik. Noi gente
di fiume. Tutta nostra vita quel fiume, altro fiume. Mi'kma'ki
nostro posto. Buoni fiumi. Buono cibo. Anguille, pesci. Buone
piante medicina. Meglio. Qui no bene. Porse ai figli delle
frittelle di mais spalmate di cacamos.
Come sei arrivata a casa di Monsieur Trpagny? domand
Ren, ma Mari non rispose, e proseguirono senza parlare
fino al mezzogiorno seguente, quando arrivarono a Wobik.
Mari si ferm ai margini dell'insediamento, vicino alla strada
che portava alla chiesa della missione. Qui disse. Confessione,
messa. Leggere, scrivere, parlare franais da Ple Pell.
Gli diede due frittelle di mais per il viaggio di ritorno.
Tu leggi? Tu scrivi? disse Ren, stupito e invidioso. Non
aveva mai notato niente in lei che glielo facesse pensare.
Bientt disse Mari, presto, e insieme ai figli silenziosi
s'incammin verso la missione e la casa del prete. Solo Elphge
si volt indietro. Ren perlustr il terreno con lo sguardo,
e quando vide un sabot de la vierge lo raccolse e se lo appunt
alla camicia con un rametto di salice, annusandone il profumo muschiato.
Prosegu fino alla casa del delegato. Cento iarde pi in l il fiume
luccicava e saltellava sotto il sole. Due enormi canoe erano
state tratte a riva, e un gruppo di indiani, diversi uomini e
qualche donna, si era accampato all'ombra dei pecci: mercanti
di pelli del pays d'en haut, diretti a Tadoussac o Kbec. Gli
uomini avevano un'aria rude, grandi triangoli di spalle, petto,
collo e braccia in equilibrio sopra gambe arcuate, barba e
pelle affumicate dai fuochi, berretti rossi con le nappe calcati
sopra i capelli unti. Un tizio muscoloso che barcollava sotto
due grossi fardelli attir l'attenzione di Ren; gli sembrava
di conoscerlo. L'uomo si gir dall'altra parte e and a mettersi all'ombra degli alberi.
Ah, Monsieur Sel. Monsieur Bouchard, il delegato, era cordiale
e sorridente, le sopracciglia gialle inarcate per il piacere
di vedere il giovane taglialegna della foresta. Ren spieg che
Monsieur Trpagny aveva ribattezzato l'orfana Renardette perch
la voglia gli ricordava il muso di una volpe, aveva mandato
via Mari e i bambini e ora voleva i suoi bauli.
Ah,  quello che fanno i signori quando una signora danarosa
di buona famiglia spunta all'orizzonte. S, Philippe Bosse
pu portargli i bauli... per un compenso che certo l'elegante
Monsieur Trpagny du Triomphe sar felice di pagare, ora che
sta per sposare la ricca Mlissande du Mouton-Noir. Me ne occuper
questo pomeriggio, cos potr continuare a fingersi un
gentiluomo. Immagino che voglia riceverli nel grande edificio che chiama "il castello"?
Non ne ha parlato. Guardandosi intorno, Ren vide che
Monsieur Bouchard aveva uno scaffale pieno di libri con lettere
dorate sul dorso. Riconobbe una R.
Philippe andr a chiederglielo. E voi, state disboscando la
vostra terra? Avete costruito la vostra casa? Avete trovato anche voi una donna da sposare?
Monsieur Trpagny non mi ha ancora concesso un terreno.
Ren aveva perso il conto degli anni.
Davvero? Monsieur Bouchard tir gi il grosso libro mastro
e lo sfogli. Be', credo che vi spetti gi da un pezzo. Lavorate
per lui da cinque anni e quattro mesi. Dovr darvi il
vostro salario. Gli far portare una nota da Philippe. Ma avete
trovato un terreno su cui stabilirvi?
Ho visto alcuni posti a ovest delle terre di Monsieur Trpagny:
uno si trova in una vecchia radura indiana, a circa un miglio
dal fiume ma vicino a un piccolo torrente che scorre tutta
l'estate e l'autunno. Un altro  nella foresta, con una limpida
sorgente che sgorga da sotto una betulla gialla e diversi alberi di legno duro.
Monsieur Bouchard lanci uno sguardo all'orchidea appassita
appuntata alla camicia di Ren. Oh, una boutonnire. Sapete,
a Kbec  appena arrivato un giovane dottore molto interessato
alla farmacognosia indiana. Ogni giorno arrivano sempre
pi uomini di talento. E voi avrete senz'altro la vostra terra.
La sfilza di paroloni pronunciati da Monsieur Bouchard mise
a disagio Ren, che tuttavia annu come se conoscesse a fondo la farmacognosia indiana.
Naturalmente  meglio scegliere un tratto di foresta e disboscarla:
pi alberi tagliamo e prima avremo delle belle fattorie
e nuovi coloni. Ma state attento a non tagliare quella betulla.
Se lo fate, la vostra sorgente si seccher. Usate la radura
come pascolo per le mucche. Sospir. E naturalmente Monsieur
Trpagny continuer a essere il seigneur di quelle terre.
Come si dice: "Non c' terra senza signore". Ha una tenuta molto
vasta. Quando coltiverete il grano, lo porterete al suo mulino
per trasformarlo nella farina fine della Nuova Francia.
Non credo che abbia un mulino.
Lo costruir senz'altro.  uno dei doveri del seigneur nei
confronti dei suoi habitants. Probabilmente convincer altra
gente a trasferirsi nella sua tenuta. Monsieur Bouchard mise
via il libro mastro e gli rivolse un sorriso di congedo.
Signore disse Ren. Ho una domanda.
S? L'espressione del delegato si fece seria.
Mari, la donna mi'kmaq, mi ha detto che ha imparato a
leggere e scrivere dal prete della missione. Pu essere vero?
Pre Perreault cerca di insegnare agli indiani l'alfabeto, a
leggere e scrivere un po'. A quale scopo, oltre che per leggere le
Scritture, non saprei, ma molti francesi, soprattutto i mercanti
di pelli, preferiscono essere cordiali con i nativi. Non tutti, naturalmente.
In genere agricoltori e coloni detestano les sauvages.
Secondo voi potrebbe...
Cosa, insegnarvi? Dovete chiederlo a lui, ma sono quasi
certo che dovreste venire alla missione. Se abitaste pi vicino
a Wobik, potreste senz'altro imparare da lui. Ormai vivono qui
quasi venti persone. Perch non scegliete un terreno vicino a
Wobik, invece che a due giorni di cammino in mezzo alla foresta?
Alz e abbass le sopracciglia gialle con aria cospiratoria.
Ren disse che ci avrebbe pensato. Ma il delegato sapeva che
non lo avrebbe fatto. Vedeva la faccia ostinata di un uomo con
la mente di pietra, un uomo che preferiva vivere nella rude foresta,
nella foresta sconfinata che stupiva e spaventava.
Nel viaggio di ritorno ebbe molto su cui riflettere: Mari, una
donna indiana che sapeva - forse - leggere e scrivere, la possibilit
che anche lui potesse imparare quelle arti, e l'ottima notizia
che era arrivato il momento di ricevere la terra e la libert
da Monsieur Trpagny. L'idea di vivere nei paraggi della missione
e dell'insediamento era allettante, ma Ren si sentiva attratto
dai boschi. Wobik, quel minuscolo frammento di villaggio
fangoso, assomigliava troppo alla Francia.
Poco pi avanti del punto in cui Monsieur Trpagny aveva ucciso
l'istrice anni prima, Ren cominci a percepire qualcosa.
Rallent il passo, posando i piedi con cautela per non fare rumore,
e tese le orecchie. Niente. Prosegu, ma la sensazione di
trovarsi nei pressi di un'entit minacciosa persisteva. Cinque
anni di discorsi di Monsieur Trpagny sugli orrori soprannaturali
della foresta, che costituivano l'ethos mnestico di quel
luogo, avevano danneggiato la sua razionalit francese. Ormai
credeva nel witiku, il crudele gigante cannibale, e nei suoi compagni
come nel diavolo e negli angeli. Mentre camminava si
sentiva la nuca esposta e vulnerabile, tutti i sensi all'erta. Gli
irochesi erano lontani, verso sud e ovest, anche se aveva sentito
che a volte qualche gruppo d'assalto s'insinuava non visto
nella foresta per massacrare i coloni. Consider quali animali
potessero fare la posta a un uomo: orsi, coguari, lupi. Fra
questi, gli orsi avevano i poteri magici pi forti. Forse un orso
stava fiutando le sue tracce, ma Ren ne dubitava. In quel periodo
dell'anno gli orsi passavano il tempo a mangiare, rimpinzandosi
di bacche e grasse falene. Quando si ferm a cercare
i segnavia - che erano sbiaditi, quasi invisibili nella luce
calante - lo schiocco di un ramoscello spezzato risuon chiaramente nella foresta tetra.
Da quel momento cominci a scorgere facce di demoni sogghignanti
negli interstizi dei rami, in mezzo agli aghi di pino.
La paura degli irochesi e delle loro indicibili torture gli dilag
nelle viscere. Forse non sarebbe mai tornato alla radura di
Monsieur Trpagny, non avrebbe mai ottenuto la sua terra.
Un po' discosto dalla pista c'era un boschetto di giovani larici,
fitti come peli di cane. Forse poteva nascondersi l dentro,
perch nessuno, neppure un irochese inferocito, si sarebbe
spinto dentro un gruppo di alberi cos compatto. Si rintan nel folto del bosco.
Senza smettere di avvertire qualcosa di estraneo nelle vicinanze,
Ren si frug in tasca per prendere una frittella. In quel momento
sent un lieve odore di fumo. Era il fuoco degli irochesi.
Non osando accenderne uno a sua volta, si rannicchi sotto
i larici e pass una notte da brividi, sonnecchiando con le orecchie
tese per cogliere rumori sospetti. Nelle tenebre riusciva a
distinguere una pallida chiazza di fiori cadavere e funghi luminescenti.
Quei bagliori improvvisi, invisibili di giorno, erano
i segni del passaggio di un demone.
Quando un chiarore a est lasci presagire l'alba, si rimise
in cammino sulla pista appena distinguibile, muovendosi in
fretta. La sensazione di essere seguito si intensific, e lui acceler
il passo, ansimando, sicuro di udire il respiro pesante
di un irochese. Poi si ferm. Scappare non serviva a niente. Si
appost dietro un peccio a qualche iarda dalla pista e aspett
che apparissero gli irochesi. Avrebbe affrontato le loro torture
e sarebbe morto come tanti prima di lui. Era un aspetto ricorrente
della vita nella Nuova Francia.
Poco dopo sent un rumore di rami spezzati, accompagnato
da una voce, due voci. Qualche parola cantata in francese
- ... troverai molti corpi di irochesi... plusieurs corps iroquois
- e poi risate. Francesi! Scorse dei movimenti fra gli
alberi e usc sulla pista. Ma rimase all'erta, pronto a ogni evenienza.
Gli uomini lo videro.
Ah! Ci ha aspettati! Erano bassi e muscolosi, con la barba
nera, spalle e braccia sproporzionate, folte sopracciglia nere e
labbra rosse: hommes du nord, voyageurs, uomini del Nord. Ma
Ren li riconobbe dai grandi occhi, gli occhi di Monsieur Trpagny,
iridi nere come l'ebano in un bianco lampeggiante. Erano
vestiti alla maniera dei voyageurs-mercanti di pelli: il primo aveva
un berretto di lana rosso, il secondo un fazzoletto legato intorno
alla testa, ed entrambi portavano gambali in pelle di cervo
e perizoma all'indiana malgrado le zanzare, una sgargiante
fusciacca annodata in vita e due camicie di lana. Erano ubriachi
e avevano due bottiglie di liquore, che tracannavano camminando.
Erano i fratelli lungamente attesi di Monsieur Trpagny,
provenienti dal gruppo di barcaioli accampati a Wobik.
Si presentarono: Toussaint, con la barba fluente che gli arrivava
al petto, e Fernand, con due basette corte e ispide. Oui,
Tabernacle! Ma certo, per il Santo Tabernacolo: stavano andando
al matrimonio di Claude, e s, avevano seguito Ren, ma
sapevano anche cercare i segnavia. Sarebbero venuti anche alcuni
loro compari, perch nessuno in quel paese deserto avrebbe
perso l'occasione di partecipare a una festa di nozze. Uno
di loro sapeva la strada, ma preferiva non unirsi alla baldoria
perch diceva di provare una forte antipatia per Claude Trpagny.
Sarebbe rimasto a Wobik a sorvegliare i pacchi di pelli.
Passarono le bottiglie a Ren, che si ubriac in fretta mentre
i fratelli diventavano pi esuberanti, vantandosi delle loro
vite libere e selvagge, cantando canzoni con strofe interminabili.
Toussaint disse che conosceva pi di quaranta canzoni; Fernand
millant di averne imparate pi di cinquanta e annunci
che le avrebbe cantate tutte, a partire da Petit Rocker. Cominci
bene, ma si interruppe dopo sette strofe. Se la prese con Ren.
Tu credi che non facciamo altro che cantare canzoni e camminare
nella foresta? No! Come si dice, viviamo intensamente,
amiamo intensamente, dormiamo intensamente e mangiamo naso d'alce!
Toussaint gli mise in mano un pezzo di roba scura, dicendo
che non era naso d'alce ma pemmican. Sapeva di bruciato e
di muffa, e dentro c'erano peli e grumi di grasso chiaro, color
zampa di gallina. Era coriaceo, e pi Ren lo masticava e pi
gli si gonfiava in bocca. Bevve un sorso di whiskey e si sforz di mandarlo gi.
Stava pensando al loro compagno che era rimasto a Wobik
con i pacchi di pelli, all'uomo che aveva visto sparire sotto l'ombra
del peccio, e d'un tratto fu certo di sapere chi era.
Quello che  rimasto a Wobik, ha i denti guasti?
Denti guasti? No. Chalice! Non ce li ha proprio. Mangia
solo polenta e brodo. Non pu mangiare il pemmican, e sarebbe
una zavorra per tutti se non si preparasse i pasti da solo.
Sbaglio o si chiama Duquet?
S, Duquet. Come lo sai?
Era engag con me, sulla stessa nave e assunto dallo stesso
uomo, vostro fratello Monsieur Claude Trpagny. Un giorno
 scomparso nei boschi. Vostro fratello crede che sia stato divorato
dal loup-garou.
Haha! Non  stato divorato, magari solo un po' rosicchiato.
 un uomo d'affari. Conosce quelli che contano nel commercio
delle pelli, anche gli inglesi. Dice che un giorno sar ricco.
Ren aveva le sue idee sul perch Duquet non volesse vedere Monsieur Trpagny.
Il ricongiungimento dei fratelli con zio Chama fu chiassoso e
sentimentale. Piansero, si abbracciarono, imprecarono, trangugiarono
whiskey, si diedero pacche sulle spalle, si guardarono
con seriet, piansero ancora e discussero. I fratelli disapprovavano
il disboscamento. Il loro stile di vita non lasciava cicatrici
sulla terra, dissero, non spogliava nessuna foresta. Scivolavano
lungo i corsi d'acqua, e nel giro di pochi secondi la scia
del loro passaggio svaniva nella corrente e le foreste rimanevano
cos com'erano, silenziose e sconfinate.
Zio, devi tornare con noi nel paese alto, ci divertiremo ancora.
Ma Chama rispose con un sorriso triste. Aveva una deformit
spinale che ogni anno lo rendeva sempre pi curvo. Quando
disse che non poteva pi reggere la dura vita del voyageur,
i due fratelli descrissero spietatamente i loro favolosi viaggi in
canoa, venti, trenta ore senza mai fermarsi. Menzionarono gli
eroi dell'acqua, piansero ricordando un amico che si era rotto
una gamba e aveva l'osso che spuntava fuori dalla pelle raggrinzita.
Lo avevano immerso fino al collo nell'acqua gelida per farlo morire.
Non  durato neanche fino alla fine di J'ai trop grand peur des
loups, che ci aveva chiesto di cantare. Era la sua preferita, quella
canzone. E ha cantato le strofe insieme a noi, battendo i denti,
finch gli si  fermato il cuore ed  passato a miglior vita.
Questo diede la stura ad altri racconti di coureurs de bois andati incontro a una fine prematura.
... E Mdard Baie, che aveva quei tremendi dolori al ventre ed  morto di febbre del castoro?
Una pianta velenosa che i castori mangiano di gran gusto,
e ho sentito che anche gli indiani la mangiano, ma per i francesi  mortale.
Mancavano quattro giorni al matrimonio, e la sposa, che veniva
da Kbec, sarebbe arrivata solo di l a tre albe. L'avrebbe accompagnata
un prete, non Pre Perreault ma un sacerdote pi
importante, di Kbec. Il sacramento del matrimonio si sarebbe
celebrato nella grande casa di Monsieur Trpagny. In quel momento,
ancora nel suo bel completo parigino leggermente insozzato,
il seigneur stava dando istruzioni a due uomini mi'kmaq
che caricavano su un carro le merci da portare nell'elegante edificio.
Il fuoco ardeva nei grandi focolari per togliere l'umidit, i
pavimenti erano cosparsi di fragrante erba del bisonte. Quegli
stessi indiani, con l'aiuto di Chama, avevano costruito un lungo
tavolo sotto i pini. Era tutto pronto, a parte il cibo.
Mon Dieu! grid Monsieur Trpagny. Si era sbarazzato di
Mari senza pensare che gli serviva una cuoca, e solo adesso si rendeva conto di avere un problema.
Quale problema? url Toussaint. Metti in tavola il pemmican!
Ci nutriamo venticinque uomini al giorno con quella roba,  tutta salute.
Monsieur Trpagny si gir verso Ren e disse: Vite! Vite.
Torna di corsa a Wobik e trova Mari. Portala qui. Porta tutto
quello che le serve per preparare un banchetto di nozze. Intanto
noi procureremo pesce e selvaggina. Vite!.
Mari e Renardette erano sedute davanti alla missione, intente
a spennare uccelli. Mari ascolt stoicamente la richiesta di
Monsieur Trpagny e continu a strappare piume, lasciandole
cadere a terra. La brezza leggera le faceva rimbalzare e rotolare.
I minuti passavano e Mari non diceva niente.
Allora, andiamo? Vieni con me? Ho l'ordine di portare tutte
le provviste che ti servono. Monsieur Trpagny mi ha dato
questa per te disse Ren, mostrandole una moneta lucente. E
questa per comprare il necessario per il banchetto. E le mostr la seconda moneta.
Elphge ucciso anatra buona con freccia disse Mari, girando
l'animale per farne ammirare il petto grasso a Ren.
Lui lanci un'occhiata a Elphge, che sorrise e abbass timidamente la testa.
Un'anatra magnifica disse Ren. La pi bella anatra della
Nuova Francia. Magari Monsieur Trpagny pagher per averla.
 per Maman disse Elphge, poi, sopraffatto da quell'eccesso di socialit, scapp dietro l'edificio.
Renardette, in disparte, muoveva un piede disegnando un
semicerchio nella polvere. Io ho della buona birra a casa di Monsieur.
Ren cap che Mari avrebbe preferito restare dov'era e arrostire
l'anatra di Elphge. Tuttavia si alz, e lui la segu dentro la missione.
Mari mise l'anatra spennata dentro uno zaino di vimini. Prese
le giacche, poi disse: Ple Pell non qui. Non sa. Io scrive
lettera. Prese una penna e un calamaio dallo scaffale, trov
un pezzo di carta e, dopo essersi seduta al tavolo, vi tracci sopra una sfilza di segni.
Cos'hai scritto? domand Ren, divorato dalla curiosit.
La penna dice: "Cucino per tre soli". Questo scrive io.
Ren vide con i suoi occhi che Mari sapeva scrivere, anche
se le sue lettere sembravano mucchietti di terra espulsi da un
verme, completamente diversi dalla sua squisita R.
Lungo il cammino Mari usc diverse volte dal sentiero per
raccogliere cipolle selvatiche, funghi ed erbe aromatiche. Pass
molto tempo in riva al fiume a cercare qualcosa in particolare,
e quando lo trov - piante alte dalle foglie soffici - strapp
le infruttescenze e le mise in una piccola borsa. Quando arrivarono
alla radura di Monsieur Trpagny, i fratelli avevano
gi macellato sei cerve, mentre Chama era accovacciato sopra
un grosso storione e stava estraendo le uova con le mani per
metterle dentro un secchio. Mari non parl a nessuno di loro,
ma entr nella vecchia casa e cominci a tirare fuori pentole e
pentolini da trasferire nella dimora degli sposi. Dalla credenza
prese bacche secche e noci. Trov il recipiente del lievito,
trascurato in sua assenza, ne raschi il contenuto dentro una
ciotola, aggiunse farina e acqua, copr la ciotola e la port sul
carro. Mise i semi che aveva raccolto in riva al fiume sul ripiano
pi alto della credenza. Parl a Monsieur Trpagny a voce
bassa, cos piano che la sent solo lui.
Domani fare pane. Domani tutto cucina. Poi missione.
Eh fece Monsieur Trpagny. Vedremo.
...
.
...
Capitolo 5. IL MATRIMONIO.
...
.
...
Philippe Bosse doveva portare la sposa, la cameriera spagnola
e il prete sul suo carro appena verniciato. I fratelli e i loro compari
trapper bevevano e si azzuffavano sotto i pini. Monsieur
Trpagny camminava su e gi, si precipitava in casa a sistemare
qualcosa, usciva di nuovo per guardare dentro le pentole di
Mari, poi per scrutare nelle tenebre della cupa alle. Elphge
aveva acceso il fuoco dentro una lunga buca, dove i quarti di
cacciagione potevano arrostire sugli spiedi ricavati da ramoscelli
verdi e il grande storione sfrigolare sulla tavola di cedro
a cui l'avevano fissato. Mari correva avanti e indietro tra
la buca del fuoco e un fuocherello secondario dove cucinava
le verdure e le erbe. In una pentola faceva sobbollire gli ingredienti
per una specie di budino di mais con sciroppo d'acero
e mele secche, un dolce di cui Monsieur Trpagny era ghiotto.
Mentre l'impasto gorgogliava e scoppiettava, Mari vi aggiunse i semi che aveva raccolto in riva al fiume.
Gli ospiti di Wobik cominciavano ad arrivare a gruppi e coppie
e si sedevano a bere l'ottima birra di Renardette, chiacchierando
e ammirando la bella casa di Monsieur Trpagny. Guardavano
dentro la grande camera da letto addobbata con arazzi
importati, e le loro dita irruvidite dal lavoro toccavano indiscrete i cuscini imbottiti di asclepiade.
Sembra la Vecchia Francia.
Dieu, forse un po' troppo...
Udirono la sposa molto prima di vederla.
Ascoltate! disse Elphge. Gli ospiti tacquero, tendendo le
orecchie. All'improvviso tre cervi sbucarono dalla foresta e si
sparpagliarono in direzioni diverse. Tutti sentirono un tintinnio
lontano, che piano piano crebbe di volume finch non divent
una stridula voce femminile che urlava con foga: Mi
rifiuto! Imbroglione! Impostore! Selvaggi in agguato! Incivili!
Zotici! Alberi dappertutto! Sono stata ingannata! Mio zio 
stato ingannato! Qualcuno pagher! Mi rifiuto! Torner a Parigi!
Je vais retourner  Paris!. E passarono ancora dieci minuti
prima che il carro foderato di pelliccia di Philippe Bosse entrasse nell'alle.
Toussaint disse a Fernand:  cos brutta che deve essere per
forza ricchissima. Il colorito paonazzo della sposa era esaltato
da una generosa applicazione di belletto, i capelli arancioni
le spuntavano da sotto la parrucca. La cameriera aveva l'aria
di nascondere un poignard nella giarrettiera. Il prete importato,
Pre Beaulieu, sedeva impietrito, aggrappandosi al bordo
del carro con una mano ossuta. Lo sguardo della sposa si ferm su Monsieur Trpagny.
Voi! esclam. Spiegherete questa mostruosit. Gesticol
sdegnata in direzione dell'elegante dimora di Monsieur
Trpagny. Che tugurio. C'est un vrai taudis! Spiegatemi come
fa questa capanna nella foresta a essere un bel castello in una
grande e ricca citt, come avete raccontato al mio tutore e zio.
Salt gi dal carro con l'agilit di una cacciatrice inuit, e i voyageurs
applaudirono. Lei li incener con un'occhiata sprezzante
ed entr in casa a passo di marcia insieme alla cameriera, seguita da Monsieur Trpagny e Pre Beaulieu.
Philippe Bosse si lament a bassa voce con gli astanti. Le
ho detto: "Madame, io mi sono impegnato ad accompagnarvi
in questa bella foresta fino alla bella dimora di Monsieur Trpagny,
e lo far. Quel che seguir dovr deciderlo lui".
Si aspettavano che da un momento all'altro la sposa, l'inquietante
cameriera e il prete ossuto uscissero di casa, risalissero
sul carro e ripartissero per la Francia. Ma non apparve
nessuno. Gli ospiti sentivano le loro voci: quella della sposa
accalorata e furiosa, ammonitrice e sarcastica; quella di Monsieur
Trpagny adulatoria, implorante e giustificatrice; quella
del prete sommessa e tranquillizzante. Con il passare del tempo
la voce della sposa si raddolc, quella di Monsieur Trpagny crebbe di volume.
Toussaint, Fernand e Chama avevano gi sentito le sue argomentazioni,
e anche Ren. Il solito ritornello! "Ricche foreste...
quantit di terreno inimmaginabili... suolo fertile... pesci
a volont... fiumi poderosi... belle citt del futuro... la domus."
Scese il crepuscolo, e Chama, Elphge e Philippe Bosse accesero
un fal. I voyageurs assaggiarono il whiskey del barile.
Aspettarono.
C' il banchetto, dopotutto disse Toussaint, guardando
il cibo con ingordigia. Lui e i suoi compari si diressero verso
il tavolo dove Mari aveva disposto la pentola di anguille
stufate, lo storione arrosto, l'anatra grassa nella costosa salsa
di zucchero, i vassoi di frittelle di mais, il cacamos di alce,
le zampe di cervo cucinate in modo da risultare croccanti
all'esterno e tenere sotto i denti, i budini e le salse. Lungo
la tavolata erano disposte bottiglie di cherry brandy. Prima
che potessero toccare quelle gustose pietanze, un grido
li blocc. Monsieur Trpagny era fermo sull'elegante soglia
di pietra, e dietro di lui c'era Mlissande du Mouton-Noir,
la faccia rossa e corrugata alla luce del fal. Monsieur Trpagny
spalanc le braccia come un'oca selvatica in procinto di spiccare il volo.
Attenzione! grid. Gli ospiti vogliano accomodarsi, prego.
Gli ospiti risposero con un mormorio elettrizzato e un applauso speranzoso.
Nel salotto si sedettero su panche di legno fresco, ammirarono
il pavimento di parquet e l'ornato couvre-feu e rimasero
a bocca aperta davanti al fiabesco lampadario con i prismi di
cristallo che, frantumando la fiamma delle candele in migliaia
di dardi, contribuivano a creare un'atmosfera da cattedrale per
la cerimonia di nozze. Le donne di Wobik fissavano invidiose
l'elaborato braccio girevole in ferro battuto del camino, che
poteva sorreggere le pentole in tre diverse posizioni.
Dopo la cerimonia cominciarono i festeggiamenti. Elphge accese
il fal, e le fiamme proiettarono lunghe ombre sulla scena.
Gli ospiti si avvicinarono al tavolo, i voyageurs precipitandosi
a infilzare e tagliare, gli abitanti di Wobik piluccando la carne
con aria raffinata come in un ritrovo dell'alta societ. Monsieur
Trpagny mise in tavola bottiglie di svariate fogge: vino
rosso, rum, brandy, whiskey, e persino champagne, autentico
champagne francese. Due voyageurs tirarono fuori il violino e
cominciarono a suonare, mentre gli altri cantavano e battevano
le mani. La musica rumorosa e il violento scalpitio dei ballerini,
le fusciacche che sventolavano e fluttuavano alla luce del
fuoco scacciarono ogni pretesa di raffinatezza. Ball anche la
sposa paonazza, mentre Monsieur Trpagny si esibiva in folli
prodezze atletiche. Il suono distorto rimbalzava contro gli alberi
della foresta, e gli spiriti maligni si ritirarono nella terra
ad aspettare che fosse tutto finito. Sotto un cespuglio, coperto
da uno strofinaccio, era in attesa il budino di mais con i potenti
semi di cicuta d'acqua, il regalo d'addio di Mari per Monsieur
Trpagny. Aspettava il momento giusto per offrirglielo.
Il cielo era chiaro quando gli ultimi ballerini si avvolsero nelle
coperte sotto il peccio. Solo i voyageurs erano ancora svegli,
seduti intorno al fuoco a passarsi l'ennesima bottiglia. Ren li interrog su Duquet.
Duquet, gli dissero, era furbo. Aveva amici negli alti ranghi
della compagnia delle pelli. Conosceva uomini importanti.
Stringeva accordi collaterali e si teneva tutte le pelli di martora.
Portava il whiskey proibito al Nord, per ubriacare gli indiani
e indurli a barattare le pelli alle condizioni per loro pi
svantaggiose. E Duquet  molto forte, il pi forte tra noi. Ha
una grande resistenza. Essere forte era tutto. Duquet stava diventando una leggenda locale.
Ren pensava che il seigneur si fosse ritirato con il suo trofeo,
ma ora vide che Monsieur Trpagny si era avvicinato al
fuoco e li stava ascoltando. Le fiamme sbiadivano nella luce crescente del mattino.
Questo Duquet disse Monsieur Trpagny, cominciando
piano ma proseguendo a un ritmo sempre pi veloce e aspro,
strabuzzando e roteando gli occhi. Duquet? Sarebbe quel Duquet
che ha firmato un contratto per trascorrere tre anni al mio
servizio? La sua voce sal fino a un boato furioso. Sarebbe
quel Duquet che  scappato come un cane?  quello, il Duquet
di cui parlate? Guard i suoi fratelli.
Toussaint, la barba floscia e macchiata, non disse nulla, ma
Fernand alz i maliziosi occhi Trpagny sul fratello fresco di
nozze e disse: Ouais. Proprio lui. Dice che sei crudele.
Ah fece Monsieur Trpagny. Non sa ancora quanto posso
essere crudele. Tornate a Wobik adesso? Vengo con voi.
Avr il teschio di quel cane. Finir i suoi tre anni e poi vedremo chi  crudele.
Fratello disse Toussaint, ti conviene lasciarlo in pace.
Duquet  un uomo pericoloso. Monsieur Trpagny, pungolato
da quell'apostasia, grid a Elphge: Sella il mio cavallo.
Vostro budino? disse Mari, porgendogli il tegame freddo.
Ma Ren not lo sguardo adirato che il seigneur le lanci mentre si precipitava in casa.
Nei pochi minuti che Monsieur Trpagny impieg a scusarsi
con la novella sposa per la sua precipitosa partenza, Toussaint
e Fernand corsero al fiume, saltarono sulla canoa del fratello
e cominciarono a pagaiare come indemoniati, quarantacinque
pagaiate al minuto, scendendo a valle verso Wobik. Il cavallo
di Monsieur Trpagny non era cos veloce, e quando entr di
gran carriera a Wobik, nel tardo pomeriggio, i fratelli traditori
e Duquet se n'erano gi andati. La canoa rubata era rimasta
l, con una pelle di martora drappeggiata sulla traversa: la firma beffarda di Duquet.
Lo sposo, esausto e furibondo, si accasci sulla veranda di
Monsieur Bouchard finch costui non torn dalla festa, poi
si fece firmare un mandato per la cattura e la restituzione di Duquet.
Non avr pace finch non lo prender, e allora lo vedr soffrire.
Monsieur Bouchard era entusiasta di quella promessa di
vendetta che sembrava uscita da una vecchia ballata, ma non
aveva idea di come eseguire il mandato, e lo disse a Monsieur Trpagny.
Succeder rispose Trpagny, digrignando i denti macchiati.
Mari butt il budino di mais fra le braci, dove eman prima
un profumo appetitoso e poi uno sgradevole odore di frumento
e zucchero bruciati; quindi torn alla vecchia casa. La
ghiandaia grigia che seguiva tutto dall'alto aspett un giorno
per lasciar raffreddare le ceneri, poi becchett incuriosita
il grumo bruciato. Qualche giorno dopo, Chama scopr la carcassa
dell'uccello con le zampe attorcigliate in un nodo da marinaio, uno spettacolo molto strano.
Monsieur Trpagny torn alla sua dimora nella foresta e
rimugin per qualche settimana, preparando una spedizione
nelle terre selvagge per catturare Duquet. Ma i suoi pensieri
presero una piega imprevista che lo spinse a rimandare. Sempre
pi spesso lasciava sola la nuova moglie e passava molto
tempo nella vecchia casa con Mari, alla quale aveva proibito
di tornare alla missione. Mari, seguendo le sue istruzioni, cucinava
pietanze prelibate, e tutte le sere Monsieur Trpagny
si metteva in ghingheri e portava la cena a Madame Trpagny.
Il budino di mais non riapparve. Marito e moglie mangiavano
in silenzio nell'elegante sala da pranzo, e dopo cena,
quando la cameriera aveva sparecchiato, Monsieur Trpagny
beveva un bicchiere di brandy e poi diceva: Buonanotte, Madame,
e tornava da Mari. Sembrava che non fosse cambiato
nulla. Mari e i suoi figli parlavano e ridevano insieme a bassa
voce come sempre, e il piacere che ricavavano dalla compagnia
reciproca irritava Trpagny, che sibilava Silence!. Anche
Ren si domandava cosa avesse da dire Mari in quei lunghi
discorsi, spesso accompagnati da gesti e occhi spalancati.
Molti mesi dopo avrebbe capito che raccontava le vecchie
storie dei mi'kmaq, e nell'ordito di quel retaggio intrecciava
la trama delle complicate storielle e dei giochi di parole che
piacevano tanto alla sua gente. Ma Trpagny, sicuro di essere
l'oggetto delle loro risate soffocate, dilatava le narici rosse e ordinava loro di tacere.
Un mattino, mentre Ren e Chama erano nella foresta a tagliare
alberi, arriv la cameriera e si avvicin al vecchio. Gli
porse una lettera, dicendogli che Madame Trpagny voleva che
la portasse a Wobik, dal delegato. Chama sbuff e scosse la testa,
ma quando la donna gli mostr una moneta d'oro prese la lettera e se la infil nella camicia.
La sua pelle di castoro rimase vuota per due notti, e Ren lo
rivide solo al crepuscolo del terzo giorno, con la canoa rubata
di Monsieur Trpagny, il pretesto per la sua assenza in caso di domande del nipote.
Che succede? domand Ren.
Niente di buono. Monsieur Bouchard  diventato color fango quando ha letto quella lettera. Ha detto che verr qui domani con il prete per consultarsi con Madame e mio nipote. Brutta faccenda.
...
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...
Capitolo 6. DONNA INDIANA.
...
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...
Monsieur Bouchard e Pre Perreault entrarono nella radura in
groppa al vecchio cavallo da tiro di Monsieur Bouchard. Ren,
che stava trascinando una cesta di pesci, si raddrizz per osservarli.
I visitatori oltrepassarono il deposito senza fermarsi,
dirigendosi verso la dimora di Monsieur Trpagny. Ma quel
gran gentiluomo, che stava lavorando nella vecchia fucina, li
vide dalla porta aperta e corse fuori. Dove andate, Monsieur
Bouchard? Pre Perreault, che ci fate qui?
Il delegato si gir, smont da cavallo e guard con ira Monsieur
Trpagny. Pre Perreault smont a sua volta e tenne le redini.
Monsieur Bouchard disse:  increscioso che vi troviate qui
e non nella vostra maestosa residenza con la vostra legittima
moglie, Madame Trpagny. Ho ricevuto una lettera dalla signora,
la quale si lamenta perch continuate a vivere con la donna
indiana, Mari, e vi mostrate di rado nella dimora nuziale dove
lei  legittimamente installata, e dove dovreste stare anche voi.
Pre Perreault parl in tono serio: La signora desidera ritornare
a casa dello zio in Francia ed esige la restituzione della
sua ricca dote, visto che avete infranto i voti matrimoniali.
Vi siete comportato male, perci la signora  nel suo diritto. Lo
zio  un uomo potente. Si sta occupando della faccenda, e questo
sar un problema per voi e per la vostra posizione di seigneur.
Vi chiedo di accompagnarci dalla signora, che attende di
venire liberata da questa situazione spiacevole e oltraggiosa.
Monsieur Trpagny li segu in silenzio lungo il tenebroso sentiero che andava a ovest.
La giornata pass lentamente. Ren raccont a Chama e Mari
quello che aveva visto e sentito. Gli sembr di scorgere un lieve
sorriso sul volto di Mari. Quando lei rientr in casa, Chama
disse: Mio nipote doveva andare subito a cercare Duquet. Doveva
stare con la sua ricca moglie. Quando c' di mezzo una
donna indiana ci sono sempre guai. La moglie francese non  una che fa finta di niente.
Scese la notte, e gli uomini ancora non tornavano. Chama
disse: Claude la implorer e le conceder tutto quello che vuole,
piuttosto che perdere i soldi e la posizione. Lo conosco.
All'alba del mattino dopo, mentre Ren e Chama si preparavano
per un altro giorno di lavoro, i tre uomini tornarono con aria soddisfatta.
Diteglielo subito disse Pre Perrault. Subito. Tutti guardarono Ren.
Cosa? Cosa c'? disse lui. Non aveva ancora avuto occasione
di parlare della terra a Monsieur Trpagny, e ora temeva
che il seigneur avesse trovato un modo per sottrarsi alle sue responsabilit.
Sposerai Mari disse Monsieur Trpagny. Adesso. Pre
Perreault  disponibile a celebrare le nozze.
No! grid Ren. Poi sussurr, per non farsi sentire da Mari:
 vecchia. Non voglio sposarla. Aveva sognato una moglie
sbarcata da uno di quei mercantili che trasportavano donne
francesi, les filles du Roi, le ragazze del Re. Una timida bellezza
dagli occhi azzurri. E poi, voi e Mari...
Era solo un matrimonio di campagna. Pre Perreault pronunci
quelle parole nella sua maniera garbata. Un'usanza di campagna.
Comunque no disse Ren.
Cerca di ragionare disse Monsieur Trpagny affabile. Mari
ti aiuter a costruire una casa sulla terra che ti conceder, e sar
molto generoso. Ti conceder una doppia porzione di terreno.
Avrai degli ottimi aiutanti: i ragazzi indiani Elphge e Theotiste
e la serva Renardette. Mari  una brava cuoca. Ti riscalder
nelle notti d'inverno.  esperta nella cura delle malattie.
Ha un certo valore. Cosa vuoi di pi?
Mari, ferma sulla soglia, ascoltava impassibile. Pre Perreault
le fece cenno di avvicinarsi. Ren aveva il cervello pieno
di pensieri discordanti, ma dentro di s aggiunse un altro
punto alla lista di Monsieur Trpagny: con Mari al suo fianco
poteva imparare a leggere e scrivere, oppure, ancora meglio,
poteva contare su di lei per leggere e scrivere quando gli serviva.
La vagheggiata fille du Roi dagli occhi azzurri svan. Si sent
di nuovo catturato dal travolgente corso di eventi a cui non
poteva sfuggire. Cosa poteva fare contro gli ordini di quegli
uomini importanti? Annu: s, avrebbe sposato Mari, una vecchia donna indiana. E cos fu.
In ogni vita ci sono avvenimenti che danno nuovo senso all'esistenza.
Da quel momento in poi tutto cambia, il passato sbiadisce.
Per Ren il grande colpo era stata la perdita di Achille,
l'amato fratello, che gli mancava tantissimo. Era venuto nella
Nuova Francia per scappare da quel lutto, senza rendersi conto
che avrebbe portato il dolore dentro di s. Il secondo avvenimento
importante fu il matrimonio forzato con Mari.
Monsieur Trpagny esegu una formale concessione di terre,
assegnando a Ren la vecchia domus, l'officina e gli orti, ma
senza la mucca; inoltre gli cedette la radura a ovest che lui desiderava
tanto e il terreno con l'acqua limpida che sgorgava da
sotto la betulla. Da un giorno all'altro Ren divent un possidente.
Pre Perreault e Monsieur Bouchard ripartirono poco
dopo la breve cerimonia, con la firma di Monsieur Trpagny
sulla concessione terriera di Ren.
Monsieur Trpagny parl a Mari con noncurante sarcasmo.
Madame Sel. Prepara la cena come sempre, e Chama la porter
a me e alla mia signora. Da domani cuciner la cameriera,
finch non troveremo una cuoca e una domestica. Faremo arrivare
una pawnee o un paio di schiave negre da Kbec. S'incammin nella foresta, diretto a ovest.
Sei beccacce si stavano frollando da giorni e avevano raggiunto
il livello di decomposizione allucinogeno che piaceva a
Monsieur Trpagny. Mari arrost gli uccelli, li mise in una grande
cesta, aggiunse una coscia di cervo fredda e quattro porzioni
di storione al vapore. Ren pens che il seigneur non meritava
una cena come quella. Chama, che era diventato premuroso
nei confronti della cameriera spagnola, port le provviste sul
carro trainato dai buoi, con la mucca legata dietro. Per loro, invece,
Mari sbatt sul tavolo un vassoio di anguille calde guarnite
con salsa di acetosella. Quel mattino aveva fatto il pane,
e ora serv una pagnotta con l'ultimo pezzo di burro: peccato per la perdita della mucca.
Mentre andava dal focolare al tavolo nella sua tunica di pelle
di alce, Mari sembrava quella di sempre, ma diede a Ren
l'anguilla pi grassa e gli sfior la mano. Quando i ragazzi si
ritirarono nel wikuom, lei prepar un giaciglio davanti al camino
e si sfil la tunica. Rimase nuda alla luce del fuoco, la prima
donna nuda che Ren avesse mai visto: non una vecchia indiana
respinta che avevano rifilato a lui, bens una donna forte e ben fatta. Si sdrai sul giaciglio e attese.
Ren si tolse i vestiti, consapevole di puzzare di unto. Si distese
accanto a Mari, che si gir verso di lui. La favolosa sensazione
di una pelle liscia e calda contro la propria fu uno shock
potentissimo. Era dai tempi in cui lui e Achille si avvinghiavano
e sussurravano e sperimentavano senza riserve che Ren
non provava pi la sbalorditiva emozione di un altro corpo
nudo vicino al suo. L'elasticit di Mari, i suoi muscoli sodi, il
suo odore di pane, anguille di fiume ed erbe amare lo fece impazzire.
Non era Achille, ma fu a lui che Ren pens mentre si dava da fare.
Al mattino Mari disse: Buono tu, poi si alz, si infil la tunica
dai disegni sbiaditi e accese il fuoco.
Con una sconcertante intuizione, Ren cap che l'espressione
impassibile di Mari derivava dalla calma accettazione dei tumulti
e dei rovesci della vita, un atteggiamento che in un certo
senso si intonava alla sua convinzione di volare sui venti del
cambiamento come una foglia secca. Mari conosceva le risposte
alle domande pi sconvolgenti, perch i mi'kmaq avevano
esaminato il mondo con fantasia sconfinata per molte generazioni.
Con il passare dei mesi e degli anni, Ren impar
molto da lei. Il loro rapporto divenne un matrimonio di intelligenze oltre che di corpi.
Sulla natura della foresta avevano posizioni opposte. Mari
la considerava un'entit vivente, indispensabile come i corsi
d'acqua, piena di doni - medicine, cibo, riparo, materiale per
attrezzi - che tutti potevano scoprire e ricordare. Con essa si
viveva in armonia e gratitudine. Mari riteneva sbagliato continuare
ad abbattere alberi con lo sciocco proposito di "sgomberare
il terreno". Ma quelli, pensava Ren, erano discorsi da
donna. La foresta era l, enorme e illimitata. Il compito degli
uomini era assoggettarne l'esuberanza, domare la terra su cui
cresceva: terra inutile finch non fosse stata disboscata e seminata
a grano e patate. Entrambi sembravano soggetti a forze
esterne, senza la possibilit di decidere su questioni come
il matrimonio e il taglio degli alberi.
Un po' pi a ovest, il castello di Monsieur Trpagny risuonava
di malcontento. Il seigneur si stanc della moglie autoritaria
che ripeteva continuamente di voler tornare a Parigi,
e cominci a maledire il mondo da lui stesso creato. Dal proposito
di consolidare la domus pass a quello della vendetta.
Se solo Duquet fosse stato un gentiluomo, lo avrebbe senz'altro
rintracciato e sfidato a duello. Anche se era passato troppo
tempo, annunci che alla prima luna piena sarebbe partito per
cercarlo. Elphge, disse, doveva accompagnarlo come scudiero.
Forse non fu un caso che si fosse deciso a partire dopo che
Bouchard lo aveva chiamato alla corve per la costruzione di
una nuova strada, un dovere oneroso al quale neppure un signore con una particule poteva sottrarsi.
Quella notte Mari pianse. Disse che era giusto che Monsieur
Trpagny cercasse Duquet, se voleva, ma Elphge non c'entrava nulla.
Prima di partire, Monsieur Trpagny seppell una piccola
scatola di metallo sotto la soglia, mormorando un paio di maledizioni.
La cameriera lo vide dalla finestra del salone al piano
di sopra. Trpagny ed Elphge partirono sotto il duro cerchio
della luna, e non si seppe pi nulla di loro, di Duquet n dei fratelli barbuti fino alla primavera successiva.
...
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...
Capitolo 7. BCHERON.
...
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...
Il tempo passava lentamente, una lunga serie di giorni plasmati
dal lavoro. Ren si accorse che Mari, per tutta quella seconda estate, era stata pi silenziosa del solito.
Parla, Mari. Cosa c'? Devi dirmelo.  per Elphge? Stai
pensando a Elphge? la sollecit una sera, dopo che il piccolo
Achille e le gemelle neonate, Noe e Zoe, si erano addormentati.
Lei annu e poi abbass la testa. Segu un profondo silenzio,
cos profondo che i volteggi di una falena attratta dal fuoco
smossero l'aria, e si sent lo sbuffo di vapore quando una fiamma la gherm.
Donna, parlami. Le afferr entrambe le mani per dimostrarle il suo bisogno di capire.
E la lunga, triste storia venne fuori. Mari era terrorizzata
all'idea di perdere Elphge. Parl ancora del tempo in cui era
bambina, quando il suo popolo viveva lontano da l, lungo la
costa orientale. Un giorno, una nave carica di uomini pallidi
attracc di fronte al loro campo in riva all'oceano. I nuovi arrivati
si presentarono come les franais. Il popolo di Mari insegn
ai wenuj a raccogliere molluschi e bacche, condivise con
loro il proprio cibo. Uno dei francesi era Pre Perreault, o Ple
Pell, come lo chiamava lei. Per qualche settimana sembr che
andasse tutto bene, ma un giorno, all'improvviso, i forestieri
dichiararono che sarebbero tornati in Francia, e che avrebbero
portato con s alcuni mi'kmaq. Nessuno voleva andare, ma i
wenuj sorrisero in modo disarmante e poi, senza preavviso, un
manipolo di marinai pelosi cattur sette persone, fra cui Mari,
e le trascin rapidamente a bordo. La nave lev gli ormeggi
e si allontan prima che le persone rimaste a terra capissero
cos'era accaduto. Allora si misero a correre lungo la riva, gesticolando e urlando. La nave prese il largo.
Molti giorni, molti giorni noi male. Poi in Francia arriviamo.
Francia? Sei andata in Francia?
S. A Palis andiamo su carrozza, grande rumore. Tutti noi
piange. Mangia male, dorme dentro scatola. Molto tempo. Fratello
male. Tosse, lui soffoca. Wenuj porta via. Morto. Maman
morta. Io male. Grande piaga calda a me fa. Tutti morti. Solo
io e bambino piccolo. Nave porta noi. Ple Pell dice andate
casa. Molto tempo. Oceano arrabbiato. Bb morto. Poi nostra
buona terra. Gente mi'kmaq corre. Ride.
Ma la gioia del ritorno non dur. Nei mesi successivi quasi
tutta la trib and incontro alla morte.
Malattia wenuj. Mi'kmaq morti. Stesso male fa mia faccia
brutta. Si indic le guance butterate dal vaiolo, poi prosegu.
Decine di membri della trib vennero colpiti dalla malattia che
guastava la faccia, e il minuscolo villaggio divenne una pozza di sofferenza.
Ren aveva capito che Mari e altri mi'kmaq erano stati caricati
a forza su una nave francese e portati a Parigi, dove erano
morti quasi tutti. Mari si era ammalata di vaiolo, ma era sopravvissuta
e aveva affrontato il lungo viaggio di ritorno attraverso
l'oceano fino alla sua terra. Per aveva portato con s la malattia,
e la maggior parte della sua gente era morta.
Allora, prosegu Mari, Ple Pell l'aveva portata a Kbec.
Alla missione aveva sposato Lolan, un brav'uomo mi'kmaq.
Elphge e Theotiste erano i suoi figli. E anche Jean-Baptiste.
Uomo grande ma lui morto. Uno mio figlio morto. Ma Elphge,
Theotiste e Jean-Baptiste non morti. Io a Wobik con Ple
Pell. Quella missione tu conosce.
E alla missione l'aveva trovata Trpagny, che l'aveva presa
come domestica ma pochi giorni dopo le aveva usato violenza.
Cos andavano le cose nella Nuova Francia.
No figlio con lui. Medicina no-bb io conosce. Len, tu buoni
bbs con me. Ma adesso a Elphge dico:
"Indietro torna, Elphge, indietro torna!".
Sembrava che l'avesse sentita. La neve si stava sciogliendo,
lasciando un cerchio vuoto intorno alla base di ogni albero,
gocciolando come pip e scorrendo sul terreno fradicio fino a
formare ruscelli e torrenti, quando un uomo entr zoppicando nella radura.
Mari lo riconobbe subito. Elphge! Gli corse incontro per
sostenerlo. Il ragazzo era emaciato, pieno di lividi e croste di
vecchi tagli. La caviglia destra era una protuberanza gonfia e
violacea. Non parlava. Lo portarono in casa quasi di peso e lo
deposero sul giaciglio. Mari attizz il fuoco, prepar una pozione
soporifera e riscald un nutriente brodo d'alce; poi prese
delle pigne di cedro bianco dalla dispensa e le pest fino a
ridurle in polvere, le mescol a radici e foglie di felce tritate
e prepar un impiastro per la slogatura. Nel frattempo Ren
continuava a fissare il ragazzo semicosciente.
Dov' il seigneur? Dov' Monsieur Trpagny? gli chiese dolcemente,
ma Elphge non poteva rispondere, non in quel momento.
Rivolgendogli domande a cui poteva rispondere con un cenno
della testa, Mari scopr da Elphge che Monsieur Trpagny
era morto, ma il ragazzo non volle dire n quando n come.
Rimase in dormiveglia per nove giorni, poi parve recuperare
le forze tutto d'un colpo. Dopo un mese usc a tagliare alberi
con Ren. Era silenzioso, sorrideva di rado e teneva gli occhi
bassi come se guardare il mondo gli facesse male.
Chama non lavorava pi con loro. Era andato a Kbec con
Madame Trpagny e la cameriera spagnola, perch la sposa
era di nuovo intenzionata a tornare in Francia. La cameriera
aveva sviluppato una particolare avversione per la dimora di
Trpagny, perch aveva sollevato la pietra della soglia e aveva
trovato la scatola di metallo nascosta l sotto. Si era aperta
abbastanza facilmente, malgrado le lingue di ruggine sul coperchio,
ma dentro c'erano solo denti umani e ciocche di capelli.
Anche Chama voleva tornare nel vecchio continente, a
coltivare cipolle in un terreno libero da radici. Conclusero che
Monsieur Trpagny era morto. Partirono alla luce della luna,
e quando Mari sent i muggiti lontani della mucca non munta and al castello e se la prese.
Casa. Porta molto aperta disse a Ren. Presto dentro vive
gente porc-pic. S, le case vuote venivano subito invase dagli istrici.
Lo zio di Mlissande du Mouton-Noir, la moglie di Trpagny,
scrisse diverse lettere alla nipote. Monsieur Bouchard le teneva
in un angolo della scrivania, come se un giorno la donna
potesse venire a ritirarle. Ma arriv il giorno in cui una lettera
perentoria indirizzata direttamente a lui pretese informazioni
sulla signora, che non aveva mai risposto alle missive preoccupate
dello zio. A Monsieur Bouchard tocc l'ingrato compito
di scrivere a Mouton-Noir e all'intendente per riferire la triste
notizia che la nave aveva urtato contro gli scogli qualche
miglio a valle di Wobik e tutti i passeggeri erano morti. Si finse
stupito che la notizia del disastro non fosse arrivata a Kbec,
perch era successo gi da un po' di tempo.
Molti mesi dopo il suo ritorno, d'un tratto il silenzioso Elphge
parl durante il pasto serale, con una voce stridula per lo scarso
uso. Disse solo che un giorno si sarebbe vendicato degli irochesi
e dei loro padroni, gli inglesi. Qualche tempo dopo, mentre riposavano
dopo una lunga mattinata invernale trascorsa a cercinare
alberi, Elphge disse a Ren che le donne irochesi avevano
reciso i tendini delle gambe di Monsieur Trpagny e poi gli
avevano cucito tutti gli orifizi del corpo - orecchie, occhi, narici,
bocca, ano e pene -, e dopo due o tre giorni Monsieur Trpagny
si era gonfiato come una nuvola di temporale ed era scoppiato.
Non dirlo a Maman disse Elphge. Ci starebbe male.
Ren non credeva che Mari ci sarebbe stata male. Tuttavia
non riusc a dirle che Trpagny era morto in maniera cos dolorosa, torturato nelle parti molli.
Un giorno Ren pagai fino a Wobik insieme a Theotiste, che
era grande abbastanza da marciare nella milizia e ascoltare le
tirate del capitano Bouchard sui metodi di guerra furtivi e silenziosi
degli indiani, bench lui tra i guerrieri di Odanak avesse
imparato pi di quello che il capitano Bouchard avrebbe mai
saputo. Ora il ragazzo voleva visitare Kbec e Trois-Rivires,
e avrebbe preso un passaggio sulla prima nave che scendeva
a valle. Dopodich, disse, sarebbe andato a Odanak, che i
francesi chiamavano St Franois, per unirsi all'agglomerato di
mi'kmaq, abenaki, sokoki, cowasuck, penobscot, androscoggin,
missiquoi e una dozzina di altre trib rifugiatesi l. Ren
era dispiaciuto della sua partenza, perch la manodopera era
scarsa e costosa. Se lui non avesse potuto lavorare non ci sarebbe stato nessuno a sostituirlo.
Quando la nave di Theotiste part, Ren torn a far visita a
Monsieur Bouchard. L'anziano capitano aveva notizie per lui.
Un bravo medico francese che si  gi fatto un nome a Kbec
vuole studiare le piante della nostra foresta. Raccoglie informazioni
sul loro uso dai selvaggi. Mi ha mandato una lettera
per chiedermi se Mari vorrebbe incontrarlo. Se lei accettasse
di mostrargli le piante medicinali che crescono da queste parti,
sarebbe disposto a pagarla. Non so quanto, per cos ha detto.
Chi ? domand Ren. Verr da noi?
Il capitano Bouchard consult le lettere. Michel Sarrazine.
Sapete, la fama di Mari come curatrice di malati e feriti  arrivata
fino a Kbec. Qui a Wobik non siamo cos insignificanti come
pensano alcuni. Anche se Mari  solo un'indiana mi'kmaq.
Il medico era un uomo piccolo dalla fronte alta. I capelli scuri,
non coperti dalla parrucca, recedevano sulle tempie ma gli
scendevano ondulati fino alle spalle, e le labbra rosse e piene
si piegavano in un sorriso con le fossette. Monsieur Bouchard,
chiedendosi perch non portasse la parrucca, cerc di
coinvolgerlo in una discussione su libri e idee per capire che
tipo era: un perfetto conservatore o un pioniere del libero pensiero
in cerca di nuove cure? Ma il dottor Sarrazine rispose
gentilmente che aveva poco tempo e desiderava vedere Mari
prima possibile. Aveva una borsa di lino con dentro un quaderno,
dei rinforzi di cartone e un rotolo di carta assorbente.
Aveva portato un pacchetto di aghi francesi per Mari. Monsieur
Bouchard gli prest il suo unico cavallo e, un po' a malincuore,
lo guard allontanarsi verso ovest. Il dottor Sarrazine
ritorn dopo dieci giorni, canticchiante e sorridente, con
la borsa zeppa di campioni di piante selvatiche destinati in
parte al Jardin des Plantes. Bouchard, senza avere ottenuto la
conversazione colta che desiderava, guard l'erudito salire a
bordo della nave per Kbec. Il medico si gir con il suo sorriso
accattivante e gli rivolse il saluto militare. Bouchard ricambi il gesto e rientr in ufficio.
Passarono gli anni nella foresta fumosa, e le squadre di lavoratori
sottoposti alle corve della Corona ampliarono la pista
diretta a ovest e la trasformarono in una strada. Nuovi coloni
si insediarono nella foresta. Ogni mattina il suono delle scuri
lontane e vicine infastidiva i picchi, i quali, immaginandosi
circondati da rivali, fuggivano in zone pi selvagge. Gli alberi
scricchiolavano e cadevano, gli uomini piantavano il mais fra
i ceppi. I cervi e gli alci si ritiravano, i lupi li seguivano a nord.
In un certo senso la foresta stava inghiottendo Ren Sel, il suo
distruttore. La foresta era sempre davanti a lui. Ren non riusciva
a smettere di tagliarla, ma dai ceppi e dalle radici ancora
vive spuntavano germogli che gli crescevano vigorosi sotto
il naso, e la sua scure saliva e scendeva con un movimento
circolare quasi continuo. Gli sembrava di scorgere sempre pi
alberi all'orizzonte. Soffriva al pensiero che i suoi innumerevoli
colpi d'ascia non potessero nulla contro la puntuta corona
verdeggiante che si stendeva sconfinata sulla terra.
Un giorno di primavera Mari si ammal e, malgrado si lamentasse
poco, divent troppo confusa per gestire la casa. Dimagr,
il suo viso mite perdette ogni rotondit e prese la forma
del cranio sottostante; cominci ad avere visioni e a dimenticare
tutto ci che le veniva detto, dimentic i suoi figli, dimentic
Ren, dovettero legarla a una sedia per impedirle di buttarsi
nel fiume. Per un anno Renardette si prese cura di lei, ma
un luminoso mattino di maggio Mari rispose alle sorelle morte
che la chiamavano con la voce del gufo.
Le sorelle dicono "vieni". Nel giro di due ore le aveva raggiunte.
Ren non riusciva a capire. Era risaputo che i mi'kmaq vivevano
molto a lungo e rimanevano forti fino all'ultimo, e Mari
non era vecchia. Fu una perdita dolorosissima.
A questo punto gli disse Renardette una settimana dopo, 
giusto che ci sposiamo. Ren scosse la testa, prese la scure e
and nel bosco. Renardette, alle soglie dell'et adulta, era gonfia
di birra, imperiosa e collerica, costantemente offesa da affronti
immaginari. E questo non lo avrebbe dimenticato.
La fine viene per tutti, anche per i boscaioli. Ren era sempre
stato un dfricheur, un bcheron, oppure, come diceva l'antico
libro, "boscaiolo, abitante della foresta, proprietario di alberi;
colui che possiede una scure, abbatte gli alberi, taglia la legna,
maneggia la scure. L'uomo che usa la scure per abbattere gli
alberi: li taglia, li cima, li sfronda, li spacca, li accatasta". La
sua vita era trascorsa tra dure fatiche, con il sudore bruciante
che gli colava negli occhi, le punture degli insetti nella stagione
calda, le mani callose permanentemente ricurve per adattarsi
al manico della scure, i lividi e il sangue, l'onnipresente
fumo degli alberi bruciati, il dolore dello sforzo continuo, la
sega ingombrante, gli insidiosi alberelli usati come palanchini,
i manici nuovi da adattare alle vanghe rotte e i grandi tronchi crudeli da sollevare senza sosta.
Ma Achille, il figlio undicenne di Ren, lo trov morto nella
foresta, inginocchiato con le mani nodose strette intorno al manico
della scure, la lama piantata nel tronco di un cedro, Ren
morto a quarant'anni per un colpo d'ascia alla nuca. Un coltello
affilato gli aveva inciso la circonferenza della testa parallelamente
alle sopracciglia, lo scalpo era stato rimosso per incassare
la taglia. Era rimasto fino all'ultimo un esperto boscaiolo,
con la vita e il corpo plasmati dalla volont della scure. E cos sarebbe stato per i suoi figli e per i suoi nipoti dopo di lui.
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PARTE SECONDA.
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IMPOTENTI GUARDANO LE SUE IMPRONTE. 1693 1727.
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Capitolo 8. FORGERON.
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Duquet era sfuggito a Trpagny, ma poi? Con in mano l'alberello
che aveva tagliato per farne un bastone, i denti rimasti
che gli bruciavano in bocca, la tosse e una fitta nel fianco,
segu il fiume verso ovest fino al calar della notte. Prima che
facesse giorno si rimise in cammino, inghiottendo senza masticarli
i pezzi di sformato di pesce che aveva nascosto sotto
la giacca la sera prima. Bevve dal fiume e prosegu di buona
lena. Segu il fiume lungo il crinale, casomai Trpagny e quello
stupido di Sel avessero deciso di andargli dietro. L sopra
il terreno era accidentato ed eroso. Sotto di s vedeva acqua
impetuosa, alberi semisommersi come teste fradice sballottate
dalla corrente. La fame lo spinse di nuovo in riva al fiume,
dove annod il collo e le maniche della camicia e la tenne di
traverso sott'acqua, con un'estremit aperta per attirare i pesci.
Ne cattur a sufficienza per nutrirsi, succhiando gli umori
della carne cruda come fa un ragno con un insetto. Dopo otto
giorni, sudicio e graffiato, smarrito nella foresta ma spinto da
una vaga necessit, raggiunse un altro fiume che scendeva da
nord. A nordovest c'erano zone ricche di castori, indiani che
cacciavano i castori e mercanti che trasportavano le pelli lungo
il fiume. Duquet si mise in cammino.
Durante la terza settimana di viaggio si svegli e apr solo
l'occhio sinistro, perch il destro era incollato dal pus rappreso.
Era cos stanco che spesso cadeva e si addormentava con
la faccia sul tappeto di foglie morte. Ormai non sentiva pi il
dolore dell'ascesso; avvolto in un velo di zanzare risucchiava
l'aria fredda che sapeva di legno marcio. Sulle mani e sulle
braccia aveva cinque o sei ferite in suppurazione. Sotto un
cespuglio di amelanchier aveva trovato le costole di un animale
con attaccati dei filamenti di carne scura, ma quando
ne aveva messa una in bocca era stato aggredito da una bestia
selvatica, che gliel'aveva strappata con denti e artigli ed
era fuggita con il bottino. Duquet era indebolito dalla perdita
di sangue, non solo per i morsi dell'animale, ma anche per le
punture di simulidi e zanzare. Poi perdette il fiume. Lo cerc
in ogni direzione, ma era sparito. Per un giorno intero scav
con le mani per scoprire se fosse finito sottoterra. Avanzare
carponi era molto pi facile che stare in piedi e camminare, e
cos prosegu a quattro zampe, piangendo, mormorando sillabe
smozzicate. La pioggia cadeva da nuvole scure come guance
non sbarbate. Il suo orizzonte erano le punte seghettate dei
pecci neri. Cattur un anatroccolo lento, l'ultimo di una sfilata
di anatroccoli diretti verso... l'acqua! Aveva ritrovato il
fiume. Pens che forse stava morendo, ma gli sembr irrilevante.
Prima sarebbe arrivato al Nord, dai mercanti di pelli,
e poi sarebbe morto. Mentre si trascinava lungo il fiume riscoperto
trov qualche ranocchio e un altro anatroccolo che
cattur e mangi, rannicchiandosi sotto le beccate e i dolorosi
colpi d'ala della madre. L la riva era fangosa, pi comoda per muoversi carponi.
Un gruppo di cacciatori odaawa circond la creatura. L'avevano
osservata per due giorni mentre girava lentamente intorno
a un piccolo stagno, dormendo nel fango sotto gli ontani per
poi rimettersi a strisciare.
 malato disse uno. Tutti si fecero indietro.
 ferito disse un altro.
Al suono delle loro voci, Duquet si drizz in ginocchio. Li
guard in cagnesco con l'occhio sinistro. Sulla guancia aveva
impressa la forma dei ramoscelli su cui si era sdraiato. Pieg
ad artiglio le dita incrostate di fango e sibil contro di loro.
Disse qualcosa.
Vuole attaccare disse uno. Gli altri risero, e la loro risata mand in collera Duquet.
 un francese disse uno.
Non possiamo prenderlo. I francesi portano malattie.
 gi malato. Non pu venire con noi.
Lasciamolo qui.
Indietreggiarono e scomparvero.
Qualche giorno dopo, un gruppo di mercanti di pelli francesi
si ferm all'accampamento indiano in riva al fiume.
Vogliamo pellame disse il pi vecchio. Guardate! Per voi
abbiamo asce, accette, aghi. Per voi abbiamo fucili! Proiettili e
polvere. Gli altri mostrarono la merce che trasportavano sul fondo della canoa.
Oui, oui dissero gli intermediari dei cacciatori, tirando fuori
coperte di pelle di castoro, un po' lise ma di ottima qualit, provenienti
dal Nord. Avevano pochi castori, ma molte martore e linci.
Prima che i mercanti se ne andassero, gli odaawa accennarono ridendo
al francese malato che strisciava intorno al piccolo stagno.
I mercanti trovarono Duquet. Il fango si era seccato, e per
arrivare all'uomo sottostante dovettero romperlo e staccarglielo di dosso. Lo portarono al fiume e lo immersero nell'acqua
finch non emerse dalla sua armatura d'argilla. Dubitavano
che sarebbe sopravvissuto, ma la donna indiana che li accompagnava
se lo prese in carico. Mentre lo curava sent la puzza
dell'infezione che aveva in bocca. Nella sua borsa di medicina
aveva un bastoncino di legno con un anello di cuoio all'estremit.
Con quello gli estrasse i denti marci, poi gli diede un
collutorio contro l'infezione e un sedativo.
No muore disse.
I voyageurs lo caricarono sulla loro logora canoa e partirono
per un lontano villaggio ojibwa a nordovest.
Era primavera, i fiumi erano quasi liberi dal ghiaccio tranne
che al mattino presto, i pomeriggi tiepidi erano profumati e
tranquilli. Qualche zanzara volava lenta intorno a loro con le
zampe ciondoloni. Nel villaggio ojibwa, dove un torrente sfociava
in un laghetto, Duquet si ripos a ridosso di un ceppo e
guard gli indiani che fabbricavano canoe, un lavoro complesso
che coinvolgeva l'intero accampamento. I voyageurs si resero
utili andando con alcuni degli uomini pi giovani a raccogliere
grandi pezzi di corteccia di betulla lunghi venti piedi. Li
portarono all'accampamento, e per mantenerli flessibili li deposero
con cura nel torrente, fermandoli con delle pietre. Alcuni
andarono nella palude e abbatterono i cedri bianchi che
avevano cercinato l'anno prima, fendendo il legno stagionato
nel senso della lunghezza. Le donne andavano tutti i giorni a
raccogliere radici e resina di peccio. Si sedevano accanto a Duquet
a scortecciare le radici e a dividerle in due per il lungo.
Gli indiani fabbricarono cinque canoe per s e altre cinque
per i voyageurs, mentre Duquet si riprendeva. Si era rimesso
in piedi e camminava, anche se un po' rigidamente, e mangiava
enormi quantit di cibo morbido che poteva masticare
con le gengive quasi guarite. La vista gli si schiar, l'udito
miglior, sent le braccia riempirsi di forza, e quando le nuove
canoe furono terminate, la guide, un imbecille zelante con
una cicatrice da ustione sulla faccia, gli ordin di salire a bordo
con i milieux, i vogatori centrali, e pagaiare fino allo sfinimento.
La fragile imbarcazione sfrecciava lungo i gelidi fiumi
costellati di massi. Ci furono giorni di bruciore e dolore alle
scapole, ai polsi e alle braccia prima che il suo corpo accettasse
quei movimenti rapidi e instancabili, e ogni giorno pagaiava
un po' pi a lungo. Il collo, le spalle e le braccia cominciarono
a gonfiarsi di muscoli. Duquet, che era basso di statura,
prese l'aspetto del voyageur, largo di spalle quasi quanto era
alto. Impar a leggere l'acqua, a capire le correnti, a individuare
gorghi e mulinelli, ad ascoltare i veterani, che erano arrivati
a conoscere quel mondo acquatico violento e pericoloso
in seguito alle pi dure esperienze. La sera raccontava la
sua storia di ragazzo povero, fuggito dalle strade di Parigi per
cercare fortuna nella Nuova Francia.
Forgeron, un uomo nerboruto con le gambe troppo lunghe
per la canoa, un olandese diventato francese per caso, marinaio
e pescatore, agrimensore quando trovava lavoro e voyageur
scontento quando non lo trovava, gli parl a bassa voce.
Tu non conosci la vita del coureur de bois. La strada del corridore
dei boschi non porta alla ricchezza. Noi e gli indiani facciamo
il lavoro pericoloso e la compagnia si prende i soldi. Siamo degli stupidi.
Negli ultimi anni, prosegu, il commercio delle pelli era diventato
incerto e rischioso. Il coureur de bois non trattava pi direttamente
con i cacciatori, bens con intermediari indiani. Nel
frattempo, le trib nemiche e la diminuzione dei castori allontanavano
gli indiani buoni. A mano a mano che imparava le tortuosit
e gli intrighi del commercio delle pelli, Duquet capiva
che Forgeron aveva ragione. Pagaiare con i milieux non dava accesso
alla ricchezza. Al massimo ne avrebbe ricavato una breve
vita di fatiche e notti all'addiaccio in riva ai fiumi, dove alzando
lo sguardo fra gli alberi si scorgeva una sottile scheggia
di oscurit, trafitta da stelle sparpagliate come manciate di sale.
Alcuni uomini avevano fucili ad avancarica a pietra focaia,
mentre la maggior parte usava i moschetti Charleville dell'esercito
francese. Ma Duquet impiegava troppo tempo a ricaricare
il fucile, perch non potendo staccare la sommit della cartuccia
con i denti doveva strapparla con le dita. Allora scelse
come arma il tomahawk francese, con il quale si allen senza
sosta finch non riusc a mozzare la coda di un uccello in volo,
raccoglierne il corpo, sventrarlo e arrostirlo mentre l'uomo accanto
a lui stava ancora caricando il moschetto.
Duquet si tempr. Vide che i castori stavano rapidamente scomparendo
dalle zone di caccia pi intensa, dove gli indiani, bramosi
di ottenere gli utensili e l'alcol degli europei e pungolati
dagli avidi mercanti, non si lasciavano sfuggire neppure un
animale. Il territorio dei castori si spostava sempre pi a nord e
a ovest. Certo, c'erano uomini bianchi che guadagnavano vere
fortune, ma non erano servi a contratto fuggiaschi e squattrinati.
Duquet si ripropose di ottenere tutto quel che poteva dalla
sua umile posizione nel commercio delle pelli, e di tenere gli occhi
aperti in attesa di migliori occasioni. Era venuto nella Nuova
Francia con la speranza di arricchirsi in fretta e tornare nella Vecchia
Francia, ma ora si chiedeva se il suo destino non fosse legato
a quel vasto territorio di foreste sconfinate e fiumi impetuosi.
Quel paese non era forse il suo posto nel mondo? S, e lui avrebbe
saputo farlo fruttare. In un raro momento di introspezione si
rese conto che il suo carattere spaventava gli altri. Cominci a
comportarsi di proposito come un tipo sorridente, aperto e accattivante,
sempre pronto a raccontare una buona storia e a offrire
con generosit nelle taverne. Stava affilando gli artigli: nel
suo intimo era una tigre opportunista, e se avesse dovuto dilaniare
e straziare per raggiungere la ricchezza, lo avrebbe fatto.
Cominci a barattare per conto suo, offrendo qualche bicchiere
di rum a buon mercato ai pellerossa ingenui, ammassando
le pelli in qualche posto segreto per poi tornare a riprenderle
di nascosto. Contrattava senza ritegno con gli indiani, sorridendo
innocentemente alle loro facce selvagge mentre accettava
mucchi di pellicce in cambio di una iarda di stoffa dozzinale
e una tazza di whiskey adulterato. Un profitto mostruoso.
Nel giro di un anno si era stancato dei mercanti che lo avevano salvato.
Forgeron disse un giorno mentre trasportavano faticosamente
le canoe via terra. Non mi piace questa gente, soprattutto la guide.
Voglio cercare un'altra occasione. Verrai con me?
Perch no? rispose Forgeron. Le canoe si somigliano tutte.
La guide  un tipo difficile, forse per via della sua terribile
storia. Gli irochesi lo hanno buttato nel fuoco per arrostirlo.
Allora perch non hanno finito di cuocerlo e non se lo sono mangiato?
Forse un giorno avrai l'occasione di chiederlo a loro.
Lavoravano in armonia, anche se Forgeron attirava vento e
tempesta. Ma aveva un certo rispetto per i boschi selvaggi.
Parlava spesso a Duquet della foresta e delle sue grandi risorse non sfruttate.
Intorno a noi ci sono ricchezze come non se ne vedevano
dai tempi di Babilonia, per chi riesce a portare i tronchi fuori
dai boschi.  solo questione di fare arrivare il legname a chi
ne ha bisogno. Duquet annu, e cominci a guardare gli alberi con occhio pi avido.
Si unirono a una chiassosa compagnia di coureurs de bois, fra
cui c'erano i bonari fratelli Trpagny, tanto diversi dal superbo
seigneur. Avevano uno stile temerario e ululavano pi forte
dei lupi. Duquet doveva ricorrere a tutta la sua abilit di pagaiatore
su certe acque impetuose che solcavano, rimbalzando
su violente rapide fra strette cornici di roccia e, una volta, addirittura
in mezzo a due imponenti pareti che si inclinavano
fin quasi a toccarsi, stringendosi tanto da trasformare il cielo in
una sottile striscia dai contorni rocciosi. Allo sbocco dell'angusto
canyon, il fiume si tuffava in un maelstrom. Dovettero uscire
dall'acqua e arrampicarsi su per la pista indiana, una stretta
striscia di roccia scivolosa, trasportando la canoa sopra la testa
con le braccia tremanti per lo sforzo. Infine raggiunsero la cima
della parete e poterono guardare gi verso le acque vorticose.
Tabernac disse Toussaint Trpagny. Mi sono addossato a
quella parete con tanta passione che ci ho lasciato l'impronta
della mia virilit. Quel giorno trasportarono le canoe per molte miglia.
Una notte Forgeron, sdraiato sotto una canoa capovolta,
mormor che aveva intenzione di andarsene.
Le mie gambe non sono adatte alla canoa disse. Era vero
che le sue lunghe braccia manovravano la pagaia con grande
potenza, ma le gambe rimanevano piegate sotto di lui per molte
ore, e quando scendeva dalla canoa aveva difficolt a stare
in piedi per via dei muscoli irrigiditi. Spesso la notte si massaggiava
cosce e polpacci, gemendo per il dolore. I voyageurs
avevano le gambe corte e le braccia forti. Le gambe lunghe non erano fatte per la canoa.
Quando infine se ne and, dicendo che avrebbe cercato lavoro
come agrimensore, Duquet part con lui, convincendo i
Trpagny a seguirli. Tornarono indietro verso il St Laurent. Nel
giro di un mese Forgeron venne ingaggiato per tracciare i confini delle propriet a est di Ville-Marie.
Le nostre strade si incroceranno di nuovo disse, ma non su una canoa.
Duquet continu ad ammassare pelli insieme ai fratelli Trpagny.
Diventarono un famigerato trio che distribuiva rum e whiskey agli indiani, i quali cedevano le loro pellicce in cambio del terribile spirito evocatore di visioni.
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Capitolo 9. LES QUATRAINS DE PIBRAC. Guy du Faur, Seigneur de Pibrac.
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Duquet prosper durante le stagioni successive a un'annata
cattiva, in cui gli insediamenti erano stati tormentati dal desiderio
delle navi da rifornimento francesi che tardavano ad
arrivare, oltre che dalla paura degli irochesi, che appena dieci
anni prima avevano sorpreso e massacrato gli abitanti di Lachine
e potevano ripetere l'impresa. Malgrado i combattimenti
in corso, enormi carichi di pelli di castoro scendevano lungo
il fiume, e continuarono a scendere finch i cappellai e i pellicciai
di Francia non ne ebbero abbastanza e i magazzini non
furono stracolmi di pellicce di roditore. Duquet torn a constatare
la debolezza del commercio di pelli, che poteva soffrire
di eccedenza o scarsit. I castori potevano scomparire per
la caccia eccessiva, per malattie o per ragioni ignote. Oppure
gli indiani potevano catturarne troppi. Duquet osservava e rifletteva.
Ormai le storie degli immensi profitti del commercio
delle pelli gli sembravano frottole. Lui voleva una ricchezza
cospicua e permanente, una ricchezza che durasse cent'anni.
Voleva un patrimonio da trasmettere ai figli. Voleva vedere il
proprio nome sugli edifici. Si accorse con stupore di desiderare
una discendenza, di voler dare inizio a una stirpe. Il nome
Duquet non sarebbe stato pi una maledizione, bens un onore.
Ma c'erano delle difficolt: in primo luogo, la bruttezza delle
sue mandibole sdentate. Poteva essere impossibile trovare
una moglie avvenente. A meno che non si fosse arricchito.
La sua mente alacre rifletteva senza sosta sulla domanda:
esisteva in quel nuovo mondo una risorsa che fosse illimitata,
che avesse valore e potesse costruire un patrimonio? Scart le
creature come castori, pesci, foche, selvaggina o uccelli, tutte
esposte al rischio di estinzione e all'instabilit del mercato.
Torn ripetutamente alla stessa conclusione. Esisteva un solo
bene durevole che in Europa scarseggiava: la foresta. Duquet
sapeva, come tutti, che i coloni inglesi del Sud se la passavano
bene tagliando i pini per le alberature della flotta inglese. Perch
non lo facevano anche i francesi? Ricord le parole di Forgeron.
La foresta era immensamente vasta e in grado di rigenerarsi.
Poteva fornire legname per navi, case, riscaldamento.
I profitti erano potenzialmente infiniti. S, c'erano molti problemi
legati al trasporto e al mercato, ma era un settore non
sfruttato che poteva espandersi e dominare. In Francia c'erano
uomini che commerciavano in beni forestali, ma in Nuova
Francia ce n'erano pochi, e forse ancora meno nelle colonie pi
a sud. Cos, pens Duquet, negli anni a venire avrebbe guadagnato
il pi possibile con le pellicce, si sarebbe preparato sotto
ogni aspetto, e una volta pronto sarebbe passato al legname.
Per il momento non intendeva abbandonare il redditizio commercio
delle pelli, un affare pessimo e complicato per i cacciatori
indiani, ma molto remunerativo per i commercianti bianchi esperti del mercato.
Una sera descrisse brevemente il suo piano ai fratelli Trpagny,
dicendo che sarebbe stato felice di averli come soci quando
fosse passato al commercio del legname. Fu sorpreso dal
loro scarso entusiasmo. I loro occhi riflettevano il fuoco come
scarabei arancioni. Forse, disse Toussaint, e Fernand disse: vedremo.
Si girarono a guardare gli alberi.
Bene, lasciamo le cose come stanno. Duquet cambi argomento
e disse che aveva un altro grosso ostacolo da superare.
Non sapeva n leggere n scrivere, e doveva assolutamente
imparare per non farsi imbrogliare nelle trattative con gli scaltri
mercanti. Era ancora pi ignorante di quello stupido di Sel,
che andava tanto fiero della sua lettera.
Il mondo imbroglia chi non sa leggere. L'ho visto succedere
spesso disse Toussaint. Se vuoi imparare ti serve una Tonaca Nera.
I gesuiti sanno scrivere un'infinit di pagine, sanno
leggere a mente e ad alta voce finch non gli si incrociano
gli occhi. Prendiamone uno e portiamolo con noi. Mentre contrattiamo
con gli indiani lui potr convertirli, e nei momenti
tranquilli ti insegner quello che vuoi imparare. E cos rapirono
Pre Naufrag, membro di un gruppo di missionari in cammino verso gli uroni.
Prima di agire osservarono per alcuni giorni il gruppetto e le sue guide urone.
Guarda disse Toussaint, nascosto dietro un albero, sono
in quattro. Scegli quello che preferisci. Lo prenderemo quando
si tirer in disparte per rispondere al richiamo della natura.
Duquet esamin ciascun sacerdote. Uno sembrava pi svelto
e vivace degli altri. Era il primo ad alzarsi, se c'era il sole
accendeva il fuoco con la tecnologia avanzata di uno specchio
ustorio, disfaceva e rifaceva i bagagli con alacrit e passava
meno tempo degli altri a pregare.
Quando il missionario entr nell'ombra e alz la tonaca per
orinare, i tre scattarono come selvaggi. Toussaint gli tapp la
bocca con un bavaglio di cuoio, Fernand gli leg le mani dietro
la schiena e Duquet lo spinse verso il loro accampamento
nel folto della foresta.
Siete francesi! esclam pi tardi il prete, quando Duquet
gli tolse il bavaglio. Vi credevo indiani. Perch mi avete allontanato
dai miei fratelli? Stiamo andando dagli uroni.
Duquet spieg che gli uroni potevano aspettare. Pre Naufrag
sarebbe rimasto con loro finch non gli avesse insegnato
a leggere e scrivere. Lo avrebbero trattato bene, ma non gli
conveniva tentare la fuga.
Perch se vi catturano gli irochesi diventerete un martire.
Pre Naufrag disse che era impaziente di diventare un martire,
pi che di insegnare i rudimenti dell'alfabeto agli illetterati.
I miei amici mi aspettano. Vi avverto, pagherete caro questo affronto.
Duquet gli spieg che, mentre viaggiavano per raccogliere
pellicce, lui avrebbe avuto numerose occasioni di convertire i selvaggi.
Quello che chiedete non  neppure possibile. I miei manuali
sono rimasti con i miei compagni di viaggio. Il gesuita sorrise trionfante.
Questo non  un problema ribatt Fernand, rovistando nella
sua borsa da caccia. Con un sorriso vendicativo tir fuori un
libro logoro e macchiato e lo cacci in mano a Pre Naufrag.
Icitte! Ecco il vostro manuale: Les Quatrains de Pibrac.  un
regalo di mia madre e lo porto sempre con me. "Prima onora
Dio, poi tuo Padre e tua Madre, Dieu tout premier, puis Pere at
Mre honore cit. Nelle pagine di Pibrac si pu trovare qualunque cosa.
Dio sa che gioverete pi a noi che a mille uroni. Pre Naufrag,
abituato all'obbedienza, annu con rassegnazione, ma
insistette per avere una preghiera quotidiana, una messa settimanale
e un momento di discussione su un argomento teologico a sua scelta.
Il prete aveva la faccia come una piccola spada, sottile e aguzza.
La pelle olivastra si tendeva sopra gli zigomi sporgenti, la
chioma ondulata era nera come quella di uno spagnolo. Ah,
pens Duquet, sembra proprio un moro. Ma quando sorrideva
- cosa che accadde solo il terzo giorno dopo la sua cattura - si
trasformava completamente. La bocca larghissima sembrava
dividere la faccia in due parti indipendenti. E i denti appuntiti
- mon Dieu, pens Duquet, mormorando fra s: quanti ne
ha - risplendevano di un candore innaturale.
Quanto alle lezioni, Duquet imparava in fretta. Scarabocchiava
lettere e numeri - l'aritmetica entr ben presto nel programma
- su centinaia di pezzi di corteccia di betulla. Le sue
mani, indurite da anni di pagaiate, faticavano a coordinare i
piccoli muscoli necessari a tracciare lettere eleganti, e il risultato
era una grafia rozza. Non aveva importanza: bastava che
fosse leggibile. Il prete si integr nel gruppetto e finse di non
vedere il traffico di whiskey e l'inquietante alone di ambiziosa
avidit che circondava il suo allievo. Era affascinato dalla capacit
di Duquet di ritenere le informazioni, perch sembrava
ricordare tutto, frammenti di tedesco, greco, latino e inglese,
ogni parola che lui pronunciava, persino le preghiere. Al termine
del primo anno il Pibrac rientr nella borsa di Fernand,
perch stava cadendo a pezzi, ma ormai Duquet lo sapeva a
memoria. Se gli fosse venuta voglia di citare poesie scadenti,
aveva a disposizione una quartina per ogni situazione della
vita. Ma lui preferiva disprezzare Pibrac.
Due anni dopo, all'inizio della primavera, Pre Naufrag, vestito
come un taglialegna perch la sua tonaca si era lacerata
nella boscaglia, li lasci malvolentieri.
Ma  arrivato il momento di separarci disse Duquet con un
sorriso paziente. Come dice Pibrac: "I passi dell'uomo sono
diretti da Dio". Ora vi porteremo dagli uroni, perch io devo
andare in Francia per affari.
Un altro anno di studi e sono convinto che avreste potuto
acquisire una considerevole dimestichezza con il latino, la lingua
pi importante per l'uomo d'affari che intendete diventare.
Ma Duquet storse la bocca: i suoi pensieri andavano in un'altra direzione.
Camminarono per sei giorni, costeggiando campi e boschi
incendiati fino ai margini della foresta, dove si trovava la missione
degli uroni. Fernand, tossendo, disse: Ogni volta che
vengo nel territorio urone lo trovo in fiamme.
Duquet rimase in disparte mentre i Trpagny abbracciavano
il prete e gli auguravano buona fortuna. Lo guardarono avanzare verso la radura. Poi scomparve nel fumo.
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Capitolo 10. TUTTI VOGLIONO ANDARE IN CINA.
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Duquet non riusciva pi a pensare alle pellicce. Non faceva
che riflettere sui complicati problemi del commercio di legname.
Prima di tutto, gli alberi: non sempre i migliori crescevano
vicino agli approdi fluviali. E chi avrebbe comprato i tronchi
grezzi, quando chiunque poteva tagliare ci che gli serviva?
Tavole segate, pronte da lavorare: ecco la soluzione. Ci voleva
innanzitutto una segheria ad acqua, oppure una buca del segatore con uomini e attrezzi.
Cominci a notare che ogni cosa al mondo era fatta di legno.
Ed era tutto intorno a lui, inesauribile e di ottima qualit.
Si poteva convincere la Marina Reale francese a comprare il legname
della Nuova Francia? L'Inghilterra, Duquet lo sapeva,
aveva un gran bisogno di rifornimenti per la marina, perch
la lunga guerra aveva interrotto i suoi intensi scambi col Baltico.
Gli inglesi erano il nemico, per c'erano grandi vantaggi
nel commerciare con loro, magari attraverso un intermediario.
E che ruolo potevano avere Spagna e Portogallo? La sua mente cominci a valutare le possibilit.
Parlava da solo, perch i Trpagny non erano interessati all'argomento.
Quali sono gli alberi pi ricercati? Le querce, naturalmente,
ma sono rade e crescono solo in determinati posti. Non so
perch non sono diffuse come i pini e i pecci. I cantieri navali
inglesi potevano usare il legno di pino? Di tsuga? Di faggio?
Come trasferire gli alberi dalla foresta alle navi? Certo, se
voleva trasportare il legname fino a un paese lontano come la
Francia, gli servivano una nave e un capitano.
Pensando ai legni rari gli torn in mente il commercio delle
pelli, il suo mestiere attuale. Perch concentrarsi sui castori
come tutti gli altri? Dovevano esistere persone che desideravano
altre pellicce, come visone, ermellino, lontra, topo muschiato,
volpe, lince, martora. Decise di passare una stagione
a farne incetta, per poi andare in Francia con un carico di pelli
rare. Cominci subito ad assillare gli indiani perch gliele
procurassero, agendo come l'intermediario di se stesso. L'ultima
sera che pass con i Trpagny, mentre sedevano davanti
al fuoco a bere il whiskey grezzo destinato agli indiani (con
l'aggiunta di peperoncini del Caribe per accentuarne la potenza),
Duquet dichiar che in Francia avrebbe trovato una moglie
e l'avrebbe messa a sfornare figli. E i fratelli Trpagny, in
quella loro ultima bisboccia collettiva, gli chiesero scherzando di portare un paio di donne anche per loro.
Duquet si imbarc per la Francia su una nave comandata dal
capitano Honor Deyon, un uomo dal volto grigio con un'ulcera
sifilitica sul labbro superiore. Quando il capitano lo invit
a cena, Duquet colse l'occasione per chiedergli come trovare un passaggio per la Cina.
So che le navi europee ci vanno disse. Il capitano Deyon
si strofin l'ulcera con la nocca dell'indice destro e sospir.
Tutti vogliono andare in Cina disse. Pare che sia un paese
ricchissimo, pieno di cose belle e interessanti. Sulla via del ritorno
si pu fare tappa alle isole e comprare un eccellente caff.
Ed  risaputo che si ricavano enormi profitti dal t e dalle
sete, e anche dal caff, oserei dire. Ma non  facile commerciare
in Cina. Per ottenere il permesso bisogna far parte di una
delegazione ufficiale, e inoltre portare grandi regali all'imperatore
e ai numerosi funzionari, che li accettano come se gli
spettassero di diritto. E non sono molto interessati ai prodotti
occidentali, a parte l'argento. Dicono che nel loro paese c'
tutto quello di cui hanno bisogno. Non so cosa vendiate, ma
un mercante solitario - se  questo che siete - non pu assolutamente
fare affari laggi.  troppo difficile.
Mi occupo di pelli pregiate. Ma se io non posso andare in
Cina disse Duquet, come fanno gli altri ad arrivarci? Chi
commercia laggi? Di chi sono le navi che ci vanno?
I portoghesi sono stati i primi. Adesso gli olandesi, l'Inghilterra,
persino la Francia, stanno tutti provando a mettersi
in commercio con l'Oriente. Ma gli olandesi sono quelli che
ci vanno regolarmente. La Vereenigde Oost-Indische Compagnie,
cio la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, la pi
grande impresa del mondo, controlla tutto. Forse troverete
un capitano bendisposto che vi prender a bordo. E ho sentito
che ci sono capitani mercantili indipendenti, non legati alla
VOC. Quelli sono gli uomini che dovete cercare. Ma io non ne conosco nessuno.
Vuot il suo bicchiere di rum e si sfior delicatamente l'ulcera
sul labbro con la lunga unghia del mignolo. Inoltre concluse,
dubito che parliate cinese.
Pochissimo disse Duquet. Non ci avrebbe messo molto a
imparare le parole pi importanti.
A La Rochelle Duquet venne sopraffatto da sensazioni sgradevoli.
Risentendo i vecchi odori della povert fu tentato di rimettersi
a strisciare lungo i muri come faceva da bambino. La
sua infanzia era stata segnata dai geloni e da una fame inesorabile.
Di suo padre ricordava botte e bestemmie, e alla fine un
paio di gambe che si allontanavano.
Gli bruciavano gli occhi per il fumo grasso dei fuochi all'aperto,
e allora pens ai fiumi limpidi del Kbec e all'aria delle
foreste, ricordi purificanti che lo fecero sentire meglio. Ma
era mortificato dai suoi abiti e dal suo aspetto, che nelle strade
francesi lo denotavano come uno zotico.
In Nuova Francia lui e i fratelli Trpagny sapevano maneggiare
l'ascia di guerra, ma nelle strade di La Rochelle non
c'erano asce. Duquet and dall'armaiolo e compr una spada
vallona, ambidestra e flessibile, come quelle che aveva visto
spesso in citt. Era una spada da gentiluomo. Un giorno,
giur a s stesso, avrebbe ordinato abiti eleganti e una sontuosa parrucca.
Nella zona fra rue des Petits-Bacs e rue Admyrauld, dove ogni
giorno si radunavano i mercanti, Duquet parl con un commerciante
di lana dalla pelle giallastra e dalle mani sporche
e tremanti; quando gli accenn con noncuranza alla Cina, il
commerciante disse di avere un cugino marinaio che era stato
ingaggiato per un viaggio di tre anni da Hoorn a Guangzhou,
la citt che gli inglesi chiamavano Canton.
Ha detto che  stato un viaggio lunghissimo per arrivare
in un posto orribile raccont il mercante, ripassando a Duquet
la bottiglia di brandy che lui gli aveva offerto. C'era una
puzza orribile. Il cibo? Affreux! Gli stranieri non sono ammessi
in citt, vengono tutti rinchiusi in un quartiere orribile. Mio
cugino non vedeva l'ora di tornare a casa. La sua nave aveva
un carico di cavalli, perch il capitano aveva sentito che erano
una merce ricercata dai cinesi. Ma l'intermediario gli ha detto
che ora la Cina si procura i cavalli nel Nord del paese, e cos
non li hanno voluti. Insomma, sono andati fino a Canton per
niente. E nel viaggio di ritorno il capitano era cos arrabbiato
che ha buttato a mare tutti quegli orribili cavalli inutili. Hanno
seguito la nave a nuoto per un pezzo.
Veramente orribile disse Duquet, mentre decideva di partire
subito per Amsterdam o Hoorn. Quante volte Forgeron gli
aveva detto che gli uomini dei Paesi Bassi avevano fiuto per gli affari?
Stai alla larga dalle navi della Compagnia delle Indie Orientali.
Hanno regole durissime, e i capitani giurano solennemente
di farle rispettare.  una compagnia orribilmente avida, che
ha bloccato la concorrenza per molti anni. Solo le loro navi avevano
il permesso di attraversare l'orribile Stretto di Magellano.
Da quando  stato scoperto Capo Horn il loro monopolio
si  rotto, ma i vecchi rancori sono rimasti. Devi fare molta attenzione nella scelta del capitano.
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Capitolo 11. CAPITANO DI MARE OLANDESE.
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Tutti i capitani a cui Duquet si rivolse, dal primo all'ultimo, lo
trattarono con grande diffidenza, perch le rotte commerciali e i
contatti d'oltremare erano sotto la costante minaccia delle spie,
e ogni volta Duquet veniva scambiato per una spia francese.
Solo descrivendo nei minimi particolari le foreste del Kbec e
le difficolt del commercio delle pelli - e mostrando la pelliccia
di martora che aveva cominciato a portarsi dietro come prova
della propria identit - riusciva a dimostrare il suo innocente
disinteresse per i segreti delle rotte commerciali.
In una taverna di marinai al porto, Allo scoglio, not un
gruppo di uomini gioviali che sembravano tutti capitani di
nave. Parlavano un miscuglio di lingue, soprattutto tedesco,
francese, portoghese, fiammingo e olandese, e sembrava che
stessero scommettendo. Uno di loro, che gli altri chiamavano
capitano Verdwijnen - un uomo dalla carnagione chiara con
un grande naso, una cicatrice sulla guancia e ciuffi di capelli
dorati che spuntavano dalla parrucca malmessa - lo colp pi
degli altri per i modi esuberanti e irrequieti. Duquet si accost
lentamente fin quasi a entrare nel gruppo, cercando di afferrare
qualche parola in quella babele di lingue. Dopo un bel
po' Verdwijnen si conged, dicendo che doveva tornare alla
nave. Duquet lo segu nella strada buia. D'un tratto il capitano
si gir e gli punt contro un pugnale.
Brigante! grid nella notte. Aiuto! Una rapina! Al ladro! All'assassino!
Capitano Verdwijnen disse Duquet, non sono un brigante.
Sono un amico, un mercante di pelli della Nuova Francia,
venuto a chiedervi un favore. E si pieg in un goffo inchino.
Si present come un intraprendente uomo d'affari. Divent
il mellifluo, persuasivo Duquet, e spiegando e ammansendo
apr il pacco di pelli che portava sulla schiena come un venditore
ambulante. Disse che poteva pagarsi la traversata: aveva
realizzato una buona vendita di pelli a Montreal, tenendo da
parte le migliori per commerciarle in Oriente. Inoltre avrebbe
fornito al capitano alcune casse del migliore jenever di Schiedam,
lo speciale distillato di ginepro riconoscibile dall'etichetta
verde con un grande occhio giallo, l'occhio di un leone furioso,
assai superiore all'intruglio che il capitano aveva trangugiato
alla taverna. Guarda caso ne aveva proprio una bottiglia
con s, aggiunse, spalancando la giacca per mostrare l'occhio
luteo che faceva capolino dalla tasca interna. Allora l'olandese
si sciolse un po', e disse a Duquet di seguirlo a bordo della
sua nave, la Steenarend - l'Aquila Reale - dove avrebbero potuto
parlare con pi agio. Duquet constat con stupore che si
trattava di una fregata armata a tre alberi che poteva trasportare
pi di cento uomini, con la sala dei cannoni dipinta di rosso per nascondere le macchie di sangue.
Ci sono molti pirati nel Mar Cinese Meridionale spieg il
capitano Verdwijnen. Parlava con chiarezza e decisione, malgrado
Duquet lo avesse visto bere innumerevoli bicchieri di jenever nella taverna dei marinai.
Il capitano gli disse che diffidava degli stranieri, soprattutto
di francesi e inglesi che erano quasi tutti spie, e che avrebbe
rischiato di perdere il posto se il proprietario tedesco della
nave avesse saputo - e lo avrebbe saputo senz'altro - che aveva
preso a bordo Duquet. Lo guard di traverso e strinse i pugni.
Quello che mi chiedete  una cosa grave. Non posso farlo.Diamine, non  mai successo. E non dovr mai succedere.
Nooit: mai. Contorse i lineamenti in una straordinaria serie di
smorfie e cipigli. Duquet gli parl in tono umile.
A me interessa solo trovare un mercato per le mie pelli. E
vi sono molto grato, caro capitano, dell'onore che mi fate anche
solo nel discutere di questo argomento. Torse la bocca,
batt le palpebre. Poi sorrise, apr la giacca e tir fuori la bottiglia,
la stapp e la offr al capitano. Forse possiamo discuterne
ancora disse piano, se non mi avete preso del tutto in
odio? Aveva inquadrato il capitano come uno che avrebbe
fatto qualsiasi cosa per un bicchierino di alcol, un po' come gli indiani del Nord.
La cabina del capitano era grande, con una vertiginosa vista
sul porto dalle finestre posteriori. C'era una sola sedia, davanti
a un tavolo di mogano coperto di mappe. Il capitano indic
una panchetta laterale imbullonata al pavimento, sotto
la quale era sdraiato un grosso mastino che ringhi a Duquet.
Il capitano si accomod sulla sedia, con in mano un bicchiere
pieno fino all'orlo dell'ottimo jenever di Duquet. Guard il bicchiere e annu.
Bene. Sapete, noi olandesi moriamo se smettiamo di bere.
Mand gi una sorsata. O almeno cos dicono.
Duquet apr il pacco e depose alcune pelli sopra le mappe.
Il cane le guard con interesse.
Ne comprerei volentieri qualcuna anche per me, da portare
ad Amsterdam disse il capitano.
Lo terr a mente, ma secondo le mie informazioni posso
guadagnare parecchio vendendole in Cina. E vorrei stabilire
una relazione commerciale con quel paese.
Il capitano Outger Verdwijnen socchiuse gli occhi. Forse Duquet
aveva pi fiuto per gli affari di quanto sembrava. O forse
- pensiero cattivo - era davvero una spia. Ma dopo un'ora
di robuste bevute, conosciutolo un po' meglio, abbandon
la teoria della spia, e quando scopr che avrebbe caricato sulla
nave dieci casse di bottiglie dall'etichetta verde e oro accett di prenderlo a bordo.
Salpiamo fra due settimane. Siamo in aprile,  gi tardi per
cominciare la traversata. Fra giugno e settembre dobbiamo raggiungere
i monsoni di sudovest che portano le navi in India e
Cina, perci preparatevi e fatevi trovare qui il giorno stabilito.
Ora vi mostro il vostro alloggio, che dividerete con mijnheer
Toppunt. Accompagn Duquet in uno stanzino penosamente
angusto e maleodorante, bench munito di portello. La sua
cuccetta era un'ampia tavola di legno. Sull'altra c'erano un rotolo
di coperte grigie e una grande borsa di cuoio, che, insieme
agli stivali da marinaio e ai guanti pesanti buttati a casaccio
sul pavimento, indicavano la presenza di mijnheer Toppunt.
Il giorno dopo Duquet fece consegnare al capitano tre dozzine
di casse del gin dall'etichetta verde. Dal fornitore marittimo
acquist un'amaca, degli indumenti ruvidi e robusti, un
mantello cerato per ripararsi dalla pioggia, un libro mastro rilegato,
penne e inchiostro, un costoso cannocchiale e un sacco di zucchero grezzo.
Una settimana prima della partenza, il capitano Verdwijnen
lo ferm per la strada. Monsieur Duquet gli disse. Vado al
caff a stipulare l'assicurazione. Visto che intendete entrare
nel settore, volete per caso accompagnarmi per ottenere qualche
prezioso contatto? Certo che voleva accompagnarlo. Che colpo di fortuna.
Dopo venti minuti di cammino raggiunsero il locale, una
grande stanza piena di uomini seduti davanti a documenti e
libri contabili. Alcuni scribacchiavano furiosamente, altri parlavano,
avvicinando la faccia a quella dell'interlocutore. In fondo
alla stanza cinque uomini imparruccati ridevano mentre il
sesto leggeva una lettera. Vicino all'ingresso una donna passava
ai camerieri tazze di liquido caldo. Il capitano Verdwijnen
ordin due caff - deux cafs - e condusse Duquet verso il tavolo
degli uomini sghignazzanti, i mediatori assicurativi marittimi.
Al loro avvicinarsi le risate si affievolirono, e sei facce
serie e attente si girarono verso i nuovi arrivati.
Ah, capitano Verdwijnen. Siete venuto a stipulare l'assicurazione,
vero? Questo gentiluomo sarebbe il proprietario della nave?
Il capitano Verdwijnen scoppi in una risata ragliante. No,
no, non  il proprietario della nave,  Monsieur Duquet, un
gentiluomo della Nuova Francia che si occupa di esportazione
di legname. Al momento trasporta pellicce. Ho pensato che
gli facesse piacere conoscervi, in vista di future consultazioni.
Il cameriere port il caff. Duquet guard con sospetto il sinistro
liquido nero. Era bollente e amaro, una pozione disgustosa,
per lo bevve. Un quarto d'ora dopo nuove idee gli affollarono
la mente, ed esamin le facce che aveva davanti con i sensi improvvisamente acuiti.
Guardandosi intorno vide un uomo sui trentacinque anni,
con il volto che sembrava fatto di un materiale simile alla pelle
che, una volta applicato, rimaneva immobile sul cranio. Un
paio di occhietti di ossidiana osservavano il mondo come se
valutassero un avversario. La bocca arcigna e tirata dava un'idea
di cattiveria. Le dita inanellate e le vistose maniche cremisi
contribuivano all'impressione di un essere sospettoso e calcolatore.
L'uomo alz lo sguardo dalle cifre nere che stava addizionando
e lo fiss su Duquet. Lo spazio fra i due vibr per una scarica di antipatia reciproca.
Chi  quell'uomo? mormor Duquet al capitano, senza farsi notare.
E un mercante di Lubecca, commercia in cera e minerali metallici, credo... qui e a Bruges. Come vi guarda! Sembra che vi conosca.
Non mi conosce, e non mi conoscer mai. Ma dallo sguardo duro dell'uomo si capiva che aveva una profonda familiarit con quelli come Duquet: era lo sguardo di un predatore quando ne incontra un altro che si aggira nel suo territorio.
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Capitolo 12. STEENAREND.
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La nave aveva un equipaggio poliglotta: spagnoli, francesi,
fiamminghi, greci, tedeschi, genovesi, giovani provenienti dalla
Malesia, dalle Canarie, dall'isola dei Cani. A Duquet sembravano
tipi pericolosi, molto diversi dai voyageurs rozzi e bonari
che aveva incontrato in Nuova Francia.
Il capitano Outger Verdwijnen era il responsabile della rotta
e, in quel periodo di navigazione stimata e ansiose congetture
sulla posizione precisa delle imbarcazioni, aveva fama di
saper navigare. Secondo Duquet quella fama gli derivava dalla
costanza nello studio e nell'annotazione delle mappe, anche
se il capitano sosteneva che le mappe non dicessero niente
sulle mutevoli coordinate longitudinali della nave, la bestia
nera del commercio internazionale. Eppure sapeva riconoscere
la calda corrente Kuroshio - la corrente nera - e spesso
raggiungeva la costa a meno di quaranta miglia dal porto desiderato,
un margine in base al quale veniva considerato un navigatore esperto.
La bonariet del capitano evapor non appena sal a bordo
della Steenarend, anche se mantenne la sua cordialit con Duquet
davanti al bicchiere serale di jenever, il liquore dall'occhio
giallo. Conversava con vivacit, di navi e del loro carico, della
loro vita breve e del mito delle navi centenarie, di pirati e di
grandi tempeste marine. Descriveva l'insidioso stretto della
Sonda e le esasperanti calme equatoriali, spiegava che la corrente
della Guinea era una trappola e che entrare negli alisei
di sudest significava il sicuro fallimento del viaggio.
Mentre solcavano l'oceano trapunto di onde, Duquet not
tre o quattro navi che rimanevano sempre in vista. Le indic
al capitano, il quale gli rispose con aria d'intesa: Miei amici,
vrienden, poi sorrise e alz le spalle.
Sulla nave c'era una puzza spaventosa, anche se il capitano
Verdwijnen andava fiero dei pisciatoi e dei gabinetti chiusi degli
ufficiali con lo scarico in mare. L'equipaggio si appollaiava
sopra una fila di buchi nella serpa, imprecando quando le
onde gelide gli risciacquavano il didietro infiammato dal sale.
Abbiamo imparato dai portoghesi che cos si evita quello
che loro chiamano bicho do cu, un'infezione anale cos dolorosa
che un tempo faceva impazzire i marinai disse il capitano.
A Duquet gli ufficiali sembravano piuttosto malandati in confronto
al giovane equipaggio, ma quando vi accenn, il capitano
scoppi a ridere e disse che le apparenze ingannavano, e
bench i marinai sembrassero forti, in realt erano infestati da
malattie veneree, minati dalla follia e stupidi come pinguini.
Gli ufficiali, invece, non avevano un bell'aspetto, ma ciascuno
di loro era abile ed esperto in qualcosa di utile.
Il compagno di cabina di Duquet, Franois Toppunt, era un
uomo butterato, con le braccia magre e la faccia scarna che gli
davano un'aria debole, contraddetta dalla sua agilit. Si vestiva
con eleganza, a differenza dei marinai, che portavano berretti
fatti a mano e pantaloni corti e larghi di stoffa cerata rossa.
Era flessibile come un maestro di danza, con un talento per
le decisioni fulminee. Riteneva di essere nato in Borgogna e arrivato
ad Amsterdam da bambino. Quando i suoi genitori erano
morti di peste era stato adottato da una coppia senza figli,
l'orologiaio Willem Toppunt e sua moglie.
I due uomini avevano alcuni tratti in comune. Entrambi erano
svelti di corpo e di mente, ed entrambi erano contenti di
poter conversare in francese, anche se quello di Toppunt era
un po' arrugginito per lo scarso uso e infarcito di parole e frasi
olandesi. Toppunt, inoltre, era patito del grande passatempo
dei marinai, collezionare rarit del mondo naturale.
Raccont a Duquet che nella sua camera delle meraviglie aveva
dei denti di ragno e un uccello del paradiso - quello strano vogel
senza zampe - impagliato. Poi gli disse che il mastino del
capitano amava arrampicarsi in mezzo al sartiame, dove abbaiava quando avvistava i pirati.
Qualche giorno dopo il suo imbarco, Duquet confid a Franois
Toppunt che voleva ordinare dei vestiti nuovi e una parrucca
che avrebbe ritirato al ritorno dalla Cina.
Dovrete pagare in anticipo disse Toppunt, per conosco
un bravo sarto a Parigi, e nella sua stessa via ci sono dei fabbricanti
di parrucche. Mancano ancora cinque giorni alla partenza.
Convinciamo il capitano a darci un permesso, prendiamo
una carrozza per Parigi e facciamo visita a quei signori,
perch anch'io vorrei una parrucca per le occasioni speciali.
La carrozza sobbalzava cos tanto da liquefare il fegato, e
Duquet pass buona parte del viaggio correndole accanto insieme
all'equipaggio. A Parigi trovarono una locanda vicino
alla via dei sarti e dei fabbricanti di parrucche.
L'alba successiva port una di quelle giornate azzurre e fragranti
in cui il vento soffiava via gli odori sgradevoli. Era una
giornata perfetta per passeggiare, e Duquet e Toppunt gironzolarono
per le strade. Toppunt indic un locale molto in voga.
Entrarono, e Duquet si azzard di nuovo a ordinare un caff.
Toppunt schiocc le labbra e dichiar che la cioccolata zuccherata
era deliziosa. Malgrado il gusto catramoso del caff, Duquet
si sent di nuovo pi lucido ed energico. Toppunt disse
che era una delle numerose virt del liquido scuro.
 anche curativo disse il cameriere canuto, unendosi alla
conversazione.  la bevanda preferita di mercanti e uomini
d'affari, perch permette di fare lunghe addizioni a mente e di lavorare per parecchie ore.
Dal sarto, Duquet scelse un velluto blu per la giacca e accett
l'idea di un paio di brache tagliate a sbieco. L'ossequioso sarto
sugger una bella stoffa inglese, dicendo che era molto richiesta.
Duquet prefer un satin blu a righe, ma non riusc a
resistere quando il sarto gli sugger di passare dal calzolaio l
accanto per comprare quelle delicate scarpe dalla punta arrotondata che stavano diventando di gran moda.
Il fabbricante di parrucche, con le mani tremanti per una
febbre malarica o un eccesso di caff, caldeggi le sue nuove
creazioni, pi piccole, pi piatte sulla testa e con "ali di piccione"
ondulate sulle tempie, invece di quelle dai lunghi riccioli
richieste dai due uomini. Insistette nel definirle pi comode e
naturali. Toppunt si lasci convincere, ma Duquet, che aveva
un'idea ben precisa di come dovesse vestirsi un ricco, volle a
tutti i costi la grande parrucca dalla costosa massa di riccioli.
Saranno pronte al vostro ritorno, miei cari, cari signori, ma
solo disse l'uomo, se mi pagate ora, perch naufragi, pirati,
peste e scorbuto non sono sconosciuti fra coloro che viaggiano
verso il lontano Oriente. Se voi non ce la farete, potranno ritirarle i vostri eredi.
Il viaggio di ritorno a La Rochelle fu peggiore di quello d'andata;
uno dei cavalli mor lungo la strada, poi l'assale della
carrozza si ruppe durante una deviazione su un terreno accidentato.
Noleggiarono dei cavalli da sella e viaggiarono pi
comodi, ma raggiunsero la nave quando mancavano poche ore
alla partenza. Il capitano Verdwijnen era di pessimo umore e
accus Toppunt di trascurare il suo dovere.
Sar una macchia nera sulla vostra reputazione disse. Tra
poco subirete le conseguenze del mio scontento. Duquet non
sapeva quale punizione avesse ricevuto Toppunt, ma si accorse
che il capitano trovava sempre da ridire su quel che faceva il suo secondo.
La nave prese il mare, navigando lungo la Manica, oltre Brest,
oltre il Portogallo, poi verso ovest, mantenendosi al largo per
evitare la sporgenza dell'Africa e le calme equatoriali, e verso
sud, attraversando una zona di venti variabili finch il capitano
Verdwijnen dichiar di sentire l'odore del Brasile; poi vir
a sudest verso il capo di Buona Speranza, tenendosi alla larga
dalla corrente di Agulhas, e prosegu verso est, fino a raggiungere
i monsoni di sudovest che li avrebbero portati all'insidioso stretto della Sonda e poi in Cina.
Duquet non amava il mare. A lui piacevano i fiumi, corsi
d'acqua mutevoli e vigorosi che sfidavano l'uomo a decifrare
i loro caratteri lineari. Al confronto l'oceano era un monotono
veicolo di onde che si frangevano, si gonfiavano, a volte
si deformavano e si separavano in un turbinio confuso. Poteva
sopportare le tempeste e lo sballottio delle onde oceaniche,
ma sperava di non vedere mai una gigantesca onda anomala
come quelle descritte dai marinai, di non sentire mai lo spaventoso gemito di un ciclone.
Il capitano Verdwijnen cenava in maniera spartana, da solo nella
sua cabina, con maiale bollito, birra, pane e formaggio. Alla
tavola degli ufficiali, spesso arricchita da delfino fresco o zuppa
di polpo, la conversazione si svolgeva in molte lingue diverse,
e indicare il pane o il vino era pi efficace che chiederli.Duquet cap perch il capitano Verdwijnen fosse arrivato a
esprimersi a gesti e smorfie nel linguaggio universale dei segni.
Gli spieg che il cuoco cinese, Li Wen, stava tornando in
Cina dopo alcuni anni di studio ad Amsterdam.
Che cosa ha studiato? chiese Duquet, improvvisamente interessato.
Medicina olandese, credo.  un uomo piuttosto importante
in Cina, ma cos parsimonioso da pagarsi la traversata lavorando come cuoco.
Allora  un medico?
Per questo viaggio  un chirurgo, bravissimo a curare le ferite alla testa. Ed  il cuoco.
Ma al di l del viaggio, in Cina  un medico?
 un coroner.
Cos' un coroner?
Un esperto che capisce i segni della morte ed esamina i cadaveri
per decidere se sono stati uccisi o se sono morti per cause
naturali. Preferisco venire curato da lui che dai soliti medici
di bordo, spesso dediti all'alcol e ad azioni equivoche. Il coroner
 una professione importante in Cina, dove invidie e rivalit
pullulano come nella corte francese. E il veleno si pu
comprare in molti negozi.
Duquet ferm il coroner e gli disse, nel suo olandese stentato,
che voleva imparare almeno qualche frase in cinese. Gli
mostr una moneta, ma Li Wen lo guard scandalizzato e protest in francese.
Non possibile. Governo cinese non permette stranieri imparare
cinese. Proibito. Poi recit alcune poesie cinesi, le tradusse
e le spieg a Duquet. Non c'era nessuna legge, disse, che proibiva
di declamare poesie in cinese. Duquet immagin se stesso
come il possente animale descritto nella poesia di Zhang Ji,
una tigre che si aggira nelle foreste di montagna, cos spaventosa
che le sue impronte terrorizzano un intero villaggio. Anch'io,
pens Duquet, sar il padrone della foresta.
Una sera, davanti al solito bicchiere, il capitano Verdwijnen guard
Duquet con aria d'intesa e gli disse che a Guangzhou-Canton
poteva ordinare dei denti d'avorio su misura che gli avrebbero
dato l'aspetto di un fascinoso farabutto. Poteva occuparsene
lo stesso intagliatore che fabbricava falli artificiali per le mogli
dei marinai. Costavano parecchio, aggiunse, ma ne valeva
la pena. Poi alz le mani, come colpito da una nuova idea, e
disse che il mercante hong autorizzato a commerciare con lui
poteva occuparsi della faccenda, e probabilmente avrebbe trovato
interessanti le sue pelli. Accarezz una pelliccia di lince
particolarmente bella che aveva portato Duquet.
Questa doveva essere un regalo per l'imperatore della Cina,
ma la do a voi disse Duquet mettendogliela in mano, e aggiunse
che forse sua moglie l'avrebbe gradita per accompagnare l'arnese d'avorio.
Ah ah fece il capitano, stappando un'altra bottiglia di jenever
con i denti. Meglio cos. Nessuno straniero ha mai ottenuto
un'udienza con l'imperatore della Cina.
Era ottobre inoltrato quando la Steenarend e le navi che l'accompagnavano
entrarono nel Mar della Cina. Il tempo era stato
insolitamente bello lungo la costa occidentale dell'Africa,
ma poi i monsoni erano diventati deboli e incostanti. Avevano
fatto una breve sosta al Capo di Buona Speranza, ma erano
ripartiti presto perch la VOC aveva una base laggi, per tenere
d'occhio gli imprenditori indipendenti. Sulla costa orientale
il vento era diventato sempre pi inaffidabile. Una tempesta
durata quattro giorni, con il cielo fremente e il mare soffocato
dalle sue stesse onde, a Duquet era sembrata violentissima,
ma era l'unico a pensarla cos. Due volte erano apparse delle
vele minacciose all'orizzonte. Erano pirati, aveva detto il capitano
Verdwijnen, che con il cannocchiale ne aveva scorto la sinistra
bandiera. Duquet aveva chiesto innocentemente quando
il mastino si sarebbe arrampicato sul sartiame per abbaiare
ai pirati, e sentendo le risate soffocate dell'equipaggio aveva
capito di essere stato preso in giro.
Ascoltando le chiacchiere della tavolata immaginava gli
oceani del mondo punteggiati di navi sospese nella nebbia,
ignare le une delle altre. Quelle navi trasportavano merci di tutto il mondo.
Quali sono i carichi pi comuni? domand una sera a tavola.
Gli uomini si misero a elencare le merci che avevano visto
sulle navi. Da principio parlarono con riluttanza, ma poi diventarono
competitivi e cominciarono a interrompersi a vicenda.
Ceste di tartufi, lana di cammello, frecce di tasso, polvere da
sparo, pappagalli, argento del Potos - quanti uomini muoiono
per estrarlo! -, tabacco, muschio, ocra e indaco, noci del Brasile,
e poi non dimentichiamo la robbia, la carta, il pepe, la cannella
- tutte le spezie nobili -, e poi calic, cotone, sete tinte,
tessuti di Brabante, asce di Biscaglia, pinones dell'albero della
scimmia, cavalli ed elefanti, dentaruoli di corallo, lacca, lana,
velli, tessuti di lino, conchiglie di ciprea per comprare schiavi!
Corteccia tritata, balle di pelo di capra, botti di Shiraz, buoi,
strumenti musicali, strumenti medici. Forbici arabe, gioielli,
palle di cannone e metalli preziosi, granaglie, mais e riso, tessere
del domino di avorio, sale, t, scarpe turche con la punta all'ins...
Molti marinai avevano prestato servizio sulle navi della VOC,
e insieme ai ricordi di vecchi carichi affioravano quelli di mercanti
straordinari. I chirurghi navali, dissero, erano commercianti particolarmente astuti.
A Buona Speranza o a Batavia, chi non si  ammalato si  arricchito.
Nel mondo c' tutto, se sai dove trovarlo e come ottenerlo
disse Toppunt, afferrando un pezzo di pane. E i chirurghi lo sapevano.
Ma la maggior parte di quelle storie terminava con la soddisfatta
affermazione che il chirurgo non era vissuto abbastanza
a lungo da arricchirsi, soprattutto a Batavia, dove i bianchi
avevano vita breve. Erano pochi gli europei che sopravvivevano alla fetida atmosfera di quel porto.
E poi passavano troppo tempo ad assistere gli ammalati, e
spesso venivano contagiati dalla stessa malattia che tentavano
di curare. E cos la conversazione si allontan dalle merci e pass ai pericoli dell'Oriente.
...
.
...
Capitolo 13. GIARDINO DELLA DELIZIOSA CONFUSIONE.
...
.
...
Il capitano Verdwijnen spieg a Duquet il complicato sistema
commerciale cinese. Tutti gli approvvigionamenti della nave
dovevano essere acquistati da fornitori autorizzati. E ogni cosa
necessitava di autorizzazione. I capitani delle navi devono
trattare con mercanti cinesi autorizzati tramite traduttori autorizzati;
per commerciare qui dobbiamo pagare pi di sessanta
tasse diverse e subire perquisizioni del carico. Inoltre, tutti gli
stranieri devono risiedere nel quartiere delle Fabbriche e non possono entrare in citt.
Mentre si avvicinavano a Guangzhou, Duquet rimase sul
ponte a contemplare la lunghissima fila di magazzini e depositi
che formavano il quartiere commerciale degli stranieri. Le
bandiere di diversi paesi che sventolavano sugli edifici lo rendevano
simile a una citt. Sbarc in mezzo alle novit e al rumoroso trambusto della Cina.
Si sistemarono negli edifici loro assegnati, dove alloggiavano
altri mercanti olandesi. Il capitano Verdwijnen torn al suo
regime abituale, estendendolo a Duquet: al mattino preparava
un bricco di caff, tostando i chicchi in una padella, macinandoli
a mano, buttandoli nell'acqua bollente, contando fino
a cinquanta e lasciando depositare il tutto.
Il capitano aveva un altro vizio, che aveva preso nei caff di
Amsterdam: fumava la pipa. Anche per quello seguiva un rituale.
Quel mattino tir fuori il rotolo di cuoio dove nascondeva
le foglie di tabacco. Scelse una foglia adatta, poi la trinci
pi fine possibile. Caric la pipa. Accese una striscia di carta
nel camino e risucchi una gran quantit di fumo, poi lo soffi
fuori lentamente attraverso le labbra socchiuse, con un rumore
simile al vento dell'Est. Poi, finalmente pronto per le trattative
della giornata, prese due pesanti cartelle e condusse Duquet
da Wuqua, il suo contatto fra i mercanti hong.
Wuqua era un uomo riccamente vestito, con la carnagione
come burro fresco e due baffi neri simili ad arabeschi. L'interprete
ufficiale sedeva fra lui e il capitano Verdwijnen. Duquet
seguiva le contrattazioni, mentre l'interprete passava con fluidit
dal mandarino all'olandese. Il capitano voleva certi tipi
particolari di t, sete di vari colori e porcellane dipinte con scene
di giardini, voleva scatole laccate, voleva piante rare che
non abbisognassero di troppe cure perch il viaggio di ritorno
era lungo. Wuqua gli propose variet di t provenienti da innumerevoli
localit remote, foglie di t intrecciate, in scatole,
in panetti, nomin quantit e prezzi allettanti; il capitano Verdwijnen
alz le mani e salt sulla sedia come se gli avessero
sparato. Ansimando, con la mano sul cuore, protest per quei
prezzi spaventosi. Apr una delle sue pesanti borse. Nella cavit
oscura luccicavano dei lingotti d'argento. Fece una controfferta.
Ora tocc a Wuqua impallidire e agitare il ventaglio
d'avorio. Menzion un'altra serie di cifre, gli stessi prezzi ma
per maggiori quantit di t pi scadente, sete meno variopinte,
ceramiche con decori pi modesti e piante piuttosto ordinarie.
Erano ai ferri corti. Entrambi apparivano rigidi e intransigenti.
Dopo un lungo silenzio, Wuqua propose di uscire in giardino.
Davanti al Giardino della Deliziosa Confusione, l'animo di Duquet
si mosse come un giocattolo legato a una cordicella. Non
sapeva che esistessero posti del genere. Camminavano adagio
lungo un sentiero di pietruzze disposte a mosaico, secondo un
motivo che Wuqua chiam "fiori di susino su ghiaccio incrinato".
A ogni svolta apparivano magnifiche vedute di cespugli
fioriti e cancelli della luna; videro la Torre che Fora le Nuvole,
poi il grezzo merletto delle rocce del Lago Tai disposte a
forma di montagna. Dalla balza pi alta scendeva una cascata
non pi larga di tre dita, che increspava la pozza sottostante.
Si diressero verso il padiglione chiamato Barca Dipinta nella
Neve di Primavera, passando tra due filari di peschi; in fondo
c'erano dei massi neri simili a figure velate. Era il giardino di
un mercante, e pertanto vi crescevano grandi quantit di peonie,
simbolo di ricchezza, di un rosa delicato con il centro color
carminio. Duquet si ferm su un ponte ad arco per contemplare l'acqua che fluiva sopra i ciottoli.
In Nuova Francia ho visto tante volte l'acqua scorrere sopra
le pietre, per non l'ho mai considerata degna di nota. Ma questo ... diverso.
Wuqua si inchin.  senz'altro diverso. Nella vostra foresta
i limpidi ruscelli sono comuni. In un giardino di citt sono
preziosi. Vorrei mostrarvi i due ginepri intrecciati che affondano
le radici nelle origini del mondo, il segreto di questo giardino.
Rimangono nascosti a uno sguardo distratto. Lo seguirono
lungo i sentieri perimetrali fino a un ponte ricavato da
un'unica, enorme pietra. Quando Duquet alz lo sguardo dalla
base un po' precaria del ponte, gli apparvero gli antichi ginepri,
deformati da secoli di nevicate.
Vedete disse Wuqua, oltre alle rocce, all'acqua e alle piante,
questo giardino di riflessione e armonia comprende l'elemento
invisibile del tempo. Era sorpreso che quel rozzo straniero
apprezzasse il suo giardino. Non era un esteta, certo, eppure
emanava la forza irresistibile che si trova negli uomini di grande
volont o notevole ricchezza. Duquet non vedeva il giardino
com'era veramente; aveva l'impressione di essere sospeso
a una certa distanza da terra e di guardarsi dall'esterno mentre
camminava lungo i sentieri a mosaico. La sua presenza in
quel posto cos insolito era ci che glielo rendeva interessante.
E gli suscitava una sensazione indefinibile.
Entrarono in un padiglione sulla sponda del lago. Un servo
port il t. Fiori bianchi diffondevano un profumo muschiato.
La pallida bellezza liquida del giardino calm i commercianti.
Duquet osserv come gli altri reggevano le loro ciotole traslucide,
inalavano l'aroma, bevevano un sorso, sospiravano,
bevevano un altro sorso. Li imit.
Infine Wuqua e il capitano Verdwijnen si alzarono, si inchinarono
l'uno all'altro, si inchinarono all'interprete e a Duquet,
e poi tutti tornarono nella sala degli affari. Ora i commercianti
si comportavano con gentilezza, ogni offerta veniva presentata
come un dono e rifiutata con discorsi fioriti ed elaborati che
sembravano accettazioni. Duquet segu tutto con attenzione,
memorizzando la procedura. Sentiva di trovarsi in un mondo
fantastico, ma era capace di adattarsi a circostanze insolite, e
persino di trarne piacere. Con il passare delle ore l'aria calda
si appesant. Alla fine Wuqua si alz, parl rapidamente all'interprete
e usc dalla stanza. Il capitano Verdwijnen disse che
quella sera tutti, compreso l'interprete, erano invitati a un banchetto
in una delle residenze private del mercante.
Tornati nel loro alloggio, Duquet e il capitano Verdwijnen si
lavarono e si cambiarono. Avevano un'ora prima che i servi di
Wuqua venissero a prenderli. Duquet tir fuori il gin.
Avete spuntato un buon prezzo per le merci che volete? domand al capitano.
Non ancora, non ancora! Abbiamo appena cominciato.
Continueremo domani, e forse il giorno dopo e quello successivo.
Non  consigliabile avere fretta. Tutto questo comporta
una lenta e ponderata valutazione delle perdite e dei guadagni,
del prestigio, dell'onore e di molto altro. Duquet invidi
quell'uomo che sapeva giocare cos abilmente le proprie carte.
Il capitano accese la lunga pipa di terracotta e sbuff fuori il
fumo. Vi state chiedendo quando arriveremo alle vostre pellicce, no? disse, agitando un piede.
S rispose Duquet, me lo stavo proprio chiedendo.
A tempo debito. Non c' fretta. In ogni caso non possiamo
partire finch non abbiamo concluso i nostri affari: l'anno
prossimo, con il vento giusto per il ritorno. Perci godetevi il
soggiorno. Cosa ve ne  parso del giardino?
Diamine, l'ho trovato molto... molto... gradevole.
Anche a me piacciono i bei giardini e gli oggetti constich, artistici.
Questo Duquet lo sapeva, perch ricordava la notte in cui il
capitano Verdwijnen lo aveva svegliato da un sonno profondo
- "Alzatevi! C' uno spettacolo meraviglioso! Sveglia!" - e
gli aveva ordinato di salire subito sul ponte per assistere a un
prodigio. Barcollando in camicia da notte, scalzo e assonnato,
Duquet si era aggrappato al parapetto e aveva guardato gi.
L'acqua si fendeva davanti alla veloce prua creando una spuma
luminescente, e alle loro spalle un bagliore infuocato segnava il passaggio della nave.
"Guardate! Laggi!" aveva gridato il capitano Verdwijnen,
indicando la fosforescenza a pelo d'acqua e agitando le mani.
Accanto alla nave i delfini trascinavano scintille che guizzavano
e si contorcevano a ogni movimento degli animali. Un marinaio
aveva tirato su una secchiata di quell'acqua fremente. Il
capitano vi aveva tuffato dentro le mani e poi le aveva alzate,
lasciando sgocciolare le dita e i palmi luccicanti. Le creste delle
onde prendevano fuoco e poi si oscuravano. Sembrava che
la nave stesse solcando un mare in fiamme. "Notevole" aveva
commentato Duquet, e poi, sbadigliando, era tornato a letto.
Prima che salissero sui palanchini, l'interprete disse che Wu-
qua aveva notato il piacere suscitato negli stranieri dal giardino,
e cos aveva incluso nell'invito una passeggiata nel suo
giardino personale, il Giardino delle Libellule Vermiglie. Ma
quando il padrone di casa li condusse sotto gli alberi fruscianti
erano gi calate le tenebre. Era una notte senza luna. Il sentiero
era illuminato da un tremolio di lampi lontani, e da lucciole
imprigionate dentro globi di carta che emanavano una luce
verdognola. Di libellule, vermiglie, ambrate o azzurre che fossero,
non v'era traccia. Ma Wuqua li prese per mano e li port
dove l'ombra era pi fitta. Ci troviamo sotto un albero a zampa
d'anatra, il pi grande della citt. In passato il mio giardino
faceva parte di un antico tempio, e questo albero di yin-kuo
era gi vecchio; dicono che risalga a prima del Budda.  diverso
da tutti gli altri. Si pensa che sia uno dei primi alberi del
mondo. Nell'oscurit stacc una foglia per Duquet e una per il capitano Verdwijnen.
Dovete tornare di giorno per vedere le libellule disse Wuqua,
conducendoli in una stanza contornata da paraventi elaboratamente
intagliati. Una ventina di lanterne gettavano una
luce sfavillante sugli ospiti e sul vino che risplendeva dentro
ciotole d'argento. Duquet guard la foglia di yin-kuo che aveva
in mano: somigliava molto alle foglie di adianto che aveva
visto migliaia di volte nelle foreste del Nord. In fondo alla
stanza alcuni musicisti suonavano nello stile del Xingjiang, e
una cantante si esibiva con voce acuta e strozzata. Dopo numerose
portate, l'interprete disse che il piatto principale della
serata si chiamava Il Budda Salta Oltre il Muro. A Duquet
piacque, mentre il capitano Verdwijnen, che sognava aringhe
e soppressata, lo sbocconcell con diffidenza.
Mentre tornavano verso il quartiere delle Fabbriche, il capitano
disse: Scommetto che quell'intruglio salta-muri vi far ammalare... potrebbe anche uccidervi.
Ne sar valsa la pena rispose Duquet.
Passarono settimane prima che Wuqua si degnasse di considerare
le offerte di Duquet. Sembrava che si aspettasse una richiesta
di ceramiche, t, lacche e sete, e sembrava convinto che
il pacco di Duquet contenesse argento. Cos, quando questi tir
fuori una alla volta le lucide pellicce, scrollandole fino a farle
scoppiettare di elettricit statica, Wuqua, allenato a non mostrarsi
mai sorpreso, si mostr sorpreso. Prese una pelliccia di
volpe artica e l'accarezz, esamin i visoni e le martore, i candidi
ermellini e due folte pellicce di lontra marina. Alla vista
di quel velluto nero dalle punte argentee, l'articolo di lusso pi
desiderabile del mondo, Wuqua trattenne il fiato.
Molto graziose. Molto, molto graziose. Non vediamo spesso
pellicce di tale bellezza e qualit. Tuttavia i russi ce le portano
spesso, perci le pellicce non sono sconosciute da queste
parti. A Guangzhou fa davvero troppo caldo per indossarle,
ma a corte, al Nord... Quanto chiedete per queste?
Invece della solita lista di beni di lusso, Duquet indic un prezzo
molto alto, in argento. Wuqua finse di svenire, lasciando cadere
la testa da una parte ma con gli occhi che brillavano attenti
dietro le palpebre socchiuse. Si riprese e propose una piccola
cifra, da rinforzare con qualche rotolo di seta e una balla di t.
Duquet si butt a terra, in preda a un attacco di risate spasmodiche,
stridule e incredule. Gi mentre cadeva si rese conto
di aver esagerato. Si alz, sicuro di aver perso la faccia nelle
contrattazioni e di avere sprecato la mattinata, forse l'intero
viaggio. Torn a sedersi e guard Wuqua.
L'uomo d'affari aveva una strana espressione. Stupore? Sdegno?
Ma Wuqua annu, un cenno impercettibile che per esprimeva
una specie di calcolata ammirazione, un'accettazione del
comportamento di Duquet come una manovra tollerabile e persino
ammirevole. Ritorn il decoro. Il giorno procedeva, le trattative
continuavano. Uscirono di nuovo in giardino a prendere il
t e decisero di ritrovarsi due giorni dopo. Al termine di un mese
di contrattazioni, Duquet accett un lauto pagamento in argento
per le sue pelli. Aveva realizzato un guadagno sbalorditivo.
Se tornerete in futuro disse Wuqua, con pelli di uguale
qualit e variet, potreste suscitare maggiore entusiasmo.
Il servo vers altro t. Wuqua sorseggi, guard in lontananza
e poi domand bruscamente: Avete questo nelle vostre foreste
della Nuova Francia?. Estrasse dalla manica una radice
nodosa, vagamente simile a un gobbo con tre gambe. Duquet
aveva gi visto quella radice, nelle mani dell'indiana che gli aveva salvato la vita.
S, ce l'abbiamo.
Ah. Se mi portate un buon numero di queste radici, ve le
pagher quanto le pellicce. Forse di pi, dipende dalla qualit e dalla quantit.
Molto bene. E ho anche legni rari per mobili pregiati disse
Duquet, tremando dentro di s perch si sentiva vicino a
un'intesa straordinariamente vantaggiosa.
I legni rari ci interessano. Soprattutto il sandalo. I legni aromatici hanno un grande valore.
Duquet, arricchitosi di punto in bianco, pens che dopo un
altro paio di viaggi - se il capitano Verdwijnen avesse accettato
di portarlo con s - avrebbe potuto cominciare a vendere i
prodotti della foresta. Mentre parlavano di legni, Duquet azzard una domanda.
Signore, onorevole Wuqua, so che gli stranieri non possono
uscire dal quartiere delle Fabbriche, per mi sono interrogato
spesso sulle foreste della Cina. Qui gli uomini creano giardini
che rispecchiano l'essenza di foreste e montagne, per in
miniatura. Ma come sono le vere foreste? Io credo che siano
eterne e non possano mai scomparire, perch si riformano da
sole, ma in Francia ho visto che sono... diminuite. E ho notato
che persino in Nuova Francia la foresta sta indietreggiando
un po', intorno agli insediamenti. Quanto pu ritirarsi una foresta, prima di ricrescere?
Wuqua lo guard come per giudicare se avesse qualche
mira sui terreni boschivi della Cina. Lanci un'occhiata all'interprete.
Esit.
Posso solo dire che la Cina  molto grande e molto antica,
con molti abitanti. Pi di questo non posso dire. Magari un'altra volta?
Duquet cap di essere stato congedato, si alz, si inchin e usc.
Qualche mese dopo, Duquet non vedeva l'ora di partire. Era
stanco di aspettare che cambiassero i monsoni. Poi un giorno
Wuqua richiese la sua presenza nella sala delle trattative. Era
una giornata di primavera limpida e fredda, e il vento buttava
petali di pruno sulle piastrelle del cortile. C'era un altro interprete.
Volevate sapere delle nostre foreste disse Wuqua in tono
sommesso e affrettato, aspettando impaziente che l'interprete
traducesse. Ne ho parlato con un anziano studioso. Mi ha
detto che il nostro venerato saggio Meng-tzu ha scritto della
gente che disboscava i terreni per coltivarli, strappava l'erba
e le erbacce, tagliava tutti gli alberi, divideva la terra e la
arava. La popolazione era molto numerosa anche ai tempi di
Meng-tzu, e molto povera. La gente deve mangiare, altrimenti
muore. Ha bisogno di combustibile per cucinare il riso. Deve
riscaldarsi. Cos gli alberi cadono. Un raggio di sole sfior la
punta della pantofola nera di Wuqua. Siamo un paese agricolo.
Voi capite, naturalmente, che la divisione della terra  alla base di ogni governo umano.
Allora le foreste sono diminuite?
Non si pu dirlo con certezza, perch gli uomini piantano
molti alberi: bamb, pini, querce e quelli che producono lacca
e oli pregiati. Tenete presente che, se le foreste sono diminuite,
i terreni coltivati sono molto aumentati: pi cibo, pi soldi, pi gente, pi soddisfazione.
Duquet annu, anche se non vedeva soddisfazione in quella
ricetta. Sapeva benissimo che Wuqua sperava di guadagnarsi
il suo favore rivelandogli quei segreti.
Ma oltre che per aumentare i terreni agricoli, tagliamo le
foreste anche per altre ragioni. Per esempio, conoscete i quattro tesori dello studioso?
No. Purtroppo non li conosco.
Questo  un paese di studiosi, poeti e calligrafi disse Wuqua,
e i quattro tesori sono il pennello, l'inchiostro, la carta e
la pietra da inchiostro, gli strumenti dell'arte calligrafica. Ma
la fonte dell'inchiostro  la fuliggine che si ottiene bruciando
gli alberi di pino. Molti pini devono bruciare per rifornire gli
studiosi cinesi. La luce del sole era risalita lungo la tunica di
Wuqua, creando una banda luminosa sul ricamo. E poi c'
stata la guerra. E i fabbri, i vasai, i fabbricanti di mattoni... tutti
gli artigiani hanno bisogno di legna. In certi posti completamente
disboscati i contadini sono costretti a raccogliere l'erba
per bruciarla come combustibile. In altri posti si usa il letame.
Stava sussurrando. Ci sono carestie di legname...
Allora le foreste francesi e cinesi non sono eterne comment
tristemente Duquet. E ho sentito che anche le montagne dell'Italia non hanno pi alberi.
Pu darsi. Ma niente  eterno. Niente. N le foreste, n le montagne.
Ma come sono nati i giardini che onorano le foreste e i territori selvaggi?
Noi non dimentichiamo le foreste dopo che abbiamo eliminato
gli alberi. Costruiamo giardini che ci diano la gradevole
illusione di una natura incontaminata.
Io, personalmente disse Duquet, detesto la foresta cupa
e incontrollabile, e pur riconoscendo che  fonte di ricchezza e
agi non farei mai un giardino che la imita.
Certo che no. Voi non capite il detto "tian ren he yi". Si riferisce
a uno stato di armonia fra le persone e la natura. Voi
non percepite questo stato. Nessun europeo lo percepisce. Non
posso spiegarvelo. Per noi  una specie di filosofia personale, eppure  tutto.
Duquet pens che probabilmente le foreste di Cina, Francia
e Italia erano sempre state piccole, mentre quelle del Nuovo
Mondo erano cos vaste che sarebbero sopravvissute. Ecco
perch gli uomini emigravano in quel continente incontaminato:
per la stupefacente abbondanza di risorse vergini. Solo lui aveva capito cosa c'era in gioco.
Duquet and dall'intagliatore d'avorio, che prese un calco in
cera delle sue mandibole sdentate e si mise al lavoro per modellare
una dentiera. Sarebbe stata pronta nel giro di qualche
mese. Quando finalmente venne il giorno, l'intagliatore gli mostr
come inserire in bocca i grandi denti bianchi collegati da
sottili fili d'oro. Duquet si guard allo specchio per la prima
volta in molti anni, e anche se gli sembrava mostruosa e scomoda,
la dentatura migliorava indubbiamente il suo aspetto.
L'intagliatore gli disse che si sarebbe abituato a quel fastidio,
ma che i denti erano solo per bellezza, non per masticare. Pulire
tutti i giorni con spazzolino, panno bianco. A gesti gli spieg
che col tempo la dentiera sarebbe ingiallita, soprattutto se
l'avesse esposta al sole. Non c'era niente da fare: era la natura
dell'avorio. Magari ne voleva un'altra di ricambio? S, annu
Duquet. Si chiese se non si potesse farla di ceramica, poi pens
che avrebbe potuto ritrovarsi con la bocca piena di cocci rotti.
Ogni sera, al termine delle incessanti trattative della giornata,
Duquet e il capitano Verdwijnen gustavano un bicchiere
di jenever in cortile. I due uomini si erano abituati l'uno all'altro.
A volte, interrompendo i suoi panegirici delle foreste della
Nuova Francia, Duquet diceva di voler organizzare un'altra
traversata prima possibile, ma il capitano Verdwijnen cambiava sempre discorso.
Cosa ne pensate di questo bel tavolino che ho comprato per
Margit? Quella vecchia canaglia di Wuqua ha tirato sul prezzo
come se volessi comprargli il suo prezioso Giardino delle
Libellule. A un certo punto  persino caduto dalla sedia e si 
rotolato a terra ridendo come un pazzo. Ha perso completamente
la faccia. Ma alla fine gli ho spuntato un buon prezzo.
Ahah! rise Duquet. Wuqua, la vecchia canaglia, aveva imparato un nuovo trucchetto da lui.
Spesso cenavano con due compagni di navigazione del capitano,
Piet Roos e Jan Goossen, entrambi proprietari delle navi che comandavano.
La faccia di Piet sembrava un piatto chiaro con incastonati
due occhi rotondi color zucchero grezzo. I capelli erano
chiari quasi come la faccia, e perci invisibili. Si vestiva alla
francese, brache e giacca di seta nera, su cui risaltava una spuma
di delicato pizzo intorno al collo. Jan portava un enorme
spadone e pantaloni da lavoro di ruvido fustagno. Duquet aveva
l'impressione di avere gi visto quei due uomini, cos diversi
fra loro, e alla fine chiese informazioni al capitano Verdwijnen.
Certo che li avete gi visti. Nella taverna di La Rochelle. Il
capitano abbass la voce fino a sussurrare. Ve l'ho detto, sono
i miei soci, i miei vrienden. Piet  mio cognato, Jan mio cugino.
Non pensavate che potessi sfidare la Vereenigde Oost-Indische
Compagnie e sobbarcarmi il costo del viaggio da solo, vero?
Duquet disse: Io vorrei essere vostro socio per le pellicce. E
per il mio futuro commercio di legname. Potremmo arricchirci insieme, non credete?.
Dopo un lungo silenzio, il capitano Outger Verdwijnen
parl lentamente. Voi sapete che per molti anni la Vereenigde
Oost-Indische Compagnie ha rigorosamente controllato il
commercio olandese con l'india, la Cina, il Giappone e le Isole
delle Spezie. Nessun mercante privato aveva il permesso di
commerciare laggi o di attraversare lo Stretto di Magellano.
Ma c' chi ci prova. E ci riesce rispose Duquet.
Se ci provaste e veniste scoperto vi verrebbero confiscate
le merci e la nave, e verreste punito dalla dura mano della
VOC.  successo a Willem Schouten, lo scopritore di Capo
Horn. Oggi la Compagnia  pi debole, ma ancora vigile. Io e
i miei vrienden abbiamo creato una societ segreta per entrare
nel commercio con India e Cina - e un giorno anche con il
Giappone -, unendo le risorse e navigando insieme. Questo 
il nostro quarto viaggio e sta andando bene. Naturalmente Piet
e Jan sono proprietari delle loro navi mentre io sono solo il capitano
di Herr Grinz, ma spero di guadagnare a sufficienza in
questo viaggio per comprarmi un piccolo fluyt. Non sono del
tutto sicuro che nella nostra impresa ci sia spazio per un mercante
di legname. Pu darsi di s: non lo so. Temo che un fluyt
non possa trasportare grossi carichi di tronchi. Le nostre Indie
Occidentali chiedono legname, ma io preferisco proseguire il
commercio con la Cina. Se fossi in voi, mi interesserei al commercio con le Indie.
Ma Duquet, con ostinata risolutezza, ricominci a descrivere
le foreste della Nuova Francia. L'olandese lo interruppe.
Mio giovane amico disse. Permettete a una persona che
conosce il mondo di offrirvi la sua opinione. Voi parlate sempre
come se la Nuova Francia fosse il vostro paese.
Lo . I nostri destini sono legati.  un mondo nuovo e stupendo,
ricco di foreste imponenti e fiumi vigorosi.  un posto
che si  guadagnato il mio rispetto.
Posso ricordarvi che la vostra Nuova Francia non  uno stato
sovrano, ma la colonia di un'importante potenza europea?
Posso, io che ho osservato a lungo le macchinazioni politiche
delle grandi potenze, introdurre una nota di cautela? I re di
quei paesi forti non conoscono le loro colonie d'oltremare. Non
ci sono mai stati, e neppure i loro ministri. Per loro sono solo
chiazze di colore sulla mappa, gettoni nei crudeli giochi della
guerra, fonti di guadagno. Se ne infischiano di tutto il resto.
E potrei anche osservare che non vi preoccupate a sufficienza
dei nemici europei della Francia, soprattutto degli inglesi. Potrebbe
succedere che la Francia ceda la Nuova Francia a qualcun
altro, se dovesse presentarsi l'occasione.
Non  possibile.
No, certo. Ma ho sentito che la Francia, la madrepatria, non
ama particolarmente la Nuova Francia, che spesso manda le navi
da rifornimento con grave ritardo, che tiene a casa i suoi abitanti
anzich spingerli a colonizzare quel paradiso del Nord, che
nega palesemente favori e aiuti, che non  disposta ad aprire i
suoi mercati a quella che in un certo senso  la sua unica figlia.
 solo un fatto provvisorio disse imbronciato Duquet, che
non amava sentirselo rammentare.
Vedremo quanto  provvisorio, e ricordate questa conversazione
se la Francia entrer in guerra con una delle grandi potenze
e, messa alle strette, sar costretta a cedere qualcosa. Per
quanto tempo credete che la Nuova Francia rimarr inviolata?
Qualche mese dopo il loro arrivo, il capitano Verdwijnen aveva
fatto rimorchiare la nave fino a una spiaggia vicina per farla
svuotare e pulire. Cento operai cinesi avevano tolto dalla sentina
le sudice pietre di zavorra e le avevano messe a risciacquarsi
sulla battigia, avevano raschiato la sentina e sostituito
le maleodoranti corde degli ombrinali. Dopo avere posato un
letto di sabbia pulita, avevano rimesso a posto la zavorra nettata
dalle onde, grattato via i cirripedi e le alghe dallo scafo
(perch la nave non era rivestita di rame), ricalafatato e ridipinto
l'interno e l'esterno. Infine la Steenarend venne rimessa
in mare, e per giorni la stiva si riemp di lunghe file di uomini
che trasportavano forzieri e casse. La nave riapprovvigionata
era fresca e pulita, carica di beni di lusso provenienti dalla Cina
e di cinquanta piante fiorite. Partirono per il golfo del Bengala,
con casse di limoni e mango per tenere lontano lo scorbuto.
In India il capitano Verdwijnen scambi un po' di ceramiche e
sete con cavoli, frutta e spezie, soprattutto pepe e chiodi di garofano,
e prese una cassa di oppio di Patna da vendere ai medici
di Amsterdam. La mente frenetica di Duquet, sempre affollata di pensieri sulla foresta, prese nota.
Un triangolo commerciale come questo potrebbe funzionare anche per la vendita di legname, no?
S, ma nel mio caso guadagnerei di pi se comprassi l'oppio
nel viaggio di andata, perch la Cina  un mercato in espansione.
Ma non avevamo tempo. Molti mercanti stranieri stanno
approfittando della domanda di oppio. Perch non dovrei
farlo anch'io? Ma forse voi non pensavate all'oppio?
Ma s. Certo. Duquet aveva trentadue anni e stava per accumulare una fortuna.
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Capitolo 14. RISCHIO.
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Durante il viaggio di ritorno alcuni marinai si rifiutarono di
bere il succo di limone antiscorbuto e buttarono a mare i manghi
(come avevano fatto con le arance e il bok choy) quando credevano
di non essere visti. Chi venne colto sul fatto pot scegliere
fra succhiare due limoni o ricevere dieci frustate. Quasi
tutti scelsero le frustate, perch ritenevano che gli unici alimenti
virili, adatti ai marinai, fossero carne salata, gallette e un formaggio
cos stantio e granitico che si tagliava con l'accetta. I
limoni erano disprezzati. Il capitano Verdwijnen, sorridendo,
augur loro di godersi lo scorbuto. E ben presto vennero assaliti
da dolori lancinanti al ventre, mentre le loro membra si irrigidivano
e le loro gengive sanguinavano. Un giorno Toppunt
sent l'equipaggio ridere e, cercando la causa di tanta ilarit,
vide uno dei marinai contrari ai limoni che fissava una galletta.
Aveva cercato di morderla e se l'era tolta di bocca insanguinata,
con tre denti piantati dentro. Ormai il viaggio sembrava interminabile,
ma il capitano Verdwijnen fece ancora una tappa.
La nave attracc in Ghana, caric trenta schiavi e li ammass
nella stiva insieme alle casse di porcellane, alle piante rare
e all'oppio di Patna. Non c'era pi spazio nemmeno per uno
spillo. Nel buio della stiva gli schiavi trovarono il baule dell'oppio,
una scoperta fortuita che rese molto pi sopportabile la
loro traversata. Scovarono e mangiarono le piante rare, con tanto
di fiori, foglie, stelo, radici e terra. Il danno venne scoperto
solo quando giunsero in vista della Francia.
Il capitano Verdwijnen, dopo essersi ripreso dallo shock, rivolse
una domanda a Duquet davanti al loro jenever serale.
Allora, amico mio, quanto pensate che valgano quegli schiavi, adesso?
Duquet riflett prima di rispondere. La faccenda aveva un
lato comico, ma lui tenne nascosto il suo sorriso.
Per voi devono avere un valore molto alto, giacch probabilmente,
sommando il loro costo alla cifra che avete sborsato
per le piante e l'oppio, scoprirete di averli pagati molto pi
del prezzo di mercato degli schiavi.
Giusto disse Verdwijnen. Ma  pi complicato. Perch n
le piante n l'oppio hanno un prezzo fisso, uguale dappertutto.
Quanto avrei potuto ottenere per l'oppio, che  una medicina
costosa e molto richiesta? E se il valore delle piante fosse improvvisamente
aumentato, come  stato per i tulipani ai tempi
di mio nonno? Nella valutazione degli schiavi bisogna includere
una stima di quei prezzi futuri? E che dire del compratore?
Lui vedr solo gli schiavi, e non l'oppio e le orchidee rare
che quelle creature hanno ingerito. Per lui il valore  il prezzo di mercato degli schiavi.
Riflett per qualche istante, poi prosegu. Gli schiavi, l'oppio e le piante erano miei. Tutto qui.
Ma non avete stipulato un'assicurazione marittima per il
viaggio? Con quegli uomini nella locanda di La Rochelle?
Anche questo  complicato. Naturalmente la nave di Herr
Grinz era assicurata contro danni, pirati e naufragi, e anche
per il carico di seta e t, ma per il resto... no. Io, Piet e Jan siamo
assicurati a vicenda tramite la nostra partenrederijen, in
modo che i rischi ricadano in ugual misura su tutti e tre. Piet e
Jan possiedono le loro navi: solo io ho dovuto noleggiarla da
Herr Grinz. Loro condivideranno le mie perdite e io condivider i loro guadagni.
Duquet annu. La nave procedeva molto lentamente, perch
stavano solcando un tratto di mare piatto in cui lunghe
andane di alghe disegnavano un motivo simile a un gigantesco
mantello di tweed. Avvertiva una punta di compassione
per il capitano Outger Verdwijnen, che malgrado tutte le sue
doti di negoziatore e diplomatico aveva tratto un guadagno
insignificante da quel viaggio lungo e pericoloso. Gli imprevisti
facevano parte del gioco. Il capitano fece una risata aspra
e disse:  sempre un rischio, un viaggio del genere. Potevamo
perdere la nave e tutto il carico, potevamo perdere la vita,
potevamo essere catturati dai pirati e venduti a nostra volta
come schiavi. Io guardo il lato positivo. Abbiamo schivato cicloni
e pirati. Ho ancora il tavolino di Margit... e ho ancora gli
schiavi. Ne ricaver qualcosa, cos alla fine ho perso solo l'oppio
e le piante rare. In ogni caso, noi olandesi corriamo volentieri
qualche rischio. Se gli affari e il commercio sono frutti, il
rischio  il loro nocciolo. Allung le gambe e fece un sorrisetto.
Inoltre prima di partire, alla taverna, ho scommesso che
la nave non sarebbe naufragata, che avremmo evitato i pirati
e che sarei tornato vivo e vegeto e due volte pi furbo. Ecco il mio guadagno.
E cos tornarono in Francia, dove la Steenarend sarebbe rimasta
per tre settimane. Duquet era impaziente di vedere i suoi
nuovi abiti eleganti, che gli avrebbero conferito l'aspetto di una persona ricca e importante.
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Capitolo 15. CAPELLI.
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Toppunt e Duquet arrivarono a Parigi sul tardi, e per non andare
dal sarto all'imbrunire passarono la notte in una locanda.
Il sarto sembr sorpreso di vederli. Mentre si provava i vestiti
dietro un paravento ricamato con l'aiuto di Jules, l'assistente,
Duquet ascolt la conversazione fra il sarto e Toppunt.
Sono cos tante le navi che vanno perdute per colpa delle
tempeste e dei pirati, ero sicuro che fosse successo anche alla vostra.
Non stavolta disse Toppunt, anche se siamo stati sferzati
dai tifoni e per poco non siamo andati a sbattere contro gli
scogli lungo la costa orientale dell'Africa, una zona pericolosa.
Il mare non  fatto solo di acqua, ma anche delle terre che lo contengono.
Il mare  padrone di tutti gli uomini.
Non del nostro capitano. Lui  un navigatore esperto e di
buon carattere, al contrario di molti altri.  un brav'uomo. Questo
era il mio quarto viaggio con lui, e non mi imbarcher mai pi con nessun altro.
E se muore? chiese il sarto. Lo accompagnerete anche in quel viaggio?
Ah ah fece Toppunt, vedremo. Dipende dal suo porto di scalo.
Duquet, una visione in blu, usc da dietro il paravento e gir
su se stesso per esibire il suo completo nuovo.
Ebbene disse Toppunt. Anche un principe vi invidierebbe.
Il sarto alz le mani e lod le gambe di Duquet: Non avete
certo bisogno d'imbottitura per i polpacci. Voi s che avete gambe ben tornite, signore.
Dopo quelle lusinghe, il sarto cerc di scucirgli altro denaro.
Per il deposito. E ho dedicato molte attenzioni al vostro abito,
ne ho spolverato le spalle, l'ho messo fuori a prendere aria,
l'ho protetto dal mio gatto. Duquet tir fuori la moneta pi
piccola che aveva e la butt sul tavolo del sarto.
Il negozio di parrucche era chiuso, ma continuarono a bussare
finch non svegliarono il proprietario, che and ad aprire con
una goccia luccicante sulla punta del naso. Tossiva senza sosta.
La cipria delle parrucche, sapete.  piuttosto irritante. Ultimamente
sono passato a una cipria ricavata da strani licheni
che crescono sulle rocce, e il fastidio  un po' diminuito. Ho
sentito che la usano per avvelenare i lupi, perci state certi che
le vostre belle parrucche non verranno mai aggredite da animali feroci.
Tir fuori le parrucche. Quella di Toppunt era nera e lucida,
molto elegante. Quella di Duquet era enorme e pesante, color
rame, con una cascata di riccioli che gli scendeva sulle spalle e lungo la schiena.
Volete che ve la incipri? chiese il fabbricante, con un colpo di tosse secca.
No, no disse Duquet, guardandosi nello specchio acquoso
del negozio. Il luccichio blu degli indumenti, il bagliore dei
denti d'avorio e la costosa parrucca lo avevano trasformato in
un apparente gentiluomo, anzi, in uno schijn-heer, un quasi-gentiluomo,
come lo defin Toppunt non proprio cortesemente.
Si allontanarono dalla strada dei negozi, dirigendosi verso
un certo ristorante. Toppunt aveva sentito che il cuoco veniva
dalla Borgogna ed era un genio della cucina. La locanda
era lontana, e pi camminavano pi Duquet si sentiva accaldato.
Gli si stava arrostendo il cervello, aveva le spalle cariche
di carboni ardenti, gli doleva il collo per il peso della parrucca.
Il sole ardeva come una fucina. Si fecero largo nelle strade
affollate, svoltando ad angolo retto nei vicoli. Incrociarono
un uomo che portava su una spalla un grande vassoio coperto
da un panno. L'uomo pass accanto a Duquet, il quale d'un
tratto si sent strappare dalla testa la costosa parrucca. Si gir
in tempo per vedere l'uomo correre via, reggendo sul vassoio
un bambino cencioso con la sua parrucca nuova in mano. Era
un carico pesante, e l'uomo correva barcollando.
Am voleur! Au voleur! gridarono Duquet e Toppunt. Un
passante tese la gamba, l'uomo cadde, e il bambino, il vassoio
e la parrucca volarono nel fango. Il bambino fil via di gran
carriera, ma il passante trattenne il ladro e la folla lo blocc.
Finir sulle galere disse Toppunt. A fare compagnia agli ugonotti.
Duquet, in preda a una rabbia gelida, recuper l'enorme
parrucca che gli era costata una fortuna. Sembrava raddoppiata
di volume, grande come un materasso e con grumi di
fango appiccicati ai riccioli, e bisognava reggerla con entrambe
le braccia; quando la scosse, Duquet vide che era impigliata
a un'altra parrucca, probabilmente rubata prima della sua e nascosta sotto il panno.
Non  niente male disse Toppunt, esaminando con occhio
critico la seconda, elegante parrucca. Potreste venderla. Ma
quando la osserv pi da vicino storse la bocca.
 piena di pidocchi. La sollev. Ma potete farla fumigare
e pulire.  una parrucca di valore. Mentre esaminavano
l'ammasso di capelli, il passante, che tratteneva ancora il
ladro, allung il collo per vedere meglio le parrucche e allent
la presa; il furfante si divincol e si tuff in mezzo alla folla anonima. Inutile inseguirlo.
Duquet, che per quel giorno non voleva pi sentir parlare
di parrucche, si allontan a grandi passi tenendo la sua sottobraccio.
Toppunt, con in mano quella pidocchiosa, gli corse
dietro, gridando: Piano, piano.
Quando arrivarono alla locanda stavano gi ridendo dell'intera
avventura. Duquet propose di tornare dal fabbricante e
chiedergli quanto avrebbe sborsato per la seconda parrucca.
Magari ne avrebbero ricavato i soldi della cena. Ordinarono
avventatamente, come se dovesse pagare qualcun altro, innaffiando
le portate con un buon vino francese. Alla fine, sazi
e mezzi ubriachi, mangiarono una crostata, e poi non riuscirono pi a muoversi.
Ci serve un caff disse Toppunt. Il locandiere consigli
un locale due strade pi in l. S'incamminarono barcollando
in quella direzione, e passarono davanti al locale due volte
prima di vederlo.
Quando finalmente ritrovarono mobilit e lucidit tornarono
al negozio. Toppunt mostr la parrucca rubata al fabbricante,
il quale la riconobbe: l'aveva fatta lui stesso per un grande
gentiluomo. Disse che l'avrebbe restituita al suo cliente, ma
Duquet pretese una ricompensa, nominando una cifra che copriva
il costo della loro cena luculliana. L'uomo acconsent a
malincuore, sostenendo che il suo cliente non avrebbe pagato due volte la stessa parrucca.
Una volta usciti, Toppunt disse che probabilmente il commerciante
avrebbe ripulito e nascosto la parrucca; poi, quando
il cliente fosse andato a dirgli del furto, gliene avrebbe promessa
una nuova, identica come una goccia d'acqua alla prima, e
gliel'avrebbe fatta pagare ancora di pi (per la somiglianza).
A dire il vero concluse, penso che i ladri lavorino per i fabbricanti di parrucche.
Una settimana dopo, con i suoi abiti lussuosi, la dentiera d'avorio
e la parrucca soffocante, Duquet partecip a una cena formale
in casa del capitano Verdwijnen ad Amsterdam. La compagnia
era formata dal capitano e da sua moglie Margit, dai
capitani Piet Roos e Jan Goossen, dalle loro mogli e dalle due
figlie quasi adulte di Piet, Josina e Cornelia. Nell'ingresso Duquet
not il tavolino che il capitano Verdwijnen aveva comprato per Margit a Guangzhou.
Quando la moglie del capitano lo esamin, Duquet not che
il suo occhio destro era pi benevolo del sinistro, che gli aveva
sparato un raggio di antipatia. Sent quell'occhio cancellare
i suoi abiti eleganti, scartare la parrucca, dissolvere i denti
d'avorio e identificarlo come uno scroccone opportunista. Non
os mangiare niente a parte minestra e salsa, perch non voleva
togliersi la dentiera in pubblico. Era inadatta a qualunque cibo pi duro del biancomangiare.
Per evitare l'occhio crudele di Madame Verdwijnen, durante
la cena continu a lanciare sguardi alla giovane Cornelia. La
ragazza assomigliava a Piet, e pur non essendo una bellezza
era comunque passabile. Aveva il naso largo, gli occhi di un
azzurro cos chiaro che sembravano bianchi. Indossava un vestito
di seta marrone scuro con un colletto increspato trasparente
e una cuffia di lino ricamata. Duquet decise che sarebbe
diventata sua moglie. Al solo pensiero di un rifiuto la sua tigre interiore si risvegli.
Ad Amsterdam, in un caff molto frequentato, Duquet conobbe
un colono inglese di Boston, Benton Dred-Peacock, vestito
con abiti di ottima qualit ma con una faccia che sembrava
fatta di croste di pane raffermo. La maggior parte dei coloni
erano persone di mezzi modesti; Dred-Peacock, invece, era un
gentiluomo palesemente danaroso. Parlando con lui, Duquet
scopr che aveva stretti rapporti d'affari con il nuovo fornitore
navale reale della Nuova Inghilterra, Jonathan Bridger. Conosceva
bene il commercio di legname delle colonie, e chiar
che era dalla parte dei coloni e non della Corona. E Dred-Peacock
riconobbe in Duquet un uomo che sapeva cavare soldi
dalle rape, se non c'era altro a portata di mano. I soldi erano
potere, e Duquet odorava di entrambe le cose. Era uno di quegli
uomini che tutti volevano conoscere, pur disprezzandolo.
Grazie a quella conversazione, Duquet scopr che molti coloni
detestavano il dominio inglese e le tasse che servivano
per finanziare (ingiustamente, disse Dred-Peacock) le sconsiderate
guerre dell'Inghilterra. Soprattutto detestavano le politiche
restrittive del Consiglio Reale del Commercio, che dettava
regole severe per il taglio delle fitte e onnipresenti foreste
e imponeva quantit e procedure per rifornire la Marina Reale
di alberi, bompressi e pennoni, oltre che di pece e catrame.
I residenti erano furibondi per gli Atti di Commercio e Navigazione,
che stringevano in una morsa il commercio coloniale.
E quel Bridger era capace di creare problemi per la vendita
dei distretti e per il taglio di alberi per le navi. Tuttavia, disse
Dred-Peacock, quell'uomo  ansioso di farsi un nome, e credo
che reagir bene se verr lisciato per il verso giusto. Inoltre
Dred-Peacock conosceva gli Elisha Cooke, padre e figlio,
due personaggi molto influenti nel mondo degli affari coloniali.
Dred-Peacock, con il fiato appesantito dai fumi del rum nero,
si guard intorno per accertarsi che non ci fossero spie in ascolto
e poi sussurr a Duquet: Come dice il dottor Cooke, se abbiamo
l'intraprendenza per produrre le merci e il legname e
per coltivare la canapa, dovremmo avere il diritto di commerciare
con tutto il mondo. Ma questi Atti ci impediscono qualunque mossa.
Duquet propose di spostarsi a un tavolo pi appartato in
fondo alla sala e ordin un bottiglione di rum. Con il procedere
della serata scopr che gli abitanti della Nuova Inghilterra,
soprattutto i proprietari delle segherie, avevano molti modi
astuti per sottrarsi a quelle innumerevoli restrizioni, di solito
in combutta con i funzionari coloniali. Dred-Peacock gli si accost,
pensando che un'alleanza con quel bruto potesse andare a
vantaggio del suo portafoglio. Era tutta una questione di soldi.
La cosa pi urgente  accaparrarsi la propriet di grandi
boschi di pini bianchi, acquistando vecchie concessioni distrettuali.
Bisogna stringere alleanze con uomini dotati di influenza
politica e conoscenze importanti. Io l'ho fatto. Il nemico  l'ispettore
del Re, un vecchio rimbambito di Londra che fa una
gran confusione quando esamina le licenze e i permessi dei
commercianti di legname.  un codardo, non osa venire nelle
colonie per paura che gli capiti qualche incidente. Manda i
suoi tirapiedi, gente davvero spregevole.
Vorrei capire meglio come si acquistano i distretti disse Duquet.
Munito di una dozzina di nuovi nomi e di un appuntamento
con Dred-Peacock al ritorno, Duquet salp per Boston, convinto
che le colonie avessero un importante vantaggio sulla
Nuova Francia: i porti liberi dal ghiaccio. Il St Laurent era gelato
per sei o anche otto mesi all'anno.
Trov una casetta nella citt coloniale, e per tutto l'anno successivo
si esercit a parlare inglese e a coltivare la frequentazione
di uomini che potevano fargli dei favori, tutti presentatigli
da Dred-Peacock. Duquet non si fidava del tutto di quell'uomo,
che tuttavia era abbastanza esperto di boschi, un eccellente
camminatore con due gambe elastiche che tagliavano
le distanze come lame da tosatura. All'inizio della primavera
Duquet si ammal di colera, poi piano piano si riprese. Aveva
in programma un altro viaggio in Cina, dopodich avrebbe
fatto incetta di vecchie concessioni terriere e distretti fittizi del Maine(1). Ma prima doveva andare a nord.
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Note.
1. Township si riferisce a un distretto, all'area meno popolata che circonda un paese. Il paper township era un distretto fittizio, che esisteva solo sulla carta, creato per ottenere i privilegi che spettavano alle zone riconosciute come distretti. (NdT)
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Capitolo 16. UN PERFIDO MESSAGGERO, CADUTO NEL MALE... Guy du Faur, Seigneur de Pibrac.
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Tornato nella Nuova Francia, Duquet si rimise la pelle di daino
e i mocassini e part alla ricerca dei fratelli Trpagny. Ovunque
andasse vedeva radure soffocate dai ceppi, forni per carbone
e case di coloni, perch gli uomini stavano tagliando gli aceri
per produrre carbone; gli inglesi ne avevano bisogno per le
loro fabbriche di vetro e polvere da sparo, e lo pagavano a caro
prezzo. Non riusc a trovare Toussaint e Fernand, e la ragione
poteva essere la nuova guerra. La Nuova Francia, gli indiani
e le colonie inglesi pi a sud pullulavano di spie; c'erano continue
imboscate da parte di gruppi di soldati allo sbando. Duquet
era impaziente di ingaggiare i fratelli per un'altra stagione
di commercio delle pelli. Avrebbero disertato i combattimenti.
Poi le temperature scesero e nei boschi arriv la pioggia,
portando odore di pacciame e funghi. Il fiume rinfrescato sibilava.
Duquet alz lo sguardo verso un cielo che sembrava incastonato
di spessi cerchietti di vetro. Trov i fratelli intenti a
distruggere una diga di castori vicino alla loro vecchia capanna
sulla Rivire des Fourres. I due, infangati e felici di lasciare
la diga per una rimpatriata, erano in buona salute, anche se la
barba di Toussaint era un po' bianca sui lati e Fernand gemette quando si raddrizz.
La chiamano la guerra della regina Anna, ma sembra la
continuazione delle nostre vecchie inimicizie disse Toussaint.
La colpa  delle fazioni indiane. Un giorno una trib  tua nemica.
Il giorno dopo gli stessi indiani combattono al tuo fianco,
oppure si fanno da parte e sorridono, come gli irochesi.
Non penserete che sono tornato per combattere contro indiani
e inglesi, spero disse acido Duquet.
Molti si sentono fedeli alla Nuova Francia disse Toussaint.
Io mi sento fedele alle pellicce.
Toussaint riemp il bollitore nero, e quando l'acqua boll Du-
quet mostr loro, con un certo sussiego, come preparare il t. I
fratelli lo sorseggiarono storcendo la bocca. Duquet disse che
in Europa il t era considerato un lusso, e anche loro ci avrebbero
preso gusto. Gli sarebbe piaciuto portare del caff, aggiunse,
ma costava tantissimo e loro sicuramente non lo avrebbero
apprezzato perch era molto amaro. Il rum risult pi gradito.
Duquet si scus di avere portato pochi soldi in cambio delle
loro pellicce, spiegando che i pirati gli avevano rubato quasi
tutto. Era impaziente di riprendere a commerciare e avrebbe
senz'altro rimediato alla brutta figura. Poi, in tono mellifluo,
domand cosa avevano fatto in sua assenza. I fratelli si scambiarono una lunga occhiata.
Toussaint disse seccamente che avevano provato il caff a Ville-Marie,
e che Duquet non era l'unico ad aver visto il mondo.
Negli ultimi anni avevano viaggiato sul Mississippi con Pierre
LeMoyne, il figlio di un uomo di Ville-Marie che era arrivato
in Nuova Francia come servo a contratto e si era arricchito.
Alcuni vorrebbero vedere forti francesi su tutto il territorio.
Duquet sent che Toussaint fremeva dal desiderio di costruire
forti e combattere gli inglesi, e intu che i fratelli non
credevano alla sua storia dei pirati. Ma cosa potevano fare?
Godersi il rum, ecco cosa.
Siamo andati a cercare la vera foce del fiume. Sacrebleu!
Giuro! Che fiume: un labirinto, una ragnatela di paludi e canali
neri. LeMoyne lo ha esplorato in canoa con un indiano e
alcuni soldati. Noi siamo rimasti nel villaggio indiano vicino
al vecchio forte di La Salle.
Fernand prosegu il racconto del fratello, e parlando in fretta
disse che in quel villaggio c'erano anche altri indiani, una
dozzina di uomini di una trib dell'oceano occidentale venuti
a caccia di bisonti. Perch nel loro territorio non hanno quegli
animali. I cacciatori dell'oceano occidentale avevano pacchi
di pelli da commerciare. Le avevano ottenute dagli indiani
del Nord che vivono vicino al mondo di ghiaccio.
Toussaint apr un pacco e mostr otto folte pellicce di lontra
e quattro di volpe artica.
Ah! Duquet accarezz le sensuali pellicce di lontra. Se ne
drappeggi una sul ginocchio e infil le dita in quel tepore carezzevole.
Gli venne l'acquolina in bocca.
Ci hanno raccontato che gli indiani del Nord avevano cos
tante pelli di lontra che le usavano per pavimentare le strade
dei villaggi. E che avevano viaggiato con i russi e si erano tutti
ammalati. Toussaint allung la mano verso Duquet per farsi
restituire la pelliccia e la rimise nel pacco.
Gli indiani del Nord e i russi commerciavano volentieri con
gli indiani dell'oceano occidentale?
Fernand fece un verso cupo. All'inizio s, poi hanno cambiato
idea. Quando sono arrivati gli indiani dell'oceano occidentale,
i russi erano gi morti e gli indiani del Nord stavano
morendo. Gli indiani malati non volevano commerciare. Quelli
dell'oceano li hanno persuasi.
La persuasione  stata violenta? Magari letale?
Fernand stava armeggiando con il secondo pacco, mentre
Toussaint si schiariva la gola e lo guardava di traverso. Ma Fernand,
sbruffone come al solito, disse:  tutto vero. Guarda qui.
Tir fuori una pelle arrotolata e l'apr. La pelliccia nera e oro
era cos bella che lasciava sbigottiti. Una tigre disse Fernand.
Ce l'avevano i russi. Accarezz il manto a strisce. Ecco perch
gli indiani malati non volevano commerciare. Toussaint si gir dall'altra parte.
Dov' la testa? chiese Duquet. La testa  preziosa.
I russi non ce l'avevano. Probabilmente l'avevano mangiata.
In questa vita bisogna prendersi cura di s, giusto?
Giusto disse Duquet, guardando Toussaint che toglieva
la pelle di tigre di mano al fratello e l'arrotolava. Non l'avrebbero
ceduta facilmente. La loro antica intesa era scomparsa,
cos come i suoi sentimenti per la Nuova Francia. A tarda notte,
avvolto nella coperta di bisonte, sent la voce bassa e roca
di Toussaint che rimproverava suo fratello.
Duquet divent irrequieto in compagnia dei fratelli Trpagny,
irritato dal loro vocabolario ristretto e dalle loro storie ripetitive,
tuttavia li spinse ad accompagnarlo in una breve ma frenetica
stagione di caccia, lasciando intendere agli intermediari
indiani che voleva soprattutto gatti selvatici. Mise da parte
le due pelli migliori per Cornelia. Aveva annunciato a Piet che
intendeva sposarla, e anche se il capitano aveva arricciato le
labbra e scosso la testa in segno di diniego, Duquet pensava
che la sua nuova ricchezza gli avrebbe fatto cambiare idea. La
ragazza aveva buoni denti e fianchi larghi e sembrava abbastanza
sana, malgrado avesse i lineamenti fuori squadra, gli
occhi troppo piccoli e sbiaditi, il naso largo e le guance pesanti.
Ma in realt Duquet voleva sposare suo padre, le sue relazioni
d'affari e la sua alleanza con il capitano Verdwijnen. Cornelia
gli avrebbe dato i figli che gli servivano per costruire il
suo impero commerciale. Ormai guardava al di l della semplice ricchezza.
La stagione fin, e quando Duquet si preparava a partire per
La Rochelle e la Cina, Toussaint borbott che lui e Fernand si
sarebbero tenuti le pelli, a meno che lui non le avesse pagate subito a caro prezzo.
Conosciamo diversi mercanti disse Toussaint. Per mesi
avevano acceso un fuoco separato da quello di Duquet, e durante
il giorno parlavano solo fra loro.
Non possiamo aspettare anni che tu ritorni, magari a mani
vuote se incontrerai ancora i tuoi pirati. I soldi ci servono subito
disse Fernand, perch vogliamo raggiungere Pierre LeMoyne.
 andato in Francia a preparare una spedizione ai Caraibi.
Parl con gli occhi fissi a terra per non guardare Duquet,
ma la tigre era calma. I fratelli non avevano idea di quanto rendessero
le pellicce in Cina, e non lo avrebbero mai saputo.
Duquet aveva imparato qualcosa sulle contrattazioni, e dopo due
giorni di colloqui con Toussaint, che parlava per entrambi i fratelli,
fece un affare favoloso, anche se non riusc a ottenere la
pelle di tigre e quelle di volpe bianca.
Non dubito che il Caribe offra avventure allettanti per i coureurs
de bois disse, senza nascondere il sarcasmo. Toussaint replic
con asprezza: Ho sentito che le Indie Occidentali Olandesi
sono un mercato molto redditizio per il legname, e certo
pi vicino della Francia e della Cina. I fratelli, pens Duquet,
stavano aspettando che rinnovasse la sua offerta di formare
una societ per il commercio del legname, in modo da avere il
piacere di rifiutare. Non disse niente. Era un addio definitivo.
Duquet si alz verso mezzanotte e scomparve, silenzioso
come la nebbia. Solo molte ore dopo i fratelli scoprirono che la
pelle di tigre e le pellicce di volpe e lontra erano sparite. Fernand
disse imprecando che nel libro di Pibrac non c'era nessun
verso per quella situazione, ma che almeno avevano ottenuto un po' di soldi.
Facciamo un brindisi a quell'uomo che nasconde un cuore
di fiele dietro una bocca di miele. Aprirono il jenever e bevvero alla liberazione da Duquet.
Forse preferiresti un caff disse Toussaint in tono di scherno.
Oh, no,  troppo amaro per un tipo arretrato come me rispose Fernand.
...
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Capitolo 17. AL CAVALLO SI ADDICE LA FRUSTA. Guy du Faur, Seigneur de Pibrac.
...
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Trovava a malapena il tempo per dormire, perch la sua mente
era in fermento, il suo corpo ardeva dalla smania di darsi da
fare. Tutto stava andando come aveva sperato. La prima luce del
mattino sembrava una bracciata di legna secca buttata sul fuoco,
e mentre si vestiva Duquet soffocava di energia e ambizione. Disprezzava
gli uomini che dormivano finch il sole era alto, pigri
inetti che non sarebbero mai diventati qualcuno.
A Ville-Marie, prima di trovare i fratelli Trpagny, aveva ingaggiato
alcuni bucherons per tagliare degli alberi di cedro bianco
e rosso, abete balsamico e sommacco fragrante, e altri per lavorare
il legno e ricavarne delle tavolette, che poi aveva stipato
dentro casse di betulla inodore per conservarne l'aroma. Alcune
donne indiane avevano raccolto per lui radici di ginseng, fasci
di erba del bisonte e altre piante e radici.
Noleggi una nave, la Hendrik, per trasportare legni aromatici,
radici magiche e pellicce fino a La Rochelle, dove avrebbe incontrato
il capitano Verdwijnen. Il capitano della nave era Gabriel
Deyon, figlio di quel capitano Deyon con il quale Duquet
era tornato per la prima volta in Francia anni prima. L'uomo gli
disse che suo padre era scomparso, insieme alla nave e a tutto
l'equipaggio, nell'insidioso Stretto di Magellano, l'angusto passaggio
che aveva scelto come alternativa sicura a Capo Horn.
Non si pu mai sapere disse ipocritamente Duquet. Ma lui sapeva.
La nave di Deyon fece tappa in tutti gli insediamenti lungo
il fiume. Al crepuscolo attracc a Wobik, e Duquet scese a terra
per vedere cos'era cambiato negli anni dopo la sua partenza.
Non riusciva a crederci. Dov'era la foresta? Il paesaggio era
stato guastato. Il villaggio si era espanso fino a comprendere cinquanta
case, un mulino, una segheria ad acqua, un grande pascolo in comune per le pecore. La foresta era stata spinta fuori dalla
visuale, e al posto degli alberi c'erano terreni accidentati dove il
raccolto cresceva in mezzo ai ceppi. La pista fangosa che andava
a ovest era diventata una bella strada. Per un istante si spavent:
se miglia e miglia di foresta potevano essere abbattute cos
in fretta da un manipolo di uomini con la scure, allora la foresta
era vulnerabile quanto i castori? No, la foresta ricresceva vigorosa,
rigermogliava dai ceppi tagliati, gettava semi, metteva radici
madri da cui spuntavano nuovi alberi. Quelle foreste non potevano
scomparire. In Nuova Francia erano smisurate ed eterne.
Una cosa non era cambiata: Monsieur Bouchard raccoglieva ancora
i pagamenti per i viaggi lungo il fiume, dava ancora il benvenuto ai nuovi arrivati.
Il vecchio, che sembrava ancora forte malgrado i capelli bianchi,
non lo riconobbe. Duquet gli chiese di aprire il libro mastro
dove tanti anni prima aveva tracciato la sua X. Gliela indic.
Ecco. Questa  la mia firma da ignorante. Qualche riga pi
su vide la patetica R arzigogolata di Ren Sel, e domand se fosse ancora vivo.
Certainement. Vive molto comodamente nella vecchia casa di
Monsieur Trpagny, con moglie e figli. Lo sapevate, vero, che
Claude Trpagny  andato incontro a morte prematura mentre
vi stava cercando, deciso a punirvi come fuggiasco?
Non lo sapevo. Era un padrone vendicativo e inflessibile, e
il suo maltraitement mi aveva dato il diritto di andarmene. Mi trattava male.
C' chi pensa che lo abbiate fatto ammazzare dagli irochesi.
Che fandonia! Se gli irochesi lo hanno ucciso dovevano avere i loro buoni motivi.
Poi, anche se con scarso interesse, cambi argomento. Alloraadesso Ren Sel  un proprietario terriero?
Fa il boscaiolo e tiene un po' di mucche e pecore nella foresta.
Taglia la legna e fa la potassa. Ma ora in quella zona hanno
costruito parecchie fattorie; tra qui e la sua propriet ce ne sono
almeno sei. Come vedete, Wobik ha fatto enormi progressi nel
disboscamento e nella distruzione dei territori selvaggi. L'unica
persona che se ne lamenta  quella sauvage, Mari, la moglie
di Ren.  diventata piuttosto importante perch sa guarire gli
ammalati. Rimpiange la perdita di certi anfratti boschivi dove
un tempo crescevano chiss quali piante, che adesso non esistono
pi grazie all'industriosit dei coloni. Si pronuncia sempre
pi spesso contro i coloni bianchi. Non possiamo soggiogare la
vena vendicativa che fa parte del loro carattere. I suoi figli indiani
sono andati al villaggio di St Francis, che  pieno di indiani ribelli di tutte le trib.
Mari! grid Duquet. Ha sposato Mari? Ma  molto pi vecchia
di lui. Sar senz'altro un matrimonio di campagna.
No. Lo ha combinato Trpagny anni fa, per non perdere la
ricca moglie francese. Alla fine ha perso lei e tutto il resto, anche la vita.
I suoi fratelli non lo sanno disse Duquet.
Ma s che lo sanno. Gliel'ho detto io quando  successo. Di
regola avrebbero dovuto ereditare almeno la grande casa di pietra
di Claude, ma non l'hanno voluta. Sono girovaghi di buon
cuore, e hanno detto che la lasciavano volentieri a qualcuno che
si accontentava di fare il taglialegna. Adesso saranno morti, annegati o uccisi dagli indiani.
Senza dubbio disse Duquet, se non sono nei Caraibi a frustare
schiavi. Con questo si conged e torn alla nave. Si sentiva
soffocare, non vedeva l'ora di andarsene. Aveva tanto desiderato
tornare nelle foreste del Nord, ma adesso che era l anelava
ai mondi scintillanti di La Rochelle, Parigi, Amsterdam, persino
Canton. La Nuova Francia non aveva pi niente per lui, eccetto il legname.
Un vero duro mormor fra s Monsieur Bouchard. Si  indurito. Si  indurito parecchio.
...
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Capitolo 18. RIMPATRIATA.
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Quando la nave entr nel golfo di Biscaglia, le scogliere di calcare
bianco di La Rochelle brillarono al primo raggio di sole.
Duquet sent l'odore del baccal, del fumo dell'erba salata che
alimentava il fuoco dei poveri. Malgrado fosse presto, sul molo
c'era gi una folla di pescatori e marinai in cerca di ingaggio.
Un tempo battevano le coste di Terranova, ma quella rotta era
diventata sempre pi pericolosa e difficile in seguito all'arrivo
degli inglesi, dei coloni della Nuova Inghilterra e anche di
olandesi e spagnoli. Ora le barche di La Rochelle pescavano
intorno ai Grandi Banchi, dove i poissons erano pi grandi, pi
grassi e pi dolci di quelli della costa, e anche pi vicini a casa.
A La Rochelle, mentre aspettava il capitano Verdwijnen e la
sua nave, Duquet port due scatole di legni speciali al negozio
di Claude Citron, un mercante che in passato, durante il
suo primo viaggio, aveva espresso vivo interesse per legni da
ebanisteria insoliti. Citron era invecchiato, ma sempre appassionato di legno.
Ah esclam, come se non vedesse Duquet da un giorno
anzich da molti anni, mostratemi cosa avete portato dalla
Nuova Francia: meraviglie, ne sono sicuro.
Duquet mise sul tavolo i suoi campioni di cedro profumato
e abete balsamico, oltre a qualche pezzo di acero figurato.
Spieg che quasi tutte le sue merci erano destinate alla Cina.
Citron tocc il legno liscio, annusandolo e inclinando i pezzi per catturare la luce.
Conosco stimati ebanisti sempre desiderosi di comprare
legno pregiato. Portate i vostri legni aromatici in Cina? Troverebbero
un mercato anche qui, sapete, ma immagino che laggi
i profitti siano maggiori, sebbene siano maggiori anche le
spese di spedizione e il rischio di pirati e tempeste. Pensateci.
Avrebbe guadagnato qualcosa vendendo i legni da ebanisteria
a Citron, ma ci che rendeva redditizio il pericoloso viaggio
erano le pellicce e i crescenti profitti del commercio dell'oppio
con la Cina. Per quest'ultima volta, pens. La rottura con i fratelli
Trpagny significava la fine del suo commercio di pellicce.
Era un uomo ricco, ma bench fosse forte e robusto sentiva
la pressione del tempo. Voleva molto di pi; d'ora in poi si sarebbe
dedicato a costruire il suo impero delle foreste.
Stabil un prezzo per le due scatole di legni aromatici, si accomiat
e and verso i moli. Pass davanti a una pasticceria
che emanava effluvi di frutta zuccherata e cioccolato, poi a un
mercatino all'aperto pieno di succulenti cespi di insalata e cipolle
novelle. Not che gli odori di La Rochelle erano molto pi interessanti di quelli di Boston.
Alloggiava al Botte de Mer, una discreta locanda dallo strano
nome - "stivale di mare" -, con letti privati e addirittura stanze
private, anche se l'attrazione principale era lo straordinario
menu, che cambiava ogni giorno. Sera dopo sera un cuoco esperto
e inventivo preparava salpicon, cassoulet, stufati di animelle,
pollo o fagiano, svariati tipi di pesce e funghi, tutto saporito,
tutto condito con il sale locale. Il cassoulet era particolarmente
gustoso. Purtroppo c'erano solo sei tavolini e due turni per
sera. Chi aveva la sfortuna di essere il settimo avventore del secondo
turno veniva rimandato indietro. Duquet non intendeva
farsi respingere, e pregustava con impazienza la cena di quella
sera. Ma prima voleva mettere via i campioni di legno rimasti.
Mentre saliva le scale che portavano alle camere, sent dietro di s una voce bassa ma familiare.
Duquet. Sel tu?
Dieu! Forgeron! Ma non eri in Nuova Francia? Accanto a lui, magro e scuro, c'era Forgeron.
S, ci sono stato per molto tempo, ma da due anni lavoro nei
boschi del Maine. Vedessi che roba, i pini bianchi del Maine.
Sorrise. Ti trovo benissimo. Si vede che hai fatto strada.
Forgeron, anch'io ti trovo bene, sano e forte. Che incontro
fortunato. Ho desiderato spesso parlarti delle foreste del Maine.
E io ho desiderato spesso parlarti del commercio di legname
nel Maine. Hai visitato quella regione?
Solo un po'. In realt ho intenzione di esplorarla di pi non
appena torner da questo mio ultimo viaggio in Cina. Ceniamo
insieme e raccontiamoci tutto quello che ci  successo dall'ultima
volta che ci siamo visti. Quali affari ti portano a La Rochelle?
Vengo da Londra, dove ho parlato con un inglese che ha
appena vinto un appalto per alcune terre della Corona nel
Maine. Vuole che ispezioni la zona e ingaggi dei boscaioli per
tagliare legname da alberature. Ma prevedo difficolt. Alcuni
anni fa questo tizio ha immagazzinato una partita di alberi da
nave in una sua propriet nelle Indie Occidentali. Non  riuscito
a venderli, per ragioni che non capisco, e il legno  marcito.
Non ha potuto rispettare l'appalto e la faccenda  finita in tribunale.
Perci non sono impaziente di accettare la sua offerta.
Arriv il cassoulet di vitello e pollo con fagioli rosa, accompagnato
da una pagnotta ancora calda, grande come una testa
di toro. Bevvero una buona bottiglia di borgogna, poi Forgeron
alz la mano per ordinarne un'altra.
Ti faccio una proposta disse Duquet. Perch non rinnoviamo
la nostra amicizia mettendoci in affari insieme? Io torner
fra due anni da quest'ultimo viaggio, ma magari, intanto
che sono via, tu potresti ispezionare le foreste da legname del
Maine e comprare distretti per la Duquet et Fils. Che ne dici?
Cosa! Hai dei figli? Ti sei sposato?
No, no, ma spero che succeder presto. Raccont a Forgeron
di Cornelia e del progetto di costruire un impero del legname
al quale sperava che lui prendesse parte.
Non so se questa impresa debba avere sede ad Amsterdam.
Forse sarebbe meglio in Nuova Francia? O addirittura nelle
colonie inglesi? Dovrei portare Cornelia nel Nuovo Mondo?
Io direi che Boston, con il suo grande porto, le sue relazioni
con Londra, i collegamenti stradali con le altre colonie, i giornali,
il servizio di posta che la collega a New York e alle citt
del Connecticut e la vicinanza alle pinete del Maine sarebbe il luogo pi vantaggioso.
Ero quasi arrivato a questa conclusione da solo, e tu mi hai
convinto. Forgeron, se lavorerai con me ti render un uomo ricco.
O magari sar io a farti arricchire.
Risero e si strinsero la mano.
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Capitolo 19. EXITUS IN DUBIO EST.
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Ad Amsterdam, i capitani Roos e Verdwijnen discutevano del
possibile matrimonio a un tavolo del loro caff preferito.
Non mi piace quell'uomo disse Piet. Sotto i modi gradevoli
 freddo e calcolatore.  pi preso dai propri interessi
che da qualunque altra cosa. Da come tiene quella brutta
testa quando discute si capisce che vuole solo sconfiggere il
suo interlocutore. Sorride spesso, s, ma soltanto con le labbra,
mentre gli occhi sembrano piselli secchi. Non vedo in
lui nessun sentimento per mia figlia. Ogni conversazione riguarda
sempre i suoi desideri, i suoi progetti, i suoi viaggi e i
suoi soldi. Al di fuori dei suoi interessi personali non sa quasi niente della vita.
S, sono d'accordo, ha un modo di fare rozzo e mascolino
- anche se l'ho visto apprezzare un giardino cinese - ma 
gi ricco, e sulla buona strada per diventarlo ancora di pi.
S, anche a me piacciono i soldi, ma non come a Duquet.
La sua  un'avidit immorale. Per lui non conta nient'altro.
Il capitano Verdwijnen stacc la pipa di terracotta dal gancio
sul soffitto. Torn a sedersi, sparse le foglie di tabacco sul
tavolo e cominci a trinciarle. Ha un mostruoso istinto per gli
affari e, come dici tu, la volont di dominare. E una spaventosa
voglia di lavorare. Se Cornelia lo sposer, avrai un legame
famigliare con una grande quantit di soldi e credito. Puoi
sempre inserire delle clausole nell'accordo matrimoniale, per
esempio puoi insistere che se acconsentirai al matrimonio, Cornelia
e i figli - perch ci saranno dei figli - dovranno rimanere
ad Amsterdam fino a una certa et, diciamo pi o meno quattordici
anni. Lui seguir i suoi interessi in Nuova Francia e anche,
a quanto ho capito, nelle colonie inglesi, e verr ad Amsterdam
quando gli affari glielo consentiranno, per passare del
tempo con la moglie e la famiglia, oltre che con i soci. Io non
ho alcun problema a fare affari con lui. E se specificherai che
il matrimonio con Cornelia  impossibile senza queste clausole,
credo che lui accetter, forse addirittura volentieri, perch,
anche se secondo me  molto solo, non penso voglia diventare
un uomo di casa con i marmocchi in braccio.
Uno cos non pu essere altro che solo. E nato per stare solo.
E non mi piace l'idea che monti su Cornelia come su una canoa
indiana. Piet Roos fece una lunga pausa. Posso fare affari
con lui, ma non lo voglio come genero.
In parte quello che provi  il naturale sentimento di un padre
verso la figlia. Ma baster tenerlo sotto controllo. Oltre a
essere rozzo e avido, non  molto intelligente. E ottuso e privo
di acume, e spesso agisce d'impulso. Sa benissimo di essere
un ignorante di umili natali che ha dovuto farsi strada da solo.
Pu essere manipolato. Prova rispetto per quelli pi vecchi di
lui, come noi. Ti ascolter. In questa vita incontriamo persone
difficili. Dobbiamo sforzarci di ascoltarle e capirle. Non dobbiamo mai cercare il conflitto.
Piet Roos, in parte convinto, sbuff. Sento che potrebbe diventare pericoloso.
Caro Piet, persino i passeri hanno il becco aguzzo. Se specifichi
che Cornelia e gli eventuali figli dovranno rimanere qui,
almeno potrai esercitare il controllo sui bambini. Tu non hai figli
maschi, e un paio di robusti nipoti potrebbero arrecarti molti
vantaggi. Oppure, se sono femmine, potrebbero fare dei matrimoni
utili. Potresti aggiungere condizioni contrattuali che
avvantaggino te, oltre che lui; d'altronde tu hai tre navi che
commerciano con Cina e Giappone, mentre lui non ne ha nessuna
e sbava dietro alle tue. E ha molto denaro e ne avr sempre
di pi. Ci far diventare ricchi. Lo so. Perci trattalo bene. Ma tieni gli occhi aperti.
Duquet impieg un altro anno di corteggiamento transatlantico,
non della ragazza ma di suo padre, per ottenere quello
che voleva. Ma non mollava. Avrebbe avuto Cornelia. Nel 1711
and ad Amsterdam da Piet Roos, il quale esamin accuratamente
i suoi libri contabili, ascolt i suoi progetti per il futuro
e lo interrog con scaltrezza, valutando le risposte prima di approvare il matrimonio.
Se ho capito bene quello che proponete, si tratterebbe di
una societ a tre per il commercio con la Cina: Charles Duquet,
Piet Roos e Outger Verdwijnen.
S disse Duquet, fremendo intimamente nell'udire quei tre nomi affiancati.
Bene. Riguardo a questo, credo che potremo raggiungere un
buon accordo. Il matrimonio  forse una questione pi... delicata.
Io e mia moglie non vogliamo separarci da Cornelia. Voi
capite,  la nostra figlia minore e la prediletta di sua madre.
Duquet abbozz un sorriso.
Non rifiuto del tutto la vostra proposta, ma suggerisco alcune
condizioni. Vorremmo che Cornelia rimanesse ad Amsterdam.
Segu un lungo silenzio. Piet arrotol e srotol un
angolo del foglio su cui stava scrivendo. Le donerei una casa
nella via accanto alla nostra, un posto molto gradevole, vicino
ai suoi genitori e a sua sorella.
Duquet si agit sulla sedia. Una casa, la casa di Cornelia, casa sua.
Inoltre, preferiremmo che i figli nati dall'unione vivessero
ad Amsterdam insieme alla madre. Cornelia rester vicino
alla sua famiglia e sar accudita benissimo. Voi potrete vivere
qui, naturalmente, oppure in Nuova Francia, se preferite, o
anche, meglio ancora, potreste viaggiare fra quel luogo e Amsterdam,
non solo per affari, ma anche per passare del tempo
con la vostra famiglia. Guard Duquet, che era rimasto impassibile,
con la bocca semiaperta. Stava guardando l'arazzo
appeso dietro Piet. Riusciva a scorgere solo la figura ai margini,
un falco che piombava su un airone. L'airone giaceva a terra,
gli artigli alzati per difendersi. Ma il falco era feroce e deciso.
Sotto l'immagine c'era la scritta "Exitus in dubio est", che
Piet, vedendo l'espressione perplessa di Duquet, tradusse per
lui dal latino: "l'esito  dubbio". Duquet parteggiava per il falco.
Piet scart il guscio della conversazione e arriv al nocciolo.
Le rotte sono ben battute, altri le percorrono. Se volete, vi
metter a disposizione una nave e un equipaggio per la traversata
dell'Atlantico. Come vi sembrano queste condizioni?
Duquet annu, perch aveva ottenuto quello che voleva.
S, s, vi ringrazio, tutto questo va al di l dei miei sogni.
In definitiva era meglio che la moglie rimanesse ad Amsterdam,
evitandogli di affrontare isterie e manipolazioni femminili
ma procurandogli comunque un legame di sangue con Piet
Roos e il capitano Verdwijnen. Duquet sapeva che, dovunque
andasse, sarebbe sempre rimasto un forestiero. Quello era il
prezzo. Lui lo avrebbe pagato.
Il matrimonio venne celebrato con un banchetto e una gara
di bevute che durarono giorni. Il capitano Verdwijnen regal
alla coppia uno splendido servizio di vorks d'argento, i nuovi
strumenti per mangiare. Mentre Duquet osservava il regalo,
l'occhio sinistro di Margit lo trapass da parte a parte. Pur
dicendosi entusiasta delle forchette, Duquet si sentiva offeso;
sapeva che erano un rimprovero per le sue maniere a tavola,
ancora rozze. Il bellissimo macinacaff gli piacque di pi. E anche
il prezioso arazzo regalatogli dal suocero. Cornelia pass
una settimana senza spiccicare parola, e alla fine quel che disse lo sentirono solo lei e Duquet.
Diciotto mesi dopo, Duquet aveva gi generato una figlia e un
figlio prematuro, nato morto. Pensava continuamente a quel
figlio perduto, e dovunque si girasse vedeva bei bambini robusti.
Gli uomini della sua et erano accompagnati da adolescenti
ben piantati, modellati sui desideri e le occupazioni dei
loro padri. Era particolarmente infastidito dall'esempio di William
Wentworth, che diventava sempre pi potente nel Nuovo
Hampshire mentre sua moglie sfornava figli maschi con la
facilit con cui uno scandolaio ricavava assicelle da un pezzo
di cedro. Chi lo fermava pi Wentworth, con nove figli? Anche
Duquet aveva assolutamente bisogno di figli, e una sera lo disse a Verdwijnen.
Hai fretta con i figli come con tutto il resto rispose il capitano.
Se non puoi aspettare che Dio esaudisca il tuo desiderio
potresti prendere dei figli gi fatti al Weeshuis, la casa
degli orfani, tanti figli quanti ne aveva re Priamo, se vuoi.
A dire il vero, credo che Cornelia faccia parte del comitato
che gestisce il Weeshuis. Potresti parlarne con lei. Accese la
pipa e guard Duquet. E lascia che sia lei a scegliere i bambini.
Cos si affezioner di pi. Cornelia potr occuparsi della
loro istruzione, e tu potrai prepararli per il commercio e la navigazione.
Duquet era entusiasta dell'idea di adottare figli gi pronti e,
anche se avrebbe preferito non lasciare la scelta a Cornelia, apprezz
il suggerimento diplomatico del capitano Verdwijnen.
Cornelia, che non era nel comitato direttivo del Weeshuis ma
in quello di un ricovero per donne anziane, si appassion all'idea
di aiutare degli orfani. Disse che sarebbe stata lieta di selezionare
alcuni bambini da sottoporre alla scelta di Duquet. E
cos, nel 1713, Jan e Nicolaus, entrambi di nove anni, diventarono
figli di Duquet e cominciarono subito la loro istruzione,
insieme a un corso di buone maniere e comportamento corretto
che Cornelia sperava trasmettessero a suo marito. Prima di
vederli, Duquet si prepar un discorso.
Molti bambini darebbero la mano destra per avere questa
occasione. Vi viene offerta la possibilit di togliervi dal fango
della strada, di aiutare a costruire una delle pi grandi fortune
del mondo. Anch'io ero un ragazzo dei bassifondi, senza
neppure la fortuna di venire accolto in un orfanotrofio, eppure
vedete, mi sono tolto dalla melma.
Come succede a volte dopo avere adottato un bambino,
quello stesso anno Cornelia diede alla luce un neonato sano
e grasso, il piccolo Outger, dal nome del suo padrino Outger
Verdwijnen. Duquet era pi soddisfatto che mai, ma non poteva
pi rimandare il suo ritorno a Boston e in Nuova Francia.
Mentre andava a La Rochelle, un'idea lo colp come un fulmine:
perch limitarsi a tre figli? Non poteva magari scegliere un
ragazzo di strada povero ma promettente, un piccolo straccione
come era stato lui, con una gran voglia di sfuggire alla miseria
e a un futuro squallido? Lo avrebbe trovato lui stesso a
La Rochelle, e poi lo avrebbe portato in Nuova Francia perch
imparasse qualcosa sulle foreste del Nuovo Mondo.
Scrisse a Cornelia e Piet Roos per informarli di avere trovato
un ragazzino sveglio di undici anni, Bernard, che adesso era
con lui in Nuova Francia. Lo avrebbe portato ad Amsterdam
nel suo prossimo viaggio - probabilmente in autunno - perch
potesse conoscere sua madre, i suoi fratelli e sua sorella e ricevere una regolare istruzione.
Vedi disse il capitano Verdwijnen a Piet Roos. Forse si sta intenerendo. Piet Roos non rispose.
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Capitolo 20. ATTO DI VIOLENZA.
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Tornato in Nuova Francia, che sempre pi spesso veniva chiamata
Canada, dalla vecchia parola irochese kanata, Duquet cominci
ad andare dappertutto per esaminare, indagare, misurare,
osservare e calcolare. Aveva mandato Bernard da Cornelia,
perch ricevesse un'istruzione e imparasse le buone maniere.
Il legname di scarto della Nuova Francia diventava ottima legna
da ardere, e ogni autunno Duquet riempiva venti carri da
mandare a Kbec, e anche a Parigi, quando riusciva a noleggiare
una nave con la promessa di un buon carico di ritorno - t,
caff o tessuti, spezie o porcellane -, ma senza quella promessa
i parigini potevano anche congelare, per quel che gliene importava.
Noleggiare le navi di Piet Roos andava bene, ma gliene
servivano di sue. L'ideale sarebbe stato trovare un buon cantiere
in Nuova Francia. Aveva sentito che alcuni imprenditori
del Kbec ne avevano discusso con il governo francese, ma senza alcun risultato.
Sapete disse a Dred-Peacock durante uno dei loro incontri
a Boston, la situazione  cos disperata che forse dovr aprire io stesso un cantiere.
Dred-Peacock sugger altre possibilit: Boston, Portsmouth
sul Piscataqua, o anche i fiorenti porti costieri del Maine. L
potrete farvi costruire un'ottima nave con legno locale, spendendo
poco. E non sapete che i coloni costruiscono navi progettate
appositamente per portare a Londra le grandi alberature di pino? Ecco la soluzione.
Eppure Duquet indugiava. Quando la discussione pass dalla
costruzione di navi alla vendita di legname ai cantieri, lui sostenne di volere clienti inglesi.
Dred-Peacock scroll le spalle e gli fece il nome di un costruttore
navale inglese e di un nuovo ma promettente cantiere sul
fiume Clyde, in Scozia, paese che era stato annesso all'Inghilterra con l'Atto di Unione del 1707.
Guardate la mappa gli disse, spazientito dalla sua esitazione.
 il punto pi vicino alle colonie, la traversata pi breve.
Le cose vanno bene sul Clyde, ma c' bisogno di buon legname.
Lo pagheranno.  un'occasione da non perdere.
Duquet prese la decisione e Dred-Peacock si prese una parte
considerevole dei profitti, che sarebbero cresciuti di anno in
anno. In Nuova Francia si erano gi registrati alcuni casi di commercio
con il nemico - Brul, Radisson, des Groseilliers avevano
creato un precedente - ma all'inizio gli accordi con inglesi
e scozzesi furono segreti, complicati, costosi, persino pericolosi.
Ci volevano cinquanta acri di querce per costruire una nave
da guerra da settantaquattro cannoni, e nei boschi di latifoglie
lungo i fiumi della Nuova Francia gli alberi cominciarono a cadere
come voleva Duquet. Ma lui si sentiva ostacolato dalla distanza del Kbec dai salvadanai del mondo.
Dred-Peacock non mostrava mai la sua faccia deforme in
Kbec; toccava sempre a Duquet andare a Boston. Un giorno,
mentre sedevano davanti a documenti e ricevute al Sign of the
Red Bottle, la loro locanda preferita vicino ai moli, Dred-Peacock gli diede un consiglio.
Duquet, sarebbe ora che trasferiste la vostra attivit a Boston,
nelle colonie. Fece cenno al cameriere di portare un altro piatto di ostriche.
Oh, ci ho pensato disse Duquet, roteando la birra nel boccale
finch non trabocc, come se questo risolvesse la questione.
Ci ho pensato spesso. Mi sono quasi deciso. Aveva osservato
che a sud crescevano pi latifoglie, e che i grandi prati
e le radure rendevano pi facili sia gli insediamenti sia i trasporti.
La baia del Massachusetts pullulava di spedizioni. Era
il posto migliore per un uomo d'affari. Eppure...
Dred-Peacock guard con disgusto la birra rovesciata. Duquet
era uno zotico, incapace di riconoscere il bello e tanto
meno di apprezzarlo. Ma a lui interessava solo la sua straordinaria
capacit di fare soldi. Perbacco, sarebbe ora che agiste.
Smettetela di pensare e agite. Ogni giorno quei bastardi miserabili
si addentrano sempre pi nella foresta con le loro segherie
e assumono il controllo del territorio. In Maine ci sono tanti
di quei pini bianchi che non vi immaginate nemmeno. Dannazione,
c' un mercato enorme per quegli alberi, basta riuscire a
imbarcarli su una nave diretta in Scozia o in Inghilterra, o anche
in Spagna e Portogallo. Il piatto arriv, tre ostriche succulente,
bagnate e luccicanti, grandi come la mano di un uomo.
Duquet annu, ma sembrava stizzito. Dred-Peacock prosegu
con voce vibrante. L dove ci sono soldi e mercato, l'uomo
d'affari deve agire. E tutto sar immensamente pi facile se
opererete da Boston invece che dal maledetto Quiibec. Vi aiuter
io a gestire queste faccende. Prese un'ostrica dal piatto.
Duquet esitava ancora. Aveva conoscenze preziose in Nuova
Francia e una radicata antipatia per la lingua inglese. Dred-Peacock continuava a blaterare.
In ogni caso, molti in Nuova Francia cominciano a credere
che un giorno gli inglesi avranno la meglio, come la lepre sente
il predatore che si avvicina. E non  neppure da escludere che le
colonie si mettano insieme, scaccino gli inglesi e conquistino la
Nuova Francia. Non sarebbe poi cos strano. Inoltre, quei bastardi
dei costruttori navali scozzesi sono cos impazienti di mettere
le mani sull'ottimo legname americano che alcuni di loro si sono
trasferiti nelle colonie, per essere pi vicini alla materia prima.
Duquet era entrato in societ con i due olandesi, e ora diverse
navi appartenenti alla Roos, Verdwijnen e Duquet, ma battenti
bandiera britannica, cominciavano a solcare i mari tra i
porti di Portsmouth e Boston e i sempre pi numerosi cantieri
del Clyde. Era come camminare su un filo, si dicevano, tuttavia
nuotavano nei soldi come in un banco di sardine. Dovevano
solo gettare la rete. E spartirli con Dred-Peacock.
L'anno seguente, mentre i suoi figli crescevano, stimolati dalle
lettere piene di consigli imprenditoriali che lui scriveva ogni
domenica, Duquet cominci, con l'aiuto di Dred-Peacock,
ad acquistare appezzamenti di terreno boschivo nel Maine.
Dred-Peacock conosceva come nessun altro le procedure legali
per l'acquisto di "distretti" remoti, mentre l'agrimensore
Jacques Forgeron, che Duquet aveva conosciuto quando erano
entrambi voyageurs, scovava le migliori foreste da legname
e gli insegnava a identificarle. Agli occhi degli estranei, Forgeron
appariva come un uomo arcigno che giocherellava in continuazione
con la sua catena del geometra. Poteva usarla come
arma, roteandola finch non guadagnava velocit e l'estremit
libera balzava in avanti per storpiare qualcuno. Lo aveva fatto
molto tempo prima, nel Vecchio Mondo, e poi era scappato
in Nuova Francia per ricominciare da capo. Dovevano essercene
molti come lui, pensava Duquet senza troppo interesse.
I vecchi tempi contavano ben poco. E poi ormai era un socio
della Duquet et Fils, forse addirittura un amico, se un legame
d'affari tra due uomini senza amici si poteva definire amicizia.
Un pomeriggio di ottobre Duquet e Forgeron tirarono in secca
la canoa sulla riva sabbiosa di un fiume del Maine, davanti
a una delle loro nuove foreste di pini bianchi, ventimila acri
pagati dodici centesimi l'uno. Lungo la riva in ombra c'era un
sottile bordo di ghiaccio. L'intensa luce autunnale accendeva
gli arancioni e i gialli sulfurei delle caducifoglie. Le loro ombre
brune cadevano sul terreno come statue abbattute. Senza
parlare, i due uomini cominciarono a raccogliere la legna per
il fuoco. Forgeron alz la mano.
Ascolta disse piano. Udirono dei colpi d'ascia e cominciarono
a muoversi con cautela verso l'origine del suono.
Con un aspro sussulto di rabbia Duquet vide alcuni sconosciuti
in pantaloni impeciati che abbattevano i suoi pini e altri
che ne sramavano i tronchi, mentre un uomo li spianava e due
li squadravano con grosse accette. L vicino doveva esserci la
buca che avevano scavato per segarli. Dagli occhi chiari e sporgenti
e dai volti flaccidi cap che erano coloni inglesi. La Duquet
et Fils non esitava ad abbattere i grandi alberi dovunque
crescessero, ma essere vittime di quella pratica era intollerabile.
Hol! grid Duquet, e poi, nel suo inglese approssimativo:
Chi dice che venite in mia terra, tagliate mio albero?. Era
cos furioso che la voce gli si strozz in gola. Forgeron avanzava
al suo fianco, roteando adagio la catena.
I taglialegna li fissarono spaventati, poi, ancora con gli attrezzi
in mano, corsero in diagonale verso il fiume, dove probabilmente
avevano lasciato i loro bateaux. Ma uno di loro, con
una benda sporca sulla coscia destra, rimase indietro.
Duquet non esit. Si sfil il tomahawk dalla cintura e lo lanci,
colpendo il polpaccio sinistro del fuggitivo. L'uomo cadde,
chiedendo aiuto ai compagni con voce acuta e infantile. Uno
di loro si gir a guardare Duquet, gridando qualcosa a quello
a terra. Il confronto dur pochi secondi, ma lasci l'impressione
indelebile di un uomo gonfio di odio. Duquet non avrebbe
pi dimenticato quella faccia piatta, coperta di chiazze e circondata
da barba e capelli rossicci, quegli occhi gialli da animale
che l'uomo gli tenne puntati addosso finch d'un tratto si gir e si precipit verso il fiume.
Vengono dagli insediamenti lungo la costa disse Forgeron mentre correvano avanti.
Legarono il prigioniero ferito, un ragazzo di quattordici anni
al massimo, lo trascinarono fino a un pino e lo assicurarono al
tronco in un incavo fra due radici sporgenti.
Ragazzo, garon, parla o ti taglio prima dita. Poi palle. Chi
sei? Chi uomini con te? Come venite qui?
Il ragazzo strinse con forza le labbra, in una smorfia di dolore
o di sfida. Duquet gli torse il braccio, gli afferr la mano sinistra
e l'appoggi sopra una delle grandi radici gibbose. Con un
rapido colpo di scure gli stacc il mignolo e parte dell'anulare.
Parla o taglio ancora. Muori senza testa.
Grazie a quel sanguinario interrogatorio scopr che i ladri
del Maine erano alle dipendenze del padrone di una segheria,
un uomo di nome McBogle che lavorava per Elisha Cooke. Da
anni sentiva parlare di Cooke; tutti lo descrivevano come un
appassionato oppositore dell'autorit della Corona. Ma il nome
di McBogle gli era nuovo. Anche tra i fumi della rabbia,
Duquet riusc a pensare che Elisha Cooke e forse anche McBogle
potevano tornargli utili, e si impresse i loro nomi nella memoria.
Avrebbe saputo di pi da Dred-Peacock.
Perch vieni qui rubare pini? disse.
Pensavamo di abbattere solo qualche albero. Lontano dagli uomini dell'ispettore.
Mostra tue ferite. Quando il ragazzo alz la mano mutilata,
Duquet disse con rabbia: No, non quella. Solo graffio.
Gamba ferita. La puzza dell'infezione si sentiva da lontano.
Con la mano sana il ragazzo sbend la coscia destra e rivel
uno squarcio profondo e infetto. Era una brutta ferita. La striscia
rossa dell'infiammazione saliva fino all'inguine.
Come succede? domand Duquet.
Zio Robert ha abbattuto un grosso pino. Ha rotto un ramo che mi ha bucato la gamba.
Era uno scempio. Al confronto il taglio inflitto dal tomahawk
di Duquet era pulito, anche se aveva quasi reciso un tendine
del polpaccio, e il dito mozzato era una quisquilia. Non c'era
niente da fare. Portarono il ragazzo fino all'accampamento degli
intrusi, mezzo miglio pi a valle, dove trovarono pentole e
indumenti abbandonati e la carcassa di un cervo appesa a un
albero, e lo deposero accanto alle braci ancora calde.
Staremo qui disse Duquet a Forgeron, visto che i ladri ci
hanno preparato il campo. Cercava di parlare con calma, ma
non era mai stato tanto furioso in vita sua. Dopo tutte le ingiustizie
che aveva subito, dopo che aveva attraversato l'oceano
fino al Nuovo Mondo, che era sfuggito a Trpagny, aveva imparato
il duro mestiere del voyageur, aveva scoperto un modo
per sfruttare la foresta a proprio vantaggio, imparato a leggere
e scrivere e far di conto, viaggiato fino alla Cina, stretto legami
d'affari, ora quei parassiti del Maine venivano a rubare il suo legname.
Mentre Forgeron portava la canoa fino al campo, Duquet trov
la buca scavata dagli intrusi. Erano l da pochi giorni, ma
chiaramente erano intenzionati a segare. Lo cap dalla catasta
di tronchi sramati e squadrati. Si chiese se volessero costruire
un forte. Aveva sentito che gli inglesi progettavano di costruire forti lungo tutti i fiumi.
Mettiamoci il nostro marchio disse, e lui e Forgeron presero
possesso dei tronchi con due profondi colpi d'ascia alle
estremit. Discussero di come spostarli. Alla fine decisero che
per trasportarne il maggior numero possibile occorreva legarli
insieme e fluitarli fino alla segheria pi vicina. Duquet rimase
di guardia nel caso i ladri tornassero, mentre Forgeron and a Portsmouth per ingaggiare gli zattieri.
Nel tardo pomeriggio il tempo smise di essere mite. Il cielo
si riemp di nuvole color uva nera, seguite da un'ora di pioggia
che precipit le temperature nell'inverno. Duquet si svegli
all'alba, rabbrividendo. Non c'era un filo di vento, ma
ogni ramo e ramoscello era irto di brina. In lontananza i lupi
si ululavano messaggi, i loro richiami scarnificavano il mattino.
Dovevano aver fiutato il sangue e l'infezione del ragazzo,
e rimanevano nascosti nei paraggi sperando in un'occasione.
Duquet si alz e mise altra legna sul fuoco. Il ferito giaceva a
occhi chiusi, con la faccia gonfia e febbricitante, le guance bagnate
di brina sciolta. Duquet pens che dopo un'altra notte
al freddo sarebbe morto. Forse non sarebbe durato fino a sera.
Lo scroll per svegliarlo e lo tempest di domande impazienti:
come si chiamava, da quale villaggio veniva, dove abitava
la sua famiglia, in quanti erano. Ma il ragazzo si limit a
gracchiare che voleva dell'acqua, che lui non gli diede, e poi
tacque. Era ancora vivo. Duquet trascorse la breve giornata a
misurare il volume di legname ricavabile dai pini abbattuti.
La luce si affievol presto mentre la tempesta invadeva il cielo,portando vento e nevischio che frusciavano e sibilavano tra
i pini. Finch ci si vedeva ancora, Duquet si avvicin al prigioniero
che giaceva supino. La gamba destra era un po' divaricata,
come se si stesse staccando dal corpo, e traboccava d'infezione,
con una schiuma di pus giallastro che filtrava da sotto
la benda. Ormai era un fardello inutile, bisognava solo aspettare
che morisse: sarebbe bastata un'altra notte di freddo. Il ragazzo
apr gli occhi e fiss qualcosa al di l del fiume. Duquet
segu il suo sguardo, aspettandosi di vedere degli indiani, o
magari uno dei ladri che tornava indietro. Da principio vide
solo un muro di pini, poi scorse un lampo giallo. Un grande
gufo grigio li stava osservando, appollaiato su un ramo. Aveva
gli occhi piccolissimi, vicini e penetranti come due succhielli.
Il ragazzo parl. Aiutatemi disse in inglese. Aiutatemi.
Duquet sent qualcosa aprirsi dentro di s, come una pigna
lambita dal fuoco, ed esplodere con una furia insensata e incontrollabile,
la rabbia repressa da una vita. Nessuno ha aiutato
me! strill. Ho fatto tutto da solo! Ho resistito! Mi sono battuto
contro uomini potenti. Ho sofferto nella foresta. Ho rischiato
la vita! Nessuno mi ha aiutato! Il ragazzo spost lo sguardo,
gli occhi ardenti di febbre seguirono il braccio di Duquet
che si alzava e si chiusero solo quando il tomahawk gli spacc
il cervello. Duquet piant l'accetta nel terreno per pulirla.
Sotto la neve che cadeva turbinando, Duquet smantell l'impalcatura
della buca e vi gett dentro il ragazzo, poi accatast il
mucchio di assi sopra il cadavere e gli diede fuoco. Si lev una
luna gibbosa. Qualche ora dopo, quando il rogo si spense, and
a riempire la buca di terra semicongelata, ma prima di buttare
la prima badilata guard gi e vide le ossa annerite del braccio
piegate verso l'alto, come per afferrare una mano amica.
Foutu! Fottuto!
Si mise a spalare.
Forgeron arriv quattro giorni dopo, insieme a sei uomini che
cominciarono a costruire una zattera con i pini tagliati. Non vi
era traccia del ragazzo ferito, e pi di una volta Forgeron apr
la bocca per parlare ma poi non disse nulla, tranne che la guerra stava rendendo molto difficile trovare manodopera robusta.
...
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Capitolo 21. TRASFORMAZIONE.
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...
Duquet cambi di nuovo, reinventando se stesso. A Boston
la Duquet et Fils divent la Duke and Sons, e lui si trasform
in Charles Duke. Tuttavia mantenne la sua impresa e alcune
propriet in Nuova Francia. Si trov con Dred-Peacock
nella mescita del Pine Dog, una gradevole taverna con l'eponimo
mastino inciso sull'insegna, che era diventata il loro ritrovo
preferito da quando il Sign of the Red Bottle era bruciato
in un violento incendio che aveva distrutto anche met dei moli e diverse navi.
Sapete qualcosa di quel McBogle? chiese Duke, rompendo
la crosta del tortino di carne con le grosse dita.
Dred-Peacock, agghindato e imparruccato, guard il suo
caff fumante. Non ho fatto la sua conoscenza, ma ho sentito
molte opinioni negative sui suoi metodi. Il Maine  pieno fino
agli ombrinali di imprenditori forestali, segherie, agrimensori,
taglialegna, produttori di potassa, distillatori di trementina
e coloni, e tutti assaltano le foreste perch non appartengono a nessuno.
La pensano come me disse Duke, perci non posso biasimarli.
Ma anche se amano appassionatamente i loro fucili e
sanno proteggersi, i boschi pullulano di nemici, non solo soldati,
ma anche uomini dell'ispettore della Corona. Che per
sono solo uomini.
I coloni sono dei duri,  vero, ma ci sono uomini ancora pi
duri, soprattutto nel Nuovo Hampshire. Parlo degli uomini di
stirpe scozzese recentemente espulsi dall'Ulster irlandese.
Saranno come tutti gli altri mortali, no?
No. Sono diversi. Sono uomini un bel po' strani, crudeli,legati al proprio clan e orgogliosissimi, pronti a vendicarsi
anche di torti immaginari, grandi bevitori dotati di una forza
disumana. Quei bastardi preferiscono dormire all'aperto
sotto un temporale piuttosto che starsene comodi in casa.
Conoscono il territorio come quei miserabili degli indiani, e
il loro motto  vivere liberi. Quelle canaglie sono insensibili
al freddo e al caldo e sopportano il dolore come gli indiani,
stoicamente e senza fiatare, addirittura con gusto. I crinali
e i corsi d'acqua sono le loro strade, le foreste il loro riparo.
Scelgono di vivere nei posti pi remoti. E sono un maledetto
elemento chiave nella crescente antipatia tra francesi e inglesi.
Si interruppe, prese in mano la tazza di caff e guard negli occhi Duke.
Dud McBogle, i suoi fratelli e i suoi figli appartengono a quella stirpe.
Duke butt indietro la testa e scoppi a ridere. Be', ho sentito
tante storie di spauracchi, e direi che quelle su McBogle
rientrano nella categoria. Senza dubbio mangia i bambini come
caramelle e indossa un mantello di pelliccia rosso decorato con
le loro ossa. Cosa direste se vi annunciassi che sto pensando di prenderlo come socio?
Per una volta Dred-Peacock non aveva niente da dire.
La guerra in corso e i saccheggi degli indiani costringevano i
coloni del Maine a concentrarsi lungo la costa, e in quegli insediamenti
sorgevano dei piccoli cantieri. Charles Duke scopr la
baia di Penobscot, dove il grande fiume sfociava nell'Atlantico,
e vi costru una grande casa. Si considerava il primo uomo
bianco arrivato da quelle parti, e disprezzava i mtis francofoni
nati dai preti fornicatori vissuti tra gli indiani. La zona intorno
alla baia, battezzata Norumbega da un esploratore sconosciuto,
era ritenuta dai creduloni la sede di una favolosa citt
tempestata di oro e gemme, come Kinkenadon o L'Isle Imaginaire.
E l il baffuto Henry Hudson era stato il primo a tagliare
un pino del Nuovo Mondo per ricavarne un albero da nave,
motivo sufficiente perch Duke amasse quel luogo.
La sua casa somigliava pi a un forte che a un'abitazione.
Met del pianterreno era adibito a sala degli affari, con un enorme
tavolo ricavato da un'unica asse di pino larga quattro piedi.
Ed era arrivato il momento di portare nel Nuovo Mondo i
suoi figli, ormai cresciuti, e metterli al lavoro, anche se per il
piccolo Outger era ancora presto per lasciare la madre.
I suoi figli di Amsterdam, Jan e Nicolaus Duke, parlavano
correntemente olandese, francese e inglese, e avevano un'infarinatura
di tedesco, frisone e portoghese. Jan era particolarmente
bravo con i numeri e capiva le sottigliezze della contabilit.
Guardava avanti come uno zattiere su un fiume roccioso. Nicolaus,
un ragazzone grande e grosso, era fisicamente forte e aveva
una vena di spietatezza che secondo Duke lo avrebbe reso temibile
al tavolo delle contrattazioni. Lui e Bernard erano un po'
marinai, poich entrambi erano andati diverse volte in Cina sulle
navi di Piet Roos. Jan e Nicolaus avrebbero avuto a che fare
con mercanti, contratti e spedizioni. Il figlio francese, Bernard,
stava arrivando dal Baltico, dove aveva studiato i dettagli tecnici
della produzione di pece e catrame, e dove aveva imparato
un po' di svedese e quel tanto che bastava di danese. Bernard si
sarebbe occupato della produzione di rifornimenti per la marina.
E lui, Charles Duke, il padre, avrebbe continuato a stabilire
contatti, ad accaparrarsi distretti fittizi, a schierare taglialegna
e segherie lungo i maggiori fiumi, a dirigere l'impero in espansione.
Era giunto il momento di chiamare a s i suoi figli. I quali,
tuttavia, gli interessavano solo per ci che sapevano fare. Erano
i figli di cui aveva bisogno. Scrisse a Cornelia in inglese.
Carisima mia moglie,
spero che questa letera trova te e i ragazi in buona salute
volevo scrivere tre giorni fa ma il calamaio era seco e sfortuna
vuole che o finito la riserva Ieri  arivato un cuarto e oggi prendo
in mano la pena per scrivere che  ora che i miei fili che tu ai
cresiuto e istruito cominciano la vita degli afari qui con me a
Boston e costa del Mane Nuova Francia scriver a loro per fare
preparazione. Sono convito che riscirano in tuti i nostri afari
con Muto del tuo caro padre e zio sono bravi come speravo e
purtropo io qui sono lontano e senza amici e spero di venire da
voi e prego che non ti manca alegra compania finche ritorno.
Charles Duke, baia di Penobscot Costa del Mane
3 martzo 1717
Sistem i figli a Boston, ma una volta al mese raggiungevano
la casa nella baia di Penobscot per riunirsi nella sala degli
affari, dove sparpagliavano documenti e libri sul grande tavolo di pino.
Non si era sbagliato. Nel giro di qualche mese i figli cominciarono
a proporre le loro impressioni e idee. Jan, con la lunga
faccia ossuta e gli occhi nocciola socchiusi come per scrutare
il futuro, era forse il pi lungimirante, ma i ragazzi si consultavano
fra loro prima di presentargli nuove idee.
Padre disse Jan. Abbiamo notato che sempre pi maestri
d'ascia inglesi e scozzesi si stabiliscono sulla costa della Nuova
Inghilterra. Troviamo che sarebbe sensato mettere un piede
nell'industria cantieristica. Ridurrebbe la necessit di trasportare
il legname e le alberature fino ai porti inglesi o europei.  un'occasione da cogliere.
S disse Duke. Ho pensato spesso, molto spesso, che entrare
nella cantieristica fosse una buona idea, ma esitavo. Voi mi rassicurate.
E anche disse Bernard, che li aveva sconcertati tutti arrivando
dai paesi baltici con una grande moglie dalla faccia equina,
Birgit, pece e catrame. Anche qui abbiamo il pitch pine,
naturalmente, ma gli alberi migliori sono nelle Caroline. E anche
gli schiavi. Suggerirei di acquistare e gestire una piantagione
di pitch pine in Carolina.
Sar fatto disse il padre, compiaciuto.
...
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...
Capitolo 22. SCOMPARSA.
...
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...
Un giorno Dred-Peacock visit Duke nel suo magazzino di Boston,
un edificio cavernoso vicino ai moli che odorava di pino, quercia, pellicce e radici.
Forse vi interesser sapere che l'uomo di cui parlavate un
po' di tempo fa ha chiesto di voi a parecchie persone. Quante
segherie possedete, a quanto ammonta il vostro patrimonio,
quali navi avete, quali appezzamenti di foresta e concessioni
terriere. Lui gestisce almeno cinque o sei segherie lungo
gli affluenti del Penobscot e nel Nuovo Hampshire. Comincia a sembrare un rivale preoccupante.
Di chi parlate? Di Elisha Cooke? disse Duke.
Del suo maledetto sgherro, McBogle.
E vero disse Duke. L'ho gi sentito dire. Fa domande ma
non lo vediamo mai. Cosa ne pensate di questa situazione?
Anch'io, come voi, ritengo che vada assorbito. Ha la reputazione
di un uomo pericoloso. Dubito che potremmo comprarlo,
ma una quota nella societ potrebbe attirarlo.  in rapporti
amichevoli non solo con Elisha Cooke e i Wentworth,
ma anche con molti giudici e uomini d'affari, qui e nel Nuovo
Hampshire. E tuttavia gli mancano i nostri contatti d'oltreoceano.
Era Dred-Peacock ad avere gli inestimabili contatti inglesi ed europei.
Dobbiamo parlare con lui e vedere cosa si pu combinare. Dove lo troviamo?
Potrebbe essere difficile. Ha quella che chiamano una "segheria
da temporale" - perch funziona bene solo quando piove
tanto - sul Moosegut, e una casa l vicino. Se ne sta sempre
per conto suo in quel posto isolato. Se andiamo da lui dobbiamo
portarci dietro un po' di uomini, perch ho sentito che ha
una banda di canaglie alle sue dipendenze. Potrei accompagnarvi tra una settimana. Ma non prima.
Bien disse Duke. Per me va bene.
Meno di un'ora dopo, Forgeron, che aveva condotto una
squadra di taglialegna a disboscare uno dei loro distretti coperti
di pini, arriv a Boston. La sua faccia magra era coperta
di bolle rosse. Esitava a parlare, come se non volesse raccontare
l'accaduto. Quando infine parl, butt gi le parole come carte da gioco.
Gli alberi migliori erano gi stati presi. I ceppi trasudavano ancora linfa.
Chi? disse Duke.
Ne sais pas, non lo so. Ma gira voce che la settimana scorsa
quel McBogle ha spedito due grossi carichi di alberature in
Spagna. Ne avr ricavato un bel guadagno.  noto per essere un ladro di alberi.
Ho intenzione di cercare quell'uomo tra una settimana e
vedere cosa si riesce a combinare. Lavoreremo con lui.
Non  noto per essere un tipo arrendevole.
Neppure io. Dred-Peacock ci accompagner luned. Devi
venire anche tu. Bisognava affrontare McBogle, e loro lo avrebbero
affrontato. Dobbiamo andare tutti insieme, perch non
sappiamo quanti uomini ha. Ma nell'ultimo anno la vista di
Duke aveva cominciato a deteriorarsi: ombre si alternavano a
lampi di luce e minuscole particelle che fluttuavano nel campo
visivo come uccelli nel cielo. Non ne parl a Forgeron, ma
gli disse solo: Cos'ha la tua faccia?  tutta rossa e irritata.
Forgeron scroll le spalle.
Il piano era destinato a fallire. Due giorni dopo, una nave postale
entr nel porto di Boston con grandi sacchi di corrispondenza.
Nella montagna di lettere indirizzate a Dred-Peacock
ce n'era una che lo informava della morte del fratello maggiore
e del nipote in un incendio, con il risultato che lui, Dred-Peacock,
aveva ereditato il titolo, la grande dimora (con l'ala occidentale
un po' carbonizzata) e i duemila acri della propriet
di famiglia, Dred Yew nel Wiltshire. Nel giro di pochi secondi
tutte le sue chiacchiere sulla libert e i diritti delle colonie svanirono,
la sua immagine di uomo dedito all'autonomia politica della Nuova Inghilterra sbiad.
Devo andare disse a Duke. Sono responsabile della mia
famiglia e della propriet, e del grande albero di tasso ora affidato
alle mie cure. Non posso sottrarmi al mio titolo e alle responsabilit
che esso comporta. Parto immediatamente. Nel suo tono Duke avvert un'alterigia lungamente repressa. Vi
scriver quando avr sistemato i miei affari. Credo che potremo
portare avanti la nostra iniziativa imprenditoriale.
S disse Duke. Capisco bene. Se gratti sotto la superficie
di un colono della Nuova Inghilterra, pens, troverai un inglese,
cos come sotto la corteccia si nasconde il marciume. Ma
non riesco a credere alle vostre chiacchiere su quell'"albero di
tasso". Quale uomo lascerebbe una terra ricca e bella per amore di un albero superbo?
 un albero immortale, vecchio di secoli. Si trova nella mia
propriet di famiglia da prima di Cristo, dal tempo in cui gli
uomini adoravano i tassi e le querce.  una cosa che voi non
potete comprendere. Cosa poteva rispondere Duke? Niente.
Quel che importava era la continuit dei loro rapporti d'affari.
Poco dopo, come se non bastasse, arriv la notizia che Forgeron
aveva una terribile infiammazione della pelle, e anche l'angina,
un ascesso in gola che lo costringeva a letto. Duke decise
di non indugiare. Avrebbe cercato McBogle da solo.
Si fece riempire una borraccia di forte caff nero. Lo avrebbe
razionato, bevendolo freddo per evitare di accendere il fuoco,
visto che la foresta era disseminata di indiani e francesi in agguato.
Una goletta lo port alla foce del Penobscot, e da l cominci il suo viaggio solitario.
Era primavera, lastre di ghiaccio marcio fluttuavano sulla
corrente in compagnia di migliaia di tronchi. Lungo le rive, folle
di boscaioli acchiappavano quelli incisi con il marchio della
loro impresa. Gli uomini lavoravano tutta la notte alla luce
di enormi fal, correndo con passo felino su quel tappeto ondeggiante
per agganciare e spingere a riva i propri tronchi.
Impossibile mettere una canoa in quel maelstrom. Duke aveva
ordinato alle sue squadre di trattenere i tronchi per liberare
il fiume da quella foresta galleggiante. Ora si avvi a piedi.
E not due uomini allontanarsi dalla riva e tagliare in diagonale
nella foresta. Sorrise. Credevano di passare inosservati?
A tratti camminava su sentieri indiani poco visibili, seguendo
i segnavia quasi sempre oscurati dal profilo frastagliato delle
conifere, ma pi spesso avanzava fra detriti di legno e alberi
sradicati. I taglialegna avevano lavorato la zona lungo il fiume,
ma spostandosi all'interno di un miglio o poco pi si trovava
ancora la terre sauvage, che come l'oceano emanava una
maestosit selvaggia. I rami degli alberi si inarcavano sopra la
terra silenziosa come il tetto scuro di una cripta.
Impieg un giorno intero per attraversare un tratto di foresta
bruciata l'autunno precedente; i tronchi carbonizzati degli
alberi pi piccoli avevano i rami neri aggrovigliati intorno alle
radici come mutande calate, i ceppi ancora caldi non riuscivano
a spegnersi, mentre gli alberi pi grossi erano un po' bruciacchiati
ma incolumi. La neve dell'inverno aveva trasformato
la cenere in fango nero. Sui ripidi pendii i maggiori ostacoli
erano gli antichi mostri abbattuti dal vento. Alcuni avevano intrecciato
i rami con i loro vicini e li avevano trascinati a terra.
Duke doveva spesso strisciare sotto quelle barriere. Era impossibile
aggirarle, perch il passaggio era bloccato da altri tronchi
caduti. Aveva perso il conto dei ruscelli e degli acquitrini. Sopra
di lui le cime degli alberi sfolgoranti, il battito d'ali di centinaia
di migliaia di uccelli che migravano verso nord. Vide gufi
delle nevi fluttuare silenziosi fra gli alberi, perch quell'inverno
erano arrivati in gran numero nei boschi del Maine, e con
il cambio di stagione si stavano ritirando nelle terre fredde. I
suoi occhi si stancarono di vedere i cedri spezzati dal vento e il
luccichio dell'acqua di palude. Per tutto un pomeriggio si sent
osservato, e quando il crepuscolo s'infitt vide un gufo grigio
svolazzare sopra un ramo monco e puntargli addosso gli occhi
rapaci. Quanto odiava quello sciagurato uccello.
Dopo sei giorni torn verso il Penobscot seguendo il torrente
Moosegut; la segheria di McBogle non poteva essere lontana.
Tese le orecchie per cogliere il rumore dell'acqua. Sent la
segheria sotto i piedi prima di vederla: lo sferragliamento e lo
stridio dell'albero di trasmissione e della biella facevano vibrare
ritmicamente il terreno. Pens che presto il rumore delle
segherie sarebbe riecheggiato nell'intera foresta, perch con
la primavera l'acqua avrebbe ripreso a scorrere liberamente. I
suoi occhi affaticati vedevano scintillii fra i rami e gli aghi dei
pini. D'un tratto arriv alla segheria, una struttura di tronchi
abbastanza massiccia da sostenere il peso delle seghe multiple.
E davanti a lui c'era Dud McBogle, circondato da un alone di luci ammiccanti.
Lo riconobbe all'istante. Dud McBogle era il ladro di legname
dalla barba rossiccia che tanto tempo prima si era girato
per gridare qualcosa al ragazzo ferito. Duke si sent avvolgere
da una nuvola rossa di pericolo. Il suo sangue prese a scorrere
all'indietro. I denti delle seghe circolari rodevano e scintillavano.
Si accorse di essere in pericolo mortale. Exitus in dubio est.
Ti aspettavo disse Dud McBogle in tono disinvolto. Sono
tornato indietro, sai. Sono tornato indietro e ho riaperto la fossa
dove hai bruciato il mio ragazzo. I due uomini che Duke
aveva visto in riva al fiume uscirono da dietro l'angolo e gli
si misero accanto. Quello che non poteva accadere cominci ad accadere.
Non ancora! sbott Duke. Non ho finito...
Ma all'et di cinquantatr anni, prima di aver consolidato del tutto il suo patrimonio, Duke aveva finito.
...
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...
Fine parte 1.